(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) dei volontari tramite risonanza magnetica funzionale.
Mentre ascoltavano la riproduzione dei suoni emessi, i volontari hanno riconosciuto gli oggetti associati a quegli echi, e i ricercatori hanno stabilito che questi ultimi erano frutto delle zone del cervello deputate al trattamento delle informazioni visive. Fra i due, i risultati migliori sono stati del volontario più grande, che fin dall'età di 13 mesi ha dovuto rinunciare agli occhi a causa di un retinoblastoma. Mel Goodale, ricercatore a capo della sperimentazione, commenta: “è chiaro che l'ecolocalizzazione permette alla persone cieche di fare cose che altrimenti sembrano impossibili senza la vista".

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27/05/2011 Andrea Piccoli

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