(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) per le persone che convivono con questa malattia difficile da trattare”.
“L’approvazione della Commissione Europea di atezolizumab è una conferma della possibilità di utilizzare un inibitore di PD-L1, in sostituzione della chemioterapia nei pazienti con malattia avanzata che esprimono una positività per la proteina – ha spiegato il professor Filippo de Marinis, Direttore dell’Unità di Oncologia Toracica dello IEO di Milano. Lo studio IMpower110 ha messo a confronto due gruppi di pazienti: al primo è stata somministrata la terapia tradizionale chemioterapica, il secondo è stato trattato con immunoterapia con agente singolo atezolizumab. Nel gruppo in cui la proteina PD-L1 è risultata iperespressa, cioè superiore al 50%, le curve di sopravvivenza hanno dimostrato in maniera inequivocabile un vantaggio per il gruppo trattato con Atezolizumab rispetto a quelli della chemioterapia. Lo studio ha registrato quindi un tasso maggiore di sopravvivenza nei pazienti con un grandissimo risparmio di tossicità legato al non utilizzo della chemioterapia. Il farmaco ha dimostrato di avere un buon profilo di efficacia e tollerabilità e, nel caso in cui al paziente fosse diagnosticato un carcinoma polmonare non a piccole cellule inoperabile per diffusione metastatica con iperpressione, sarebbe il trattamento standard da utilizzare”.
Atezolizumab è ora la prima e unica immunoterapia ad agente singolo contro il cancro al polmone disponibile in tre dosaggi, che consentono la somministrazione ogni due, tre o quattro settimane, mettendo così a disposizione di medici e pazienti una maggiore flessibilità nella gestione del trattamento.
Questa approvazione si basa sui dati dello studio di fase III IMpower110, che ha dimostrato che atezolizumab in monoterapia ha aumentato la sopravvivenza complessiva (OS, overall survival) di 7,1 mesi rispetto alla chemioterapia (OS mediana = 20,2 mesi vs 13,1; hazard ratio [HR] = 0,59, IC 95%: 0,40-0,89; p = 0,0106) nelle persone con espressione elevata di PD-L1 (TC3 o IC3-wild-type [WT]). Il profilo di sicurezza di Atezolizumab è risultato coerente con quello già evidenziato da studi precedenti. Gli eventi avversi di grado 3-4 correlati al trattamento si sono verificati nel 12,9% dei pazienti che ricevevano atezolizumab, rispetto al 44,1% di quelli che ricevevano chemioterapia.
Atezolizumab ha dimostrato benefici clinicamente significativi in vari tipi di carcinoma polmonare, con cinque indicazioni attualmente approvate in tutto il mondo. In Europa, atezolizumab vanta oggi quattro indicazioni nel carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), come agente singolo o in combinazione con terapie mirate e/o chemioterapie. Atezolizumab in combinazione con carboplatino ed etoposide (chemioterapia) è anche la prima immunoterapia approvata per il trattamento in prima linea di pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC) in stadio esteso.
Roche vanta un ampio programma di sviluppo per atezolizumab, che comprende diversi studi di fase III in diverse tipologie di tumori come quello al polmone, genito-urinario, cutaneo, della mammella, gastrointestinale, ginecologico e testa-collo; tale programma di sviluppo prevede l’utilizzo di atezolizumab in monoterapia e/o in combinazione con altre agenti sia in setting di tumori in stadio avanzato (metastatici) che in fasi precoci (adiuvanti e neo-adiuvanti).

Lo studio clinico IMpower110

IMpower110 è uno studio di fase III, randomizzato, in aperto che valuta l’efficacia e la sicurezza della monoterapia con atezolizumab rispetto a cisplatino o carboplatino e pemetrexed o gemcitabina (chemioterapia) in pazienti con NSCLC non squamoso o squamoso di stadio IV, naïve alla chemioterapia e selezionati in base all’espressione di PD-L1. Lo studio ha arruolato 572 pazienti, di cui 554 nella popolazione WT intention-to-treat, che escludeva i soggetti con alterazioni tumorali genomiche EGFR o ALK, randomizzati 1:1 a ricevere:

- Atezolizumab in monoterapia, fino alla progressione della malattia (o a perdita del beneficio clinico, come valutato dagli sperimentatori), o a tossicità inaccettabile o decesso; oppure:
- cisplatino o carboplatino (a discrezione degli sperimentatori) in combinazione con pemetrexed (non squamoso) o gemcitabina (squamoso), seguiti da terapia di mantenimento con pemetrexed in monoterapia (non squamoso) o migliore terapia di supporto (squamoso) fino alla progressione della malattia, tossicità inaccettabile o decesso.

L’endpoint primario di efficacia era l’OS (overall survival) per il sottogruppo PD-L1 (TC3/IC3-WT; TC2,3/IC2,3-WT; e TC1,2,3/IC1,2,3-WT), come determinato dall’ anticorpo SP142. Gli endpoint secondari chiave includevano la sopravvivenza libera da progressione valutata dagli sperimentatori, il tasso di risposta obiettiva e la durata della risposta.
In occasione del World Conference on Lung Cancer 2020 (tenutosi a gennaio 2021), è stata presentata un’analisi esplorativa aggiornata della OS nella popolazione con espressione elevata di PD-L1 (TC3 o IC3)-WT che ha confermato che il beneficio in termini di OS associato ad atezolizumab rispetto alla chemioterapia, con un follow-up mediano di 31,3 mesi (HR = 0,76, IC 95%: 0,54-1,09), viene mantenuto nel tempo. La OS mediana nel braccio Atezolizumab è stata la stessa osservata nell’analisi precedente (20,2 mesi); nel braccio chemioterapia, l’OS mediana è stata di 14,7 mesi.3 I dati di questa analisi esplorativa della OS sono stati presentati anche alla Commissione Europea.

Il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC)

Il carcinoma polmonare è una delle principali cause di morte per tumore a livello globale. Ogni anno 1,8 milioni di persone muoiono a causa di questa malattia; questo si traduce in oltre 4.900 morti al giorno in tutto il mondo. Il carcinoma polmonare può essere sostanzialmente suddiviso in due tipi principali: NSCLC e SCLC. Il NSCLC è il tipo più diffuso, poiché rappresenta circa l’85% di tutti i casi. Il NSCLC comprende il carcinoma polmonare a cellule non squamose e squamose.

Atezolizumab

Atezolizumab è un anticorpo monoclonale concepito per legarsi a una proteina chiamata Programmed Death Ligand-1 (PD-L1), che si esprime sulle cellule tumorali e sulle cellule immunitarie infiltranti il tumore, bloccandone le interazioni con i recettori di PD-1 e di B7.1. Inibendo il PD-L1, atezolizumab potrebbe abilitare l’attivazione dei linfociti T. Atezolizumab è un’immunoterapia antitumorale che ha il potenziale per essere utilizzata come partner fondamentale di combinazione con altre immunoterapie, con farmaci mirati e con varie chemioterapie in un’ampia gamma di tumori. Il programma di sviluppo clinico di atezolizumab si basa sulla maggiore comprensione di come il sistema immunitario interagisca con i tumori, e di come si possa sfruttare questo meccanismo per combattere il cancro in modo più efficace.
Atezolizumab – in monoterapia o in combinazione con terapie mirate e/o chemioterapie – è approvato negli Stati Uniti, nella UE e in diversi Paesi del mondo per varie forme di NSCLC e SCLC, per alcuni tipi di cancro uroteliale metastatico, nel carcinoma mammario triplo negativo metastatico PD-L1-positivo e nel carcinoma epatocellulare. Negli Stati Uniti, Atezolizumab è anche approvato in combinazione con Cotellic (cobimetinib) e Zelboraf (vemurafenib) per il trattamento di pazienti con melanoma in stadio avanzato positivo alla mutazione BRAF V600.

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06/05/2021 Andrea Sperelli


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