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alla 1° pagina..) scienziati americani hanno analizzato una serie di studi prendendo in considerazione la frequenza e la varietà dei sintomi persistenti dopo l’infezione. Vengono definiti persistenti quei sintomi presenti almeno 60 giorni dopo la diagnosi o almeno 30 giorni dopo il recupero dalla malattia acuta.
Sono stati presi in considerazione 45 studi per un totale di 9.751 soggetti. In 16 studi, la proporzione media di individui che presentavano almeno un sintomo persistente era del 72,5%.
Nella maggior parte dei casi i sintomi riguardavano dispnea, affaticamento, insonnia o disturbi del sonno.
«Gli studi attuali sulla persistenza dei sintomi sono altamente eterogenei, e i lavori futuri necessiteranno di un follow-up più lungo, una migliore qualità e maggiore standardizzazione per quantificare in modo affidabile i rischi», concludono gli esperti.
Fonte: Jama Network Open
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16/06/2021 Andrea Sperelli
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