(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) che modo le mutazioni di questo gene fossero legate al cancro, scoprendo che nelle cellule malate il DNA è più “sciolto”, con una quantità anomala di molecole di RNA libere di circolare. Questo RNA a sua volta può danneggiare il DNA e provocare instabilità all’interno della cellula. È proprio questa instabilità a offrire un grande vantaggio al tumore, che risulta così più aggressivo, multiforme e resistente alle terapie.
I ricercatori al momento stanno cercando di sfruttare proprio questa instabilità cellulare per indurre l’apoptosi, ossia la morte della cellula malata, somministrando farmaci che interferiscono con i meccanismi di riparazione del DNA lesionato, che in una cellula tumorale funzionano già a pieno regime. “Sottoponendo questi meccanismi a uno stress ancora maggiore, la cellula va in tilt e non è più in grado di riparare il DNA, che risulta frammentato: in questo modo la cellula malata muore”, spiega Beatrice Rondinelli, prima autrice dello studio.
“Questa ricerca apre la via a futuri studi per sviluppare farmaci in grado di indurre l’apoptosi delle cellule tumorali in pazienti affetti da neoplasie aggressive e al momento incurabili”, continua Giovanni Tonon, capo dell’Unità Genomica Funzionale del Cancro.
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10/11/2015 Andrea Piccoli

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