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Ipersensibilità all’aria fredda, dispnea, iperventilazione, dolore nasale pseudo nevralgico, mal di testa, infezioni e crostosità nasali, secchezza nasale e faringea, facile affaticabilità, disturbi respiratori sono i sintomi più frequenti. A questi si accompagna la sensazione paradossale di avere un'ostruzione nonostante ci sia in realtà un ampliamento della cavità nasale ed un abbassamento delle resistenze nasali al flusso d’aria. Questo sintomo ha «un'eziologia ancora controversa – spiega il professor Stefano Di Girolamo, ordinario di Otorinolaringoiatria dell'Università di Tor Vergata e responsabile della UOSD di Otorinolaringoiatria del Policlinico Tor Vergata -. ma principalmente le cause sono da ricercare in un danno iatrogeno alla mucosa recettoriale nasale, con una diminuzione di recettori deputati a ricevere stimoli tattili, sensoriali e termici».
«Anche se il sintomo principale è la sensazione dell’ostruzione nasale – aggiunge il professor Di Girolamo -, che potrebbe esser considerato un sintomo di lieve entità, l’aspetto psicologico è molto importante nei pazienti più giovani perché dopo essersi sottoposti ad interventi ripetuti, spesso volti a risolvere tale problema, si ritrovano nella medesima situazione o in condizioni peggiori, con tendenza ad essere molto sfiduciati e restii al trattamento. Inoltre la sensazione di ostruzione spinge il paziente a soffiarsi più volte il naso nonostante sia secco».
La sensazione di ostruzione nasale si accompagna a un maggior rischio di infezioni. Sulle croste si annidano dei patogeni che provocano una particolare forma di rinite cronica atrofica chiamata ozena. La sensazione è quella di cattivo odore continuo, un sintomo molto fastidioso che penalizza la qualità della vita del paziente.
Secondo le ricerche più recenti, la rinite cronica atrofica può essere causata anche dalla Pasteurella Multocida, un batterio in grado di inglobare delle cellule immunitarie trasformandole in osteoclastiche che consumano l'osso. Al momento esistono degli studi per le cure. In Italia non è frequente ma inizia ad essere riscontrata per l'aumento della popolazione di origine straniera.
Alla visita specialistica otorinolaringoiatrica mediante una rinoscopia anteriore si vedono i pregressi segni di interventi chirurgici. Inoltre «le mucose appaiono pallide e con molte croste. La secchezza è sempre presente». Altri test che possono confermare la diagnosi, che è per lo più indirizzata dalla clinica, sono: la rinomanometria, la misurazione dei flussi nasali, che non mostra nessun ostacolo alla respirazione nasale. Gli esami di imaging, la risonanza magnetica e la tomografia computerizzata, non sono necessari ma permettono di controllare le condizioni delle restanti strutture nasali e si rendono indispensabili per programmare un intervento terapeutico. In presenza di croste verrà valutato caso per caso se effettuare un esame microbiologico e batteriologico.
I lavaggi nasali eseguiti due-tre volte al giorno possono aiutare ad umidificare la mucosa e ridurre la formazione di croste. «In secondo luogo, – ricorda il professore - sebbene finora sia stato testato su piccole serie di pazienti, l'iniezione di acido ialuronico ha prodotto buoni risultati. Anche i materiali inerti come il teflon, il goretex e le idrossiapatite sono stati impiegati in piccoli gruppi di pazienti con esiti soddisfacenti. Tutti questi trattamenti mirano a riempire il volume della cavità nasale svuotata dai precedenti interventi. La chirurgia in questi casi ha lo scopo di posizionare di impianti nella parete laterale e sul setto. La ricostruzione del turbinato nasale inferiore o del setto utilizzando cartilagini autologhe, prelevate da altri siti nel soggetto stesso, è la tecnica più diffusa con la minore percentuale di rigetti. Consiste nel ricreare l'architettura del turbinato in day surgery e anestesia locale, senza tamponi nasali e con un breve decorso post operatorio».
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19/10/2018 Andrea Sperelli


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