(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) i mitocondri usando una piccola molecola che ha invertito il processo che conduceva all’obesità.
Sh-bc-893 è il nome della molecola che previene la disfunzione dei mitocondri nel fegato, nel cervello e nel tessuto adiposo bianco. La scoperta potrebbe rappresentare la base per un trattamento efficace contro l’obesità.
Intanto, un nuovo studio condotto dall’azienda biotecnologica Regeneron ha svelato l’esistenza di una variante del gene GPR75 che ha un effetto protettivo nei confronti dell’obesità.
Lo studio, pubblicato su Science, ha individuato la variante attraverso un sequenziamento della parte del Dna che porta le istruzioni per “costruire” le proteine, chiamato esoma, effettuato in oltre 640.000 persone.
“L'obesità è spesso attribuita alla scarsa forza di volontà, alla pigrizia e alla gola, ma la scienza ha dimostrato che, al di là dell’importanza dell’ambiente in cui viviamo, dello stile di vita, della dieta sana e dell’esercizio fisico, i fattori genetici e biologici hanno un ruolo molto importante nel rischio di diventare obesi o, al contrario, nella predisposizione a restare magri”, dice Luca Lotta, genetista epidemiologo di Regeneron che ha guidato lo studio.
Finora sono stati realizzati due tipi di studi sulla genetica dell’obesità. I primi si sono concentrati sulle famiglie in cui c’erano casi di obesità precoce, scoprendo mutazioni associate a un aumento del rischio di diventare obesi.
“Queste mutazioni spesso si verificano in geni espressi nel cervello, come MC4R, che codifica per un recettore che controlla la sazietà. Persone con mutazioni che rendono non funzionante una copia di MC4R non riescono a saziarsi se non con pasti molto sostanziosi e ad alto contenuto di grassi, e hanno una forte tendenza a diventare obesi”.
Nel secondo tipo di studi ci si è invece concentrati sulle varianti genetiche più comuni, individuandone migliaia che influenzano la predisposizione all’obesità. “Il nostro studio - prosegue Lotta - può forse essere considerato il capostipite di una terza generazione che ha l’obiettivo di identificare varianti genetiche protettive, tramite il sequenziamento su larga scala”.
Il sequenziamento dell’esoma ha permesso ai ricercatori di trovare varianti genetiche rare e di comprendere la loro influenza sulle differenze di peso corporeo in centinaia di migliaia di persone.
Lo studio ha trovato 16 geni associati all’indice di massa corporea, 4 dei quali erano già stati accomunati all’obesità.
La maggior parte di questi geni sono espressi nell’ipotalamo, in una parte del sistema nervoso che controlla l’appetito e il bilancio energetico. E le varianti del gene GPR75, in particolare, sono risultate avere l’effetto maggiore sull’indice di massa corporea.
“Avendo incluso sia persone obese sia persone magre o normopeso, abbiamo potuto identificare varianti genetiche rare che proteggono i portatori dall’obesità”, spiega Lotta: “In particolare abbiamo individuato delle varianti che inattivano una copia di GPR75. Queste varianti sono presenti in poco più di 3 persone ogni 10.000 e i portatori hanno un rischio di obesità dimezzato rispetto ai non portatori della stessa popolazione”.
Gli scienziati hanno analizzato gli effetti delle varianti nei topi sottoposti a una dieta ad alto contenuto di grassi. È emerso che i topi con una copia non funzionante del gene sono ingrassati di meno rispetto ai topi del gruppo di controllo, mostrando un miglior controllo della glicemia e una maggiore sensibilità all’insulina.
GPR75 potrebbe quindi essere un buon bersaglio per nuovi farmaci anti-obesità. “L'obesità rappresenta uno dei principali problemi di salute a livello globale e ha una forte componente ereditaria”, sottolinea Lotta: “Per questo abbiamo dato priorità a questo aspetto nell’ambito del nostro programma di ricerca. Ma stiamo usando lo stesso approccio per svariate altre malattie, per cercare di identificare varianti genetiche presenti nella popolazione che proteggono i portatori di tali mutazioni”.
“I principi della scoperta vanno oltre le possibili applicazioni nel controllo del peso”, scrivono in un commento su Science Giles S. H. Yeo e Stephen O'Rahilly dell’Università e del Addenbrooke's Hospital di Cambridge.
Il sequenziamento degli esomi su larga scala aumenta la nostra capacità di comprendere i meccanismi della biologia. Risolve, infatti, due problemi ricorrenti degli studi genetici: l’identificazione rapida dei geni che causano un effetto e la direzione di questo effetto.

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18/08/2021 Andrea Sperelli


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