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alla 1° pagina..) il rischio di depressione nei giovani, agendo come un vero e proprio “scudo biologico” durante lo sviluppo cerebrale. “L’adolescenza è una finestra di vulnerabilità critica per l’insorgenza di disturbi dell’umore – dichiara Matteo Balestrieri, già professore di psichiatria all’Università di Udine e co-presidente Sinpf -. In questo contesto, lo studio cinese offre una prospettiva carica di speranza. Questa metanalisi dimostra infatti che i giovani che praticano attività fisica regolare presentano una riduzione del rischio di sviluppare disturbi depressivi maggiore tra il 15% e il 22% rispetto ai coetanei sedentari. L’effetto protettivo è statisticamente rilevante anche con incrementi modesti di attività: solo 20 minuti di attività moderata 3 volte a settimana mostrano un’efficacia protettiva statisticamente significativa”.
Gli adulti
Un’altra recente metanalisi, condotta su quasi 70mila adulti, conferma che l’esercizio fisico riduce i sintomi d’ansia con effetti moderati e costanti, equiparabili in molti casi agli interventi di prima linea. I risultati, pubblicati sulla rivista Psychiatry Research, mostrano che circa il 40% dei pazienti con ansia elevata sperimenta un miglioramento dei sintomi clinicamente rilevabile dopo un programma di esercizio strutturato. “Questa revisione sistematica – sottolinea Claudio Mencacci, psichiatra, direttore emerito del dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano -. conferma che l’attività fisica regolare agisce su più fronti: dalla riduzione dello stress reattivo, migliorando la capacità di gestire gli imprevisti, all’igiene del sonno, favorendo un riposo di qualità superiore, fondamentale per l’equilibrio psichico, fino al miglioramento delle funzioni cognitive, promuovendo una maggiore chiarezza mentale e capacità decisionale – sottolinea ancora Mencacci -. In sostanza, l’esercizio riduce i sintomi d’ansia indipendentemente dalla tipologia di sport praticato. Che sia aerobico o di resistenza, il corpo ‘scarica’ la tensione accumulata a livello neurologico”.
“Studi internazionali indicano che anche la fruizione passiva di grandi eventi sportivi come le Olimpiadi contribuisce al benessere collettivo, stimolando i neuroni specchio e riducendo il senso di isolamento sociale”. Balestrieri e Mencacci propongono dunque l’integrazione dell’attività fisica nei percorsi di cura psichiatrica, sottolineando il suo potenziale effetto di amplificatore dei trattamenti neuropsicofarmacologici tradizionali, migliorando la plasticità neuronale. “Non è più sufficiente consigliare ai pazienti di muoversi o praticare uno sport. Dobbiamo iniziare a considerare l’esercizio fisico come un pilastro nella prevenzione e cura della salute mentale, da prescrivere ai pazienti come integrazione alla terapia farmacologica e psico-comportamentale”.
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03/02/2026 Riccardo Antinori
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