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alla 1° pagina..) che le cellule di osteosarcoma con gene mutato vengono facilmente eliminate dagli inibitori di PARP, che sembrano funzionare in maniera egregia su questo tipo di cancro.
Lo studio è stato condotto per il momento solo su cellule oncologiche: "Ma abbiamo forti indicazioni che la sensibilità agli inibitori di PARP osservata sia riproducibile anche nelle condizioni cliniche", spiega Katia Scotlandi, responsabile del laboratorio di Oncologia sperimentale dell'Istituto Ortopedico Rizzoli e coautrice dello studio: "Le ricerche, infatti, sono state svolte in laboratorio in condizioni che riproducono fedelmente le caratteristiche dei tumori originali e con cellule tumorali prelevate recentemente. È quindi altamente improbabile che i dati siano dovuti a cambiamenti legati alla crescita a lungo termine delle cellule tumorali in condizioni artificiali. I risultati aprono alla possibilità di una nuova terapia per un tumore per il quale sono indispensabili trattamenti innovativi e il prossimo passo sarà verificare in studi clinici la reale efficacia di questi agenti terapeutici".
Secondo gli autori, la scoperta potrebbe rivelarsi importante anche per altri tipi di cancro in cui la mutazione RB1 risulta frequente, ad esempio il tumore del polmone a piccole cellule e il glioblastoma.
L’osteosarcoma è causato dalla trasformazione degli osteoblasti, le cellule specializzate nella produzione di tessuto osseo, e quasi sempre si sviluppa nelle ossa delle gambe e delle braccia. È più frequente in età pediatrica e fra i giovani adulti. I trattamenti integrati hanno aumentato la sopravvivenza media, portando quella a 5 anni dal 20 al 60%. Grazie alla chemioterapia neoadiuvante, poi, l’amputazione dell’arto viene praticata ormai solo nel 5% dei casi.
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19/01/2022 Andrea Sperelli
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