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La frequenza è stata catalogata in tre livelli: meno di una volta al mese, più di una volta al mese ma meno di una volta alla settimana e almeno una volta alla settimana. Alla fine, il campione era composto da 14.741 persone, di cui il 7,5% mostrava punteggi indicativi di depressione da moderata a grave.
È emersa così una relazione fra sesso e minor rischio di depressione, e la frequenza sessuale ottimale. Le persone che hanno dichiarato di avere rapporti sessuali almeno una volta alla settimana avevano probabilità molto più basse di soffrire di depressione rispetto a chi aveva rapporti sessuali meno di una volta al mese. Il numero ideale era 1-2 volte alla settimana, associato a una riduzione del 24% delle probabilità di depressione.
È emerso al contempo anche un certo effetto di saturazione, ovvero il massimo dei benefici si ha con una frequenza fra 52 e 103 volte all’anno – quindi una o due volte alla settimana -, alzarla non offre ulteriori benefici, ovviamente in riferimento al rischio di depressione.
I risultati non sono cambiati quanto i ricercatori hanno corretto i risultati escludendo le potenziali variabili confondenti - come età, genere, etnia, reddito, istruzione, stato civile, copertura assicurativa e salute fisica - e in genere non sono state notate differenze rispetto a sottogruppi, ad esempio maschi e femmine o giovani e anziani.
Lo studio è di tipo osservazionale, quindi i ricercatori non possono affermare con certezza se la ridotta frequenza sessuale possa condurre a uno stato depressivo o se viceversa fosse la depressione a incidere sul tipo di attività sessuale.
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05/05/2025 Andrea Sperelli
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