(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) passaggi della mattinata, dando voce a ospiti e testimonianze.

Dopo un breve saluto introduttivo, la Giornata è entrata nel vivo con la benedizione del Presepe e la preghiera di Avvento, presiedute da S.E. mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica. Attorno al Presepe, icona discreta della Natività attesa, la comunità del Gemelli – pazienti, medici, infermieri, personale tecnico e amministrativo – si è raccolta in un gesto semplice e denso, quasi a ricordare che anche in ospedale il Natale è, prima di tutto, custodia del volto fragile di chi soffre.

Mons. Giuliodori ha richiamato il senso dell’Avvento come tempo di attesa vigile e di speranza concreta, in cui «il Verbo continua a farsi carne nelle situazioni di ogni giorno», e ha sottolineato che il Natale al Gemelli «è tutte le volte che si accoglie la vita e si tiene accesa la speranza, senza lasciarsi vincere dalle tenebre». Un pensiero particolare è andato alle oltre quaranta associazioni di volontariato che operano accanto al Policlinico e alla futura Casa dei Bambini, ricordando anche la parola esigente del Vangelo: «Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei cieli».

Subito dopo, il taglio del nastro del Villaggio della Solidarietà, cui hanno preso parte Simona Renata Baldassarre, Assessore Cultura, Pari Opportunità, Politiche giovanili e della Famiglia, Servizio civile della Regione Lazio, Mariano Angelucci, Presidente Commissione XII - Turismo, Moda e Relazioni Internazionali del Comune di Roma, ha aperto i mercatini allestiti dalle associazioni di volontariato che affiancano ogni giorno il Gemelli e l’Università Cattolica. Nei numerosi stand, i volontari offrono prodotti solidali e raccontato progetti di sostegno ai nuclei familiari, iniziative educative e percorsi di prossimità: un piccolo “villaggio” dove la cura si fa anche gesto quotidiano, incontro, relazione. Il Villaggio resterà aperto fino a Natale.

All’evento ha partecipato il Prefetto di Roma Lamberto Giannini.

Il prof. Giuseppe Fioroni, vicepresidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, ha portato il saluto dell’Istituto e della rettrice dell’Università Cattolica, prof.ssa Elena Beccalli, dando voce al suo messaggio in cui si richiama come la missione comune di università e ospedale sia quella di una “comunità educante”, capace di tenere insieme formazione, ricerca, cura e attenzione agli ultimi, con l’obiettivo di rilanciare sempre più il tema della solidarietà.

Nel suo intervento Fioroni ha citato anche don Tonino Bello, evocando l’Avvento come tempo di attesa “in terra e in cielo”, e ha ricordato le parole dell’arcivescovo di Milano sulla necessità di non cedere alla percezione del declino del pensiero cristiano, ma di rilanciare – soprattutto tra i giovani – una fede capace di pensiero, responsabilità e prossimità. In questa linea, ha sottolineato, la “Casa dei Bambini” si pone come segno concreto di una realtà che non accetta che i poveri e i malati siano “gli ultimi della fila”, ma li riconosce come primi destinatari di cura e attenzione.

Il prof. Alessandro Sgambato, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica, ha richiamato il cuore della missione affidata al Gemelli: «La cura è il fondamento della nostra quotidianità – ha ricordato – e, in fondo, ogni percorso di cura è un Avvento, un tempo di attesa e di speranza, anche quando l’esito non è quello che desidereremmo».

Il dott. Daniele Piacentini, direttore generale della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, ha messo in luce l’impegno dell’ospedale nel coniugare eccellenza clinica e qualità dell’accoglienza: in una sanità sempre più complessa, ha affermato, «c’è sempre spazio per costruire attesa e speranza, per fare del Gemelli una comunità ampia, in cui ciascuno mette a disposizione il massimo della propria professionalità per restituire all’assistenza un volto autenticamente umano». L’Avvento è stato così letto come tempo favorevole per ridare alla sanità un profilo di prossimità, ascolto e responsabilità condivisa.

Cuore della mattinata è stata la presentazione della “Casa dei Bambini – Trenta Ore per la Vita”, pensata come segno giubilare di speranza e avviata grazie alla collaborazione tra l’Istituto Toniolo (che ha messo a disposizione il terreno), l’Associazione 30 Ore per la Vita e Casa Ronald McDonald Italia, con un progetto curato dall’Ufficio Tecnico del Gemelli.

Il prof. Eugenio Maria Mercuri, direttore del Dipartimento di Scienze della salute della donna, del bambino e di sanità pubblica del Policlinico Gemelli, ha illustrato le finalità cliniche e assistenziali dell’iniziativa, ricordando che molte delle patologie pediatriche seguite – spesso rare e complesse – sono caratterizzate da cronicità, alta compromissione funzionale e ripetuti ricoveri. Quasi il 70% dei bambini con disabilità in carico al Gemelli proviene da fuori regione: famiglie costrette a lunghi periodi lontano da casa, tra costi, fatiche logistiche e isolamento. «Questa nuova struttura – ha spiegato – nasce non solo per le famiglie, ma con le famiglie, mettendo al centro le loro difficoltà e i loro desideri: un luogo di reale condivisione, dove poter continuare a lavorare in smart working, in un ambiente domotico che semplifichi la vita dei bambini con disabilità e consenta di non spezzare i legami e la quotidianità». Un ringraziamento particolare è andato all’Istituto Toniolo, al Fondo Carità e a quanti, nella comunicazione e nelle strutture del Gemelli, hanno contribuito a rendere possibile questo percorso, tessendo alleanze e sinergie.

Il fondatore di 30 Ore per la Vita, Silvio Capitta Testi, ha ripercorso il legame costruito nel tempo con l’ospedale, ricordando come l’associazione sia nata proprio per sostenere minori costretti a lunghi periodi di cura lontano da casa. I progetti avviati hanno già permesso l’accoglienza di decine di migliaia di persone: «Non sono numeri – ha sottolineato – ma storie, volti, famiglie che cercano di non sentirsi sole». La scelta di finanziare la realizzazione della “Casa dei Bambini” nasce dalla condivisione di una stessa visione: mettere la dimensione umana e familiare al centro dei percorsi di cura.

A sua volta, Maria Chiara Roti, direttrice generale di Casa Ronald McDonald Italia, ha illustrato il modello di accoglienza delle Case Ronald, fondato sulla logica del family centered care: prendersi cura della famiglia per prendersi davvero cura del bambino. Ha ricordato come, in una città come Roma, il costo della permanenza possa diventare insostenibile e rischiare di impoverire ulteriormente i nuclei più fragili: «La famiglia di un bambino malato – ha sottolineato – non dovrebbe mai essere costretta a scegliere tra la presenza accanto al figlio e la sostenibilità economica del proprio quotidiano». La futura Casa dei Bambini, in questa prospettiva, sarà un luogo dove la cura prende il volto di una casa: spazi condivisi, servizi dedicati, una comunità di prossimità che accompagna i tempi lunghi della terapia.

Le conclusioni della presentazione sono state affidate nuovamente a Monsignor Giuliodori che ha collocato la Casa dei Bambini all’interno del cammino giubilare come segno concreto di Vangelo: una casa che nasce per i più piccoli e per chi li accompagna, come risposta ecclesiale e civile alla domanda di speranza delle famiglie.

La Giornata è stata impreziosita dal Concerto per l’Avvento con la Fanfara della Polizia di Stato, diretta dal maestro Massimiliano Profili, con la partecipazione del soprano Martina Paciotti. Dopo un brano introduttivo, l’ouverture dall’opera La gazza ladra di Gioachino Rossini, la Fanfara ha offerto un repertorio che ha intrecciato pagine della tradizione natalizia, musica sacra e brani della grande tradizione bandistica italiana, trasformando l’atrio del Gemelli in uno spazio di festa condivisa, dove la musica è diventata linguaggio di consolazione e prossimità.

Notizie specifiche su: 03/12/2025 Riccardo Antinori


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