(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) Tecchio del Cnr-Istc. “Prima di tutto abbiamo quindi cercato le regioni che nel paziente di sm comunicano peggio al crescere della fatica, poi abbiamo messo a punto un intervento di neuromodulazione per compensare questa distorsione. In tale lavoro si è rivelato utile lo sviluppo di un caschetto adattabile che posiziona un elettrodo, conformato secondo le circonvoluzioni corticali della regione cui giunge la percezione somatosensoriale da tutto il corpo. Dopo cinque stimolazioni elettriche transcraniche di 15 minuti al giorno mediante intervento elettroceutico personalizzato FaReMuS, molti pazienti si sono sentiti più in forze”.
Col lavoro appena pubblicato sulla rivista del gruppo Nature, Scientific Reports, sono stati indagati gli effetti cerebrali dell’intervento FaReMuS, comprendendo che la dinamica dell’attività elettrica dei neuroni cerebrali (neurodinamica) si altera al crescere della fatica, soprattutto nelle regioni di rappresentazione delle sensazioni da tutto il corpo. “Abbiamo utilizzato la dimensione frattale, una misura molto sensibile, che tiene conto delle forme dei segnali inviati da una regione all’altra del nostro cervello. Questa misura è nata per valutare quantitativamente sistemi complessi ove una parte ripete le strutture del tutto, per parti sempre più piccole, come succede nel broccolo o anche nell’albero, in cui rametti piccoli sono simili al ramo portante, fino alla pianta nel suo insieme”, spiega Tecchio. “In neurodinamica, abbiamo osservato che la dimensione frattale riesce a misurare adeguatamente le variazioni dell’organizzazione di una certa regione corticale. Abbiamo studiato il comportamento delle regioni dedicate al controllo dei movimenti della mano destra e sinistra e alle percezioni tattili e propriocettive dalle due mani mediante un algoritmo che cerca le regioni del nostro cervello sfruttando una loro impronta digitale funzionale (Functional Source Separation, FSS). Così ci siamo accorti che dopo il trattamento FaReMuS, la neurodinamica della regione somatosensoriale si era normalizzata e così pure era più bilanciata la comunicazione tra le regioni motorie omologhe destre e sinistre. Queste migliorie di comunicazione intracerebrale spiegavano quasi la metà (48%) del miglioramento dell’affaticamento”, conclude Tecchio. “Possiamo affermare che una elettroceutica non-invasiva personalizzata sulle specifiche caratteristiche anatomo-funzionali delle regioni compromesse può essere efficace contro la fatica. Parte dell’efficacia nasce dal ristabilire la comunicazione intra-cerebrale che era tanto più alterata al crescere della fatica”.
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Notizie specifiche su: sclerosi, caschetto, fatica, 19/12/2019 Andrea Sperelli


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