(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) questo raro tumore, dove esiste una struttura dedicata alla chirurgia oncologica oculare. Il trattamento è affidato a un’équipe multidisciplinare che lavora in stretta sinergia – oculisti, oncologi, patologi e radioterapisti – per costruire percorsi terapeutici su misura. Tra gli approcci disponibili, anche soluzioni conservative come la brachiterapia che consente, in molti casi, di evitare l’asportazione del bulbo.
“Seguiamo ogni fase, dalla diagnosi alle terapie sistemiche, passando per chirurgia e radioterapia, con un’attenzione particolare alla salvaguardia dell’organo e alla funzionalità visiva - spiega la dottoressa Martina Angi, direttrice della Struttura Semplice di Chirurgia Oncologica Oculare dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano - “Tecnologie avanzate come l’analisi molecolare delle lesioni, ci permettono di affrontare con efficacia anche i casi più difficili”.
La malattia può manifestarsi come una macchia pigmentata sulla congiuntiva, oppure come una lesione chiara (amelanotica), più difficile da notare. Le forme multifocali, che si manifestano con lesioni in più punti della superficie oculare, derivano spesso da una condizione precancerosa chiamata PAM (melanocitosi acquisita primaria). L’accertamento avviene con visita oculistica oncologica dove allabiomiscropia con lampada a fessura viene associato imaging ad alta risoluzione come OCT o UBM.
“L’occhio non è la pelle – avverte Angi –. Rimuovere lesioni in modo inappropriato può comportare gravi conseguenze e una gestione errata può portare a interventi radicali, fino alla perdita dell’organo nei casi avanzati”. Per questo motivo è cruciale affidarsi fin da subito a centri con competenze specifiche. Il primo atto chirurgico può fare la differenza.
Come per la cute, anche la congiuntiva è esposta ai raggi ultravioletti: indossare occhiali da sole con filtri UVA/UVB è una forma di protezione essenziale. Inoltre, scattare fotografie alle eventuali lesioni può essere d’aiuto, specie in attesa della visita specialistica.
“Molti smartphone oggi offrono immagini di ottima qualità che possono fornire un valido supporto diagnostico”, sottolinea Angi.
Nel caso di lesioni non pigmentate, spesso rimosse pensando ad una patologia degenerativa benigna (come ad esempio lo pterigio), la diagnosi di melanoma può emergere inaspettata dall’esame istologico. In assenza di immagini o documentazione topografica preoperatoria, risulta però poi complicato individuare le aree da trattare con radioterapia adiuvante.
La prevenzione non può aspettare. Se noti una macchia scura nell’occhio, rivolgiti subito al tuo oculista per un controllo e, se confermata la presenza di una lesione sospetta, chiedi l’invio in centri qualificati per la patologia oncologica oculare e documenta la lesione con fotografie.
Notizie specifiche su: melanoma, oculare, occhio, 26/05/2025 Andrea Piccoli


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