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Studi clinici hanno evidenziato che “l’insorgenza di insonnia aumenta il rischio di sviluppare, nel breve termine, condizioni come depressione maggiore o disturbi d’ansia”, aggiunge Matteo Balestrieri, già ordinario di Psichiatria all’Università di Udine e co-presidente della Sinpf. “Questo la rende un fattore predittivo e perciò importante campanello d’allarme in ambito clinico”.
“Recenti linee guida europee hanno suggerito come farmaco di prima scelta un antagonista in grado di agire sull’orexina: il daridorexant. “Potrebbe avere un ruolo importante anche in psicopatologia”, aggiunge Laura Palagini, psichiatra e responsabile dell’ambulatorio per il trattamento dei disturbi del sonno dell’Auo di Pisa.
“Per questo – continua –, sono stati condotti alcuni studi in pazienti con disturbi d’ansia, depressivi bipolari e unipolari che hanno dimostrato che l’uso di daridorexant può migliorare non solo i sintomi di insonnia ma anche d’ansia e dell’umore permettendo la riduzione dei farmaci ipnotico sedativi”. Tuttavia, poiché l’insonnia ha un andamento cronico, “la sospensione di farmaci ipnotico-sedativi richiede specifici accorgimenti e una riduzione graduale in associazione con terapie cognitive (CBT_I), con altre recenti
terapie farmacologiche (farmaci come i DORA, o gli agonisti della melatonina o i modulatori del gaba)”.
Servono dunque indicazioni chiare e puntuali. Il nuovo documento di consensus, in corso di pubblicazione sulla rivista Sleep Medicine, “sarà – concludono i presidenti della Società scientifica – una guida utile per gli specialisti con l’obiettivo di aiutare i pazienti a ottenere benefici di efficacia e sicurezza contro l’insonnia e le altre patologie psichiatriche collegate o concomitanti”.
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24/01/2025 Andrea Sperelli
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