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alla 1° pagina..) 6 mesi, i ricercatori monitoreranno i partecipanti, esaminando in maniera approfondita le loro risposte immunitarie.
I farmaci oggi a disposizione per l’infezione da Hiv hanno un’efficacia altissima che consente, nei casi trattati precocemente, di vivere una vita normale e di cronicizzare la malattia. Resta il rompicapo dell’eradicazione del virus dall’organismo, uno dei principali misteri della medicina moderna. Per anni i ricercatori hanno provato a mettere a punto un vaccino efficace, scontrandosi sempre con l’estrema variabilità del virus Hiv e con la sua capacità di nascondersi per poi riemergere.
"Dal 1981, anno in cui i primi casi di Aids sono stati segnalati, - spiega il direttore di Malattie Infettive dell'Irccs Policlinico Gemelli di Roma, Roberto Cauda - sono stati ottenuti risultati straordinari consentendo di trattare l'Hiv alla stregua di altre malattie croniche. Dalla disperazione dei primi anni si è passati alla speranza e oggi alla cura. Ma la lotta non è ancora conclusa".
La svolta è stata data dai farmaci antiretrovirali, che hanno impedito al virus di continuare a replicarsi indisturbato. "Questo - spiega Gianni Sava, professore di farmacologia all'Università di Trieste e consigliere della Società Italiana di Farmacologia (SIF) - ha permesso di concentrare l'attenzione su terapie sempre più efficaci e meglio tollerate, anche se restano criticità a cui la ricerca sta cercando di dare risposta, come la diminuzione dell'efficacia nel tempo, l'insorgenza di resistenza e la tossicità".
Gli antiretrovirali agiscono però solo sui virioni replicanti attivati, non sui serbatori latenti, per questo la terapia dura tutta la vita.
“L'utilizzo delle piattaforme a mRna fatto sul Covid - spiega all'ANSA Andrea Antinori direttore dell'UOC Immunodeficienze virali dell'Istituto Nazionale Malattie Infettive Spallanzani - aprirà nuove porte, potenzialmente interessanti per l'Hiv, ma per ora sono ipotesi o auspici. Nonostante gli annunci fatti negli anni passati, è purtroppo una strada lastricata di insuccessi. L'unica piattaforma in sperimentazione sull'uomo è a vettore adenovirale, si attendono i dati, ma per ora non sembra stia dando grandi risultati: uno studio su donne africane è fallito, un altro su uomini europei e americani è ancora in corso".
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28/01/2022 Andrea Sperelli
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