(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) di fattori genetici specifici, infatti, può rivelare meccanismi biologici di rilevanza terapeutica e chiarire le relazioni causali dei fattori di rischio ambientali modificabili per l'infezione da SARS-CoV-2 e i suoi esiti», spiegano gli esperti.
Lo studio si basa su 3 metanalisi di associazione genome-wide che hanno coinvolto fino a 49.562 pazienti Covid provenienti da 46 studi in 19 paesi diversi. Sono così emersi 13 loci significativi a livello genomico associati all’infezione da Sars-CoV-2 e a gravi manifestazioni di Covid-19.
In molti casi, i loci individuati sono stati associati in passato a malattie polmonari o autoimmuni. «Questo modello di lavoro di collaborazione internazionale sottolinea ciò che sarà possibile fare per future scoperte genetiche nelle pandemie emergenti, o addirittura per qualsiasi malattia umana complessa», concludono gli autori.
Anche un team dell’Università di Siena ha lavorato a uno studio sull’influenza che il Dna esercita sull’infezione da nuovo coronavirus e di conseguenza sullo sviluppo di Covid-19.
“Negli ultimi decenni gli studi di genetica sono stati applicati con profitto per indagare malattie che nascono da una singola mutazione nel nostro patrimonio genetico”, spiega Alessandra Renieri, professoressa dell’Università di Siena e direttrice del dipartimento di Genetica Medica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese. "È da tempo che volevamo provare a spezzare questo paradigma, rivolgendoci a patologie, come quelle infettive, in cui la componente ambientale è preponderante rispetto alle cause genetiche. In questo senso Covid ci ha offerto un’opportunità unica: si tratta di una malattia infettiva, è vero, ma si esprime con un’enorme variabilità clinica, che va da manifestazioni benigne a forme letali, e può interessare organi diversi come polmoni, fegato, cuore. Visto che la causa ambientale, il virus, è sempre la stessa, anche la genetica deve essere importante per determinare una maggiore o minore suscettibilità alla malattia".
Per scovare le varianti genetiche sospettate di aumentare le possibilità di un’infezione più grave della media, i ricercatori senesi hanno chiesto aiuto al laboratorio di intelligenza artificiale dell’ateneo per processare i dati generati dall’intero esoma – cioè l’insieme di tutti i geni presenti nel Dna – dei pazienti.
La ricerca mira a realizzare il campionamento di oltre 2mila pazienti. Per ora ne sono stati completati circa 500, e i dati presentati al congresso sono relativi ai primi 152 pazienti.
"Anche in una fase così precoce della nostra ricerca sono già emersi diversi geni che influiscono sulla suscettibilità individuale all’infezione, alcuni con effetti protettivi, altri capaci di aumentare il rischio di sviluppare una forma grave della patologia”, continua Renieri. “Abbiamo visto, ad esempio, che tutti i pazienti da noi analizzati hanno una versione intatta dei geni che codificano per la produzione dei recettori Ace2. E questo conferma che si tratta di un ottimo target per trovare un farmaco efficace contro il virus Sars-Cov-2".
“È come se esistessero tanti Covid diversi – chiarisce Renieri – a volte colpisce con più severità i polmoni, altre il fegato, il pancreas, il cuore, come se esistesse un Covid epatico, uno polmonare, uno cardiovascolare. Noi stiamo correlando i geni dei pazienti con l’organo più colpito, e presto dovremmo avere un’immagine più chiara delle basi genetiche di queste differenti forme che prende la malattia”.
I risultati della ricerca potrebbero portare a conseguenze interessanti già nei prossimi mesi, ad esempio chiarendo le potenzialità dei vari farmaci tra quelli già disponibili e individuando gli obiettivi per nuove terapie.
“Se i risultati saranno quelli che speriamo potrebbe presto essere possibile effettuare un’analisi genetica sul paziente, e scegliere poi il farmaco più adatto per la forma specifica di malattia che andrà a sviluppare”, conclude Renieri. "E perché no, potrebbe essere persino sviluppare terapie geniche per andare a modificare il rischio personale di sviluppare una forma grave della malattia. Si tratta ovviamente di ricerche che richiedono molto tempo, ma con l’enorme sforzo internazionale messo in campo in questi mesi per affrontare Covid-19 è assolutamente possibile immaginare risultati così innovativi anche in tempi relativamente brevi".


Fonte: Nature
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22/07/2021 Andrea Piccoli


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