(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) si rischia di vanificare in parte la terapia.
“Si è osservato infatti - prosegue Vaira - che i pazienti con ipotiroidismo e Helicobacter pylori che assumono farmaci inibitori della pompa protonica o i comuni antiacidi, dopo 2-6 mesi di terapia, mostrano una non perfetta compensazione tiroidea”.
“Nel trattamento dell’ipotiroidismo, afferma Ezio Ghigo, Direttore della Divisione Universitaria di Endocrinologia, Diabetologia e Metabolismo, Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza, Torino, sappiamo che una larga percentuale delle persone trattate con tiroxina a scopo sostitutivo ha difficoltà a raggiungere un risultato ottimale che peraltro dovrebbe essere sempre ottenuto al fine di garantire al paziente una vita pienamente normale. Alcuni recenti contributi nel campo della farmacologia consentono ora di ricorrere a nuove soluzioni terapeutiche, come ad esempio l’impiego dell’ormone tiroideo in soluzione liquida o in capsule molli che possono garantire un migliore assorbimento del principio attivo e una migliore aderenza del paziente alla terapia grazie alla facilità di assunzione”.
“È molto importante - prosegue il gastroenterologo - che chi soffre di ipotirodismo si sottoponga ad uno screening per identificare l’eventuale presenza di un’infezione da Helicobacter pylori. Questo batterio può essere eradicato nel 94% dei casi con una terapia antibiotica della durata di 10 giorni. L’eradicazione di Helicobacter pylori porta a molti vantaggi: viene raggiunto più facilmente il target terapeutico per l’ipotiroidismo, ovviamente scompaiono i sintomi di gastriti e ulcere e si evita la possibilità di sviluppare un cancro allo stomaco; senza contare che tutto ciò porta ad un notevole risparmio in termini di costi diretti e indiretti per il Servizio Sanitario Nazionale”.
“E, sempre in termini di prevenzione, vogliamo ricordare - conclude Ghigo - quanto sia importante lo screening della funzionalità tiroidea al fine di diagnosticare precocemente l'ipotiroidismo, sia in forma conclamata sia anche nella sua forma iniziale subclinica. Si calcola infatti che oltre ai 6 milioni di italiani con ipotiroidismo conclamato, una popolazione altrettanto importante possa soffrire di una disfunzione tiroidea iniziale, subclinica cioè priva di sintomi apparentemente importanti ma probabilmente già capace di determinare disturbi e alterazioni a diversi livelli funzionali e organi. In questi pazienti il primo segno diagnostico ormonale è l’elevazione del TSH, ormone ipofisario regolante la funzione ghiandolare tiroidea. Ovviamente, fatta una definizione diagnostica precisa delle cause che hanno determinato l'insufficienza tiroidea, spesso patologia autoimmune, sarà necessario procedere alla terapia sostitutiva che potrà essere considerata ottimizzata quando i livelli del TSH saranno rientrati perfettamente nei limiti normali per età. È proprio a questo scopo che la disponibilità delle nuove formulazioni di l-tiroxina rappresenta un importante acquisizione per l'endocrinologo e soprattutto per il paziente”.
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21/11/2014 Andrea Sperelli


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