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alla 1° pagina..) della mancanza di connessione biologica con i genitori».
Il team ha analizzato 65 famiglie con bambini nati da riproduzione assistita - 22 da maternità surrogata, 17 da donazione di ovuli e 26 da donazione di sperma - dall'infanzia fino alla prima età adulta, mettendole a confronto con 52 famiglie che hanno concepito in modo naturale nello stesso periodo.
«Nonostante le preoccupazioni di molti, le relazioni familiari con i bambini nati attraverso la riproduzione assistita da parte di terzi, che si tratti di una donatrice di ovuli, di un donatore di sperma o di una madre surrogata, si sono sviluppate bene fino all'età adulta dei figli», riprende la ricercatrice.
Tuttavia, dai dati emerge che nei casi in cui le madri hanno raccontato ai figli le loro origini biologiche durante la scuola materna, la relazione si è mostrata più stretta, con livelli più bassi di ansia e depressione. Solo il 7% delle madri che hanno rivelato la verità entro i 7 anni di età del bambino ha riferito di problemi nelle relazioni familiari, rispetto al 22% di quelle che si sono rivelate dopo i 7 anni.
«Ciò che questa ricerca significa è che avere figli in modi diversi dal concepimento naturale non interferisce con le relazioni familiari. Volere davvero dei figli sembra avere la meglio su tutto, e questo è ciò che conta davvero», conclude Golombok.
Fonte: Developmental Psychology 2023. Doi: 10.1037/dev0001526
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10/05/2023 Andrea Sperelli
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