(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) pubblicazione delle linee guida si rivela particolarmente utile in questo periodo storico — sottolinea Gennaro Ciliberto, direttore scientifico del Regina Elena —, perché purtroppo assistiamo a un aumento della predisposizione alla fatigue nei pazienti oncologici, significativamente provati dal punto di vista emotivo dall'epidemia di Covid».
«Le linee guida raccomandano l’esercizio fisico aerobico, tecniche di mindfulness, yoga e interventi psicosociali — spiega Alessandra Fabi —. Gli steroidi solo in pazienti selezionati, mentre molto insoddisfacente, finora, si è dimostrato l’utilizzo di farmaci psicostimolanti e antidepressivi. Rimuovere la fatigue durante la terapia vuol dire migliorare l’aderenza alle cure. Esserne liberi una volta terminate le cure oncologiche dà modo di riprendere in mano la vita in maniera totalizzante. Dopo il cancro la persona ricrea la propria esistenza, deve farlo con attenzione e consapevolezza della sfera psico-corporea».
La fatigue è spesso non diagnosticata dal medico curante, anche perché molti pazienti non ne riferiscono la presenza, dandola per scontata.
«La fatica legata al cancro è un contenitore di situazioni di inadeguatezza soggettiva — dice Fabi —: la fatigue è ciò che la persona racconta. Si differenzia da altri tipi di stanchezza per la sua persistenza e per l'incapacità di alleviarla attraverso il riposo o il sonno ristoratore. Fino a pochi anni fa era impossibile definirne una misura della gravità, oggi invece è identificata e misurata attraverso questionari convalidati a livello europeo. Si tratta di un traguardo recente e importantissimo che abbiamo raggiunto grazie all’individuazione di strumenti di screening che tengono conto della natura multifattoriale del disturbo e consentono così la gestione mirata e multidisciplinare dei sintomi. Tuttavia, resta ancora difficile il "trattamento": pazienti con una intensità di fatigue simile possono avere livelli molto diversi di disabilità».
L’inattività finisce per alimentare la fatigue, in un circolo vizioso difficile da infrangere. La perdita progressiva di massa muscolare e forza rende difficili anche i gesti più semplici, come salire le scale o reggersi in piedi, aumenta il rischio di problemi cardiovascolari, ansia e depressione.
«Un programma strutturato di esercizio fisico che mira ad aumentare la massa muscolo-scheletrica del paziente, migliora la qualità di vita e aiuta a contrastare la spossatezza — conclude l'eserta —. L’emergenza sanitaria da coronavirus non ha aiutato, ma ora bisogna approfittare per riprendere un esercizio fisico adeguato, aerobico e costante e seguire le indicazioni dei team multidisciplinari per la cura della fatigue».

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16/09/2020 Andrea Sperelli

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