(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) oltre la norma e la presenza di una grossa tumefazione addominale". Il bimbo viene subito ricoverato nella Rianimazione Pediatrica e trattato con procedure d’emergenza, che portano ad un iniziale miglioramento delle sue condizioni.
Gli esami diagnostici dimostrano che c'è un grosso tumore che coinvolge la prostata, la vescica e diversi linfonodi. Si chiama "rabdomiosarcoma embrionale" ed è un tumore raro e aggressivo che colpisce nella prima infanzia. Insieme ai colleghi dell'Istituto Nazionale dei Tumori, gli esperti del Policlinico calibrano la chemioterapia e la radioterapia: l'obiettivo è quello di ridurre il più possibile la massa tumorale, in modo da renderla sufficientemente piccola da essere asportata con la chirurgia. Sono dovuti passare 9 mesi di trattamenti e cure prima di arrivare alla sala operatoria, dove si è svolto il vero e proprio intervento chirurgico.
Gli specialisti guidati da Gianantonio Manzoni, direttore dell'Urologia Pediatrica del Policlinico e presidente neo-eletto della European Society for Pediatric Urology (ESPU), hanno eseguito una "cisto-prostatectomia parziale per via robotica laparoscopica assistita": ovvero, hanno rimosso il tumore residuo preservando i tessuti sani e salvando la funzionalità degli organi coinvolti. L'intervento, effettuato con il robot da Vinci da Bernardo Rocco, chirurgo urologo specialista della Fondazione, ha permesso al piccolo Luca di tornare, a due mesi da quella operazione, ad essere esattamente come tutti gli altri bambini.
La strada da percorrere però non è ancora finita: "Pur con un follow-up necessariamente lungo - spiega Manzoni - l’integrazione di diversi ambiti clinici, così come l’utilizzo delle più sofisticate tecnologie chirurgiche attualmente a disposizione, ha permesso una completa asportazione della massa tumorale senza la necessità di dover rimuovere completamente la vescica e di dover procedere a interventi sostitutivi molto più complessi e invalidanti", come invece avverrebbe di solito: è questo il vero valore aggiunto, nonché il record, dell'intervento. Inoltre, aggiunge Rocco, "la grande esperienza maturata nell’ambito della chirurgia robotica per il tumore prostatico dell’adulto è stata fondamentale per pianificare l’intervento nei dettagli".
La possibilità di applicare la chirurgia robotica anche in urologia pediatrica "è un ambito di altissima specializzazione - conclude Manzoni - che richiede necessariamente la presenza di Centri di eccellenza in cui coesistano competenze nell’ambito dell'urologia sia dell’adulto sia del bambino. Centralizzare le risorse per il trattamento delle patologie più complesse è quindi indispensabile, soprattutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo, e in cui è ancor più necessario riuscire a contenere i costi della sanità pubblica".
Poter impiegare il robot nella chirurgia urologica sia adulta che pediatrica nella Fondazione Ca' Granda, concludono i due esperti, "è stato possibile anche grazie all'integrazione con il prezioso e fondamentale supporto delle Onlus Fondazione RTU per la Ricerca e Terapia in Urologia e della Associazione per il Bambino Nefropatico (ABN), che hanno permesso di lanciare questo progetto con pieno successo".
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19/05/2014 Andrea Sperelli


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