(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) anche solo pensando all’arrivo del Natale. Quel famoso sistema “mesocorticolimbico” deputato alla sensazione di piacere non riesce a superare l’angoscia e gli effetti neurofisiologici che hanno causato alcuni traumi subiti.
Dottor Formoso, quali sono i meccanismi cognitivi-cerebrali che fanno odiare il Natale?
Si è scoperto che i circuiti cerebrali attivati dall'odio hanno parecchio in comune con quelli dell'amore. Se per amore si fanno a volte “follie” con gesti estremi in nome dell’amore, nello stesso modo l’odio può indurre a comportamenti estremi accanendoci contro quello che odiamo. Alcune persone subiscono passivamente l’angoscia del periodo natalizio mostrando il loro stato depressivo, altri arrivano persino ad affermare “Odio il Natale!”. Quest’ultima è una forma reattiva caratterizzata da un sentimento di odio che contribuisce allo sviluppo di un forte senso di negatività nella persona attivando a livello cerebrale e cognitivo stati di nervosismo, di malessere e d’irritabilità
Dottor Formoso, cosa suggerisce a tutti i “Grinch” per sopravvivere a questo lungo periodo?
Per sopravvivere alle situazioni stressanti è necessario sviluppare una grande attitudine, quella di saper tollerare. Questa condizione è spesso fraintesa con il sopportare ma il vero spirito della tolleranza è accettare le differenze.
I vari “Grinch” a cui spesso ci si riferisce hanno una grande opportunità di crescita personale e di brindare alla loro capacità di sopravvivenza. Chi tollera comprende l'unicità di ogni persona, tra pregi e difetti, forze e debolezze. Questa visione flessibile aumenta la nostra resistenza nell’affrontare il periodo angosciante delle festività e con esso le persone che incontriamo (anche se non le vorremmo proprio vedere, soprattutto a Natale). Prima ancora dei parenti, penso agli addetti alle promozioni commerciali natalizie o al parroco che viene a suonare alla porta per parlarti del Natale o a tutti gli stimoli natalizi che turbano il mondo interiore di chi ha il diritto di detestare questo rituale annuale.
Il mio consiglio è quindi prima di tutto tentare di capire i motivi per cui il Natale ci irrita, successivamente quello di valutare il proprio livello di tolleranza con l’intento di rafforzarlo. Ma se proprio non se ne è capaci, se ci si sente costretti a vivere il Natale come qualcosa di angosciante, che riporta a un ricordo amaro, a un’atmosfera troppo tesa, consiglio di non stare troppo nella propria casa. Meglio allora organizzare un viaggio oppure cercare di passare la serata con gli amici o in un'associazione di volontariato.
Dottor Formoso, chi è vicino al “Grinch” (fidanzati, parenti, amici) come riesce a festeggiare senza soccombere?
Consiglio di vivere le relazioni senza caratterizzarle al Natale, ma con la libertà e il piacere che si prova sempre nel resto dell'anno. Non bisogna convincersi che il Natale ricordi a chi si sente solo di essere realmente solo: consiglio di partecipare a iniziative di gruppo tra persone vicine al “Grinch” vivendo il periodo vacanziero come fosse quello di Pasqua o quello estivo. Spesso il “Grinch” si mostra reticente proprio perché l’atmosfera natalizia genera una provocazione in chi ha sofferto molto proprio per le relazioni familiari. Poi ci sono molte persone che percepiscono il Natale come una minaccia non solo per la psiche ma anche per gli aspetti alimentari che questa ricorrenza impone (dai chili presi dai panettoni, torroncini, cene di lavoro e pranzi di famiglia). Questo sovrappeso si accumula in pochi giorni e spesso per smaltirlo bisogna attendere dei mesi all’insegna della dieta e dell’attività fisica. Quindi come altri studi hanno dimostrato, per non prendere peso bisogna bruciare almeno 1500-2000 calorie a settimana in attività fisica, quindi almeno un'ora di camminata al giorno a passo moderato o un totale di circa 20 km di corsa a settimana. Questi esercizi fisici aiuteranno anche ad aumentare i livelli di serotonina e migliorare l’umore.
Dottor Formoso, c'è qualche speranza che anche il "Grinch" venga contagiato e convertito allo spirito natalizio?
Se il Natale può simboleggiare per molti un momento di speranza ricordando la nascita di Gesù, anche in un’accezione laica si ha più tempo per andare a trovare un amico che soffre o vive un periodo che spera termini al più presto. Non è necessario attribuire la nostra vicinanza agli altri al Natale, ma sfruttare un periodo in cui si è più liberi da impegni di lavoro. Penso che sia possibile così, per qualche “Grinch”, trovare utile e di aiuto il vissuto altrui del Natale aumentando così la propria tolleranza a un periodo vissuto allegramente “dagli altri”. Penso che ogni “Grinch” abbia la possibilità di un profondo cambiamento
Dottor Formoso, quali sono i segnali che fanno intuire subito che si nasconde un “Grinch”?
Sono molti i segnali e ben visibili. Tra questi noto la percezione che il Natale sia un complotto commerciale per far spendere dei soldi e quindi si vive il rifiuto categorico di fare regali o fare dello shopping natalizio aspettando di colpire gli autori del complotto commerciale natalizio eccitandosi per l’arrivo dei saldi.
Altre persone declinano cene di lavoro e parenti soddisfatti di aggredire l’ipocrisia che trovano in queste iniziative e cercando di proteggersi dal timore di essere omologati dalle tradizioni. Penso che nella nostra vita vi sia posto anche per le tradizioni senza per questo dare a loro un valore prioritario rispetto ad altre caratterizzazioni della società.
Esistono poi “Grinch da depressione”, ovvero quelle persone che soffrono di questa terribile malattia che dilaga a cavallo tra il secolo scorso e quello attuale. Queste persone non vorrebbero del tutto esprimere la loro passività al clima natalizio, specialmente se hanno figli. Infatti si sentono responsabili della crescita dei loro bambini e pertanto esprimono flebili segnali di partecipazione collettiva, con risultati non sempre felicissimi.
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Notizie specifiche su: Natale, depressione, feste, 25/12/2022 Andrea Sperelli


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