(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) e che talvolta può prolungarsi fino a 20 mesi. Successivamente, la patologia si stabilizza, fino a regredire in modo spontaneo entro qualche anno. Tuttavia”, ha proseguito il dottore, “nel 10-12% circa di casi, che in Italia equivalgono a circa 2.500-3.000 bambini, la localizzazione della lesione può determinare complicanze cliniche, estetiche e psicologiche anche severe, ad esempio, in presenza di un emangioma localizzato in aree delicate come le palpebre, le orecchie, il naso, la bocca o la zona urogenitale può interferire con le normali funzioni o, addirittura, mettere a rischio la vita, nel caso di emangiomi che ostruiscono le vie aeree superiori. In tutti questi casi, la diagnosi e l’avvio del trattamento all’interno di un centro di riferimento multidisciplinare devono essere tempestivi”, ha concluso Dalmonte.
“Per decenni, i farmaci utilizzati per il trattamento dell’emangioma infantile, erano tutti off-label in Italia, la risposta terapeutica variava dal 30 al 70% dei casi e potevano esserci effetti collaterali gravi”, ha dichiarato la professoressa Iria Neri, Responsabile dell’Ambulatorio di Dermatologia Pediatrica e Malattie Rare Clinica Dermatologica presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Orsola di Bologna e Presidente SIDERP (Società Italiana di Dermatologia Pediatrica). “L’utilizzo del propranololo, un betabloccante in grado di frenare la proliferazione dell’emangioma e accelerarne la regressione in oltre il 90% dei casi, ha radicalmente cambiato la presa in carico di questa patologia”, ha aggiunto la professoressa.
“Tuttavia, si trattava sempre di soluzioni magistrali, talvolta non facili da reperire e non standardizzate” ha precisato Dalmonte. “Inoltre, la mancanza di un farmaco con indicazione autorizzata non contribuiva a ridurre il senso di ansia e di timore che la comparsa dell’emangioma determina nella vita familiare”.
“La sicurezza e l’efficacia del propranololo soluzione orale sono state verificate attraverso un trial clinico internazionale, condotto su 460 bambini in 16 paesi, pubblicato nel 2015 sul New England Journal of Medicine”, spiega la professoressa Neri. “La disponibilità di un farmaco autorizzato per uso pediatrico, somministrato secondo un dosaggio terapeutico standard, all’interno dei centri di riferimento, oltre che la rapida capacità del farmaco di agire sull’emangioma, sono fattori che determinano nei genitori una maggiore accettazione della terapia e una maggiore tranquillità”.
Nel trattare gli emangiomi infantili, il propranololo si è dimostrato superiore sia agli steroidi sia al placebo. È la conclusione cui giunge una metanalisi pubblicata su Pediatrics da un team del Vanderbilt University Medical Center di Nashville, in Tennessee.
Il propranololo, un beta-bloccante, è stato approvato nel 2014 dalla Fda come trattamento degli emangiomi infantili, mentre gli steroidi vengono utilizzati in caso di controindicazione o di inefficacia del propranololo.
«E questa metanalisi, finanziata dall'Agency for Healthcare Research and Quality, riassume le prove di efficacia delle terapie farmacologiche per l'emangioma infantile», spiega Sivakumar Chinnadurai, primo autore della ricerca, sulle pagine di Pediatrics.
«Gli studi selezionati sono stati 18, in gran parte focalizzati sull'efficacia di beta-bloccanti e steroidi nel trattamento degli emangiomi infantili», dice il ricercatore. Il propranololo ha manifestato un'efficacia più elevata rispetto ai corticosteroidi orali, soprattutto per quanto riguarda la riduzione della lesione.
«In conclusione, il propranololo è attualmente il farmaco più efficace nel ridurre il volume degli emangiomi infantili rispetto al placebo, all'osservazione clinica e anche ai corticosteroidi», riprende Chinnadurai, sottolineando che resta comunque ai medici e alle famiglie decidere il trattamento da scegliere, considerando non solo la dimensione della lesione, ma anche l'ubicazione, il tipo e il numero di angiomi.
Sul trattamento degli emangiomi David Darrow, docente della Eastern Virginia Medical School di Norfolk, ha pubblicato un altro articolo. Il prof. Darrow, docente di Otorinolaringoiatria pediatrica e direttore del Centro emangiomi dell'ateneo americano, spiega: «Quanto pubblicato ha scopi informativi e non vuole essere una linea guida pratica, che verrà probabilmente proposta nel prossimo futuro».
Per la prima volta, il documento coinvolge diversi specialisti per il trattamento del tumore: dermatologi, oculisti, otorinolaringoiatri, chirurghi plastici. «L'articolo discute la classificazione, la prevalenza, i fattori di rischio, la patogenesi, la diagnosi, l'imaging, e le complicazioni degli emangiomi, così come il trattamento medico, la chirurgia e la terapia laser», spiega il ricercatore.
«Non c'è un algoritmo generale di trattamento, ma ogni caso va gestito individualmente e quelli più complessi possono avere bisogno di un team multidisciplinare».
Il trattamento di recente è passato dalla somministrazione di steroidi, che avevano effetti collaterali anche pesanti, a quella di beta-bloccanti sistemici come il propranololo, farmaco che sta pian piano diventando lo standard di riferimento nelle cure.
«In questo documento abbiamo elencato quanto sappiamo sulle differenze tra steroidi e propranololo, non stiamo dicendo che bisogna in ogni caso utilizzare quest'ultimo», precisa Darrow, che conclude: «Anche se molti emangiomi infantili possono restare non trattati, altri beneficiano di cure mediche o chirurgiche. Se il pediatra di famiglia ravvisa la possibilità di complicanze o un'incertezza terapeutica, l'invio a uno specialista esperto o a un centro multidisciplinare può essere vantaggioso per il piccolo paziente».

Fonte: Pediatrics
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23/05/2016 Andrea Piccoli


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