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Una ricerca condotta dal gruppo di ricerca coordinato dal Prof. Alfredo Berardelli dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS), in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, apre la strada invece alla possibilità di avere un test molecolare semplice e non invasivo. Tutto basato sulla saliva.
Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica PLOS One, si è concentrato sulla proteina caratteristica della Malattia di Parkinson: l’alfa-sinucleina. Normalmente presente nei neuroni in forma non aggregata (monomero), nella Malattia di Parkinson questa proteina si comporta in modo anomalo: le singole unità tendono ad aggregarsi, formando aggregati detti “oligomeri” che risultano essere altamente tossici per le cellule.
Proprio la presenza delle due forme di alfa-sinucleina nella saliva è alla base della ricerca compiuta dai ricercatori Neuromed e Sapienza. Lo studio ha infatti evidenziato come nei pazienti affetti da Malattia di Parkinson vi sia da un lato una diminuzione della forma non aggregata della proteina, dall’altro un marcato aumento della forma aggregata, oligomerica. “In condizioni normali il rapporto tra monomeri e oligomeri – spiega il dottor Giorgio Vivacqua, primo autore dello studio – è in equilibrio, e questo ci dice che i processi cellulari di “ripulitura” stanno funzionando correttamente e riescono a eliminare con efficienza le proteine aggregate prima che possano diventare nocive. Nella Malattia di Parkinson, invece, questo rapporto cambia: la forma aggregata aumenta, segno che quei meccanismi non stanno più svolgendo il loro compito”.
“La nostra ricerca inoltre – spiega il dottor Antonio Suppa coautore dello studio – ha consentito di evidenziare una correlazione tra le alterazioni del rapporto tra la forma non aggregata di alfa-sinucleina (monomerica) e quella aggregata (oligomerica) e la progressione dei sintomi motori della malattia. Questo dato inoltre potrebbe contribuire a sviluppare in futuro un metodo obiettivo di valutazione dell’evoluzione della patologia”.
“L’alfa-sinucleina è stata finora ricercata nel liquido cerebrospinale ottenuto attraverso l’esecuzione di una puntura lombare, metodica invasiva, dolorosa e difficilmente ripetibile”, commenta il professor Giovanni Fabbrini, co-autore dello studio. “Un test così poco invasivo, indolore e facilmente ripetibile come quello della saliva rappresenta al contrario un notevole passo avanti nel raggiungimento di una diagnosi precoce della malattia. Dobbiamo essere tuttavia cauti, e sono necessarie ulteriori ricerche al fine di standardizzare tale procedura”.

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Notizie specifiche su: Parkinson, ghiandola, saliva, 12/02/2018 Andrea Piccoli


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