(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) accade sempre più spesso che nel corso degli esami di screening venga rilevata la presenza di un aneurisma cerebrale asintomatico. L’incidenza di un aneurisma cerebrale è presente nel 5% della popolazione. I meccanismi coinvolti nella rottura degli aneurismi intracranici non sono ancora chiari e in letteratura ben poco è dedicato allo studio dell’apoptosi, cioè della morte cellulare programmata, in questo tipo di lesioni che sono costituite da dilatazioni, per lo più a forma di sacco, delle arterie intracraniche. L’ipotesi è che l’apoptosi possa contribuire a ridurre la resistenza del vaso e quindi portare alla sua rottura. Per verificare il ruolo dell’apoptosi in questo processo gli autori hanno preso in esame 27 aneurismi mettendo a confronto quelli rotti con quelli ancora integri. Inoltre in 13 pazienti i ricercatori hanno studiato anche i livelli di apoptosi nelle arterie craniche non contigue all’aneurisma. “I risultati – ha cichiarato il prof. Giulio Maira - hanno mostrato che i livelli di cellule apoptotiche, studiati con tecniche di microscopia sia ottica che elettronica, erano elevati nell’88% degli aneurismi rotti rispetto a solo il 10% di quelli ancora integri con una differenza statisticamente significativa. Anche nelle altre arterie prese in esame (meningea e temporale superficiale), i livelli di apoptosi erano molto elevati nei pazienti che avevano avuto rottura degli aneurismi mentre minimi o addirittura assenti in quelli che invece li avevano integri. “Lo studio degli aneurismi è da tempo al centro dei nostri progetti di ricerca – ha sottolineato il prof. Maira - : i risultati oggi ottenuti sono di particolare interesse e suggeriscono l’ipotesi che in futuro la misurazione dei livelli di apoptosi, non solo sulle arterie intracraniche, possa costituire uno strumento importante per valutare il rischio di rottura degli aneurismi ancora integri, consentendo un migliore approccio ai soggetti che ne sono portatori e in prospettiva la definizione di programmi di screening per gruppi a rischio con l’ausilio di mezzi diagnostici poco invasivi”.



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