(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) riusciti a individuare quali microrganismi sono in grado di promuovere gli effetti benefici di una determinata dieta».
La scoperta potrebbe aprire la strada a nuovi trattamenti, come probiotici specifici per la dieta.
Anche uno studio del King's College di Londra e della Cornell University negli Stati Uniti ha evidenziato conclusioni simili. La ricerca condotta su oltre 400 coppie di gemelli ha dimostrato che i fattori genetici riescono a influenzare la composizione della flora batterica, agendo di conseguenza sul metabolismo del soggetto e sulle sue probabilità di successo nelle diete.
Secondo uno studio della Vanderbilt University, il microbioma che vive dentro di noi può aiutarci a superare alcune malattie croniche come l'obesità. L'idea di fondo della ricerca, firmata dal dott. Sean Davies, è che i microbi, una volta adeguatamente ingegnerizzati, possano diffondere i farmaci utili contro le malattie croniche come il diabete e l'ipertensione o composti in grado di contrastare l'obesità.
Il team diretto da Davies ha effettuato una sperimentazione su topi affetti da obesità, ingegnerizzando un batterio al fine di produrre un composto in grado di ridurre o sopprimere del tutto l'appetito. Il composto viene naturalmente prodotto dall'organismo in risposta all'assunzione di cibo, provocando la sazietà. Ma in alcune persone questo meccanismo è difettoso e ciò le spinge a mangiare ancora.
«Mangiano troppo perché non sentono di essere pieni», dice Davies. Il batterio “manipolato” è stato aggiunto all'acqua somministrata alle cavie insieme a una dieta ricca di grassi. I topi hanno così acquistato il 15 per cento di peso in meno rispetto a quelli non trattati.
Charles Elson, gastroenterologo della University of Alabama Medical School, spiega però che l'ingegnerizzazione dei batteri è in realtà una procedura più complessa di quanto sembri, perché una volta ingeriti, gli altri microrganismi li combatteranno. Un altro aspetto da tenere in considerazione è l'eventuale assunzione di questi batteri in persone che abbiano una condizione clinica problematica.
Il dott. Davies spiega che prima di avviare i test clinici sull'uomo il suo team dovrà affrontare il problema della sicurezza, magari eliminando i geni che aiutano l'Escherichia coli a vivere fuori dall'intestino, oppure creando una sorta di interruttore genetico d'emergenza attivabile da un composto innocuo sia per i tessuti umani che per il microbioma.
Il limite più grande è però rappresentato dall'ancora scarsa conoscenza del microbioma. Per questo motivo, vi sono vari progetti in corso d'opera che puntano proprio a catalogare tutti i microrganismi che costituiscono il microbioma intestinale. Solo allora ci saranno le basi per poter procedere con una certa sicurezza verso questa ipotesi terapeutica prefigurata dal dott. Davies.
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19/01/2017 Andrea Sperelli


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