(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) all’improvviso, guardando fisso nel vuoto. In alcuni casi si possono presentare movimenti automatici o possono essere pronunciate parole non comprensibili. Dopo alcuni secondi l’attacco finisce ed il bambino riprende ciò che stava facendo senza ricordare nulla di questa sua “assenza”. I farmaci attualmente usati per la terapia presentano diverse difficoltà, a cominciare dalla refrattarietà che porta il 20% dei pazienti a non rispondere alla cura. Inoltre possono verificarsi seri effetti collaterali, oppure l’efficacia del farmaco si perde con il tempo, la cosiddetta tolleranza.
Lo studio di alternative ai trattamenti oggi disponibili rappresenta quindi un obiettivo importante. Nel 2011 l’Unità di Neurofarmacologia del Neuromed, Il gruppo che si occupa di terapie sperimentali delle assenze epilettiche, coordinato dal Dottor Richard Ngomba, aveva già contribuito alle ricerche su due molecole che agiscono sui recettori metabotropici per il glutammato (mGlu). Il glutammato è ben conosciuto come uno dei neurotrasmettitori, cioè sostanze che consentono la comunicazione tra una cellula nervosa e l’altra. La ricezione di questa comunicazione è affidata a proteine presenti sulla membrana cellulare capaci di “catturare” la particolare molecola e “trasmettere” il suo messaggio modificando il comportamento della cellula a cui appartengono. Questi recettori sono attualmente allo studio come bersagli molto promettenti per una serie di patologie neurologiche.
In modelli animali da esperimento, due molecole che agiscono rispettivamente sui recettori mGlu1 e mGlu5, modulando la loro attività, avevano mostrato efficacia nel ridurre il numero e la durata degli attacchi, misurabili attraverso segni caratteristici che compaiono nell’elettroencefalogramma (i complessi punta-onda). I farmaci erano stati quindi testati per valutare la loro efficacia nel corso del tempo.
Da quelle prime ricerche, uno dei due composti è risultato particolarmente promettente, soprattutto perché non generava tolleranza. Ora, con lo studio appena pubblicato, sono stati chiariti meglio i suoi meccanismi d’azione a livello cerebrale. “La molecola – spiega Valerio D’Amore, dell’Unità di Neurofarmacologia del Neuromed, primo autore dello studio – agisce sul recettore mGlu5, potenziando l’effetto del glutammato. Sapevamo già, dalle nostre ricerche precedenti, che la sua somministrazione, in generale, riduceva le assenze epilettiche. Ora, sempre su modelli animali, siamo andati a vedere in dettaglio come la sua azione si esplica in determinate zone del cervello: il talamo e la corteccia cerebrale. L’effetto di riduzione delle assenze rimane lo stesso. Ma abbiamo anche approfondito cosa avviene quando somministriamo contemporaneamente la tiagabina, un farmaco già usato contro le epilessie. La tiagabina è conosciuta per il suo effetto negativo di aumentare le assenze, un fenomeno che effettivamente resta identico quando viene iniettata nel talamo. Però, somministrata solo nella corteccia cerebrale, riduce le assenze stesse”.
Da questi dati i ricercatori Neuromed cominciano ad avere un quadro più completo di questa molecola e delle sue possibilità di applicazione. “Caratterizzare meglio il farmaco – dice il Professor Gilles van Luijtelaar del Universita’ di Nijmegen, Olanda, che collabora con i ricercatori del Neuromed su questi studi - significherà poterlo impiegare con maggiore precisione ed efficacia. Il passo successivo sarà ora di testare le interazioni con altri farmaci antiepilettici comunemente usati, in modo da ottenere un panorama dettagliato delle possibilità di impiego della nuova molecola”.
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Notizie specifiche su: epilessia, farmaco, terapia, 09/06/2015 Arturo Bandini


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