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alla 1° pagina..) compito, però, è reso più difficile quando le cellule del sangue sono deformate, come nelle persone con anemia falciforme, una malattia che colpisce milioni di persone in tutto il mondo. Nel 5% dei casi, molto spesso bambini, i “filtri” della milza rimangono otturati, provocando ingrossamento dell’organo e grave anemia. Il fenomeno, noto come sequestro splenico acuto, richiede generalmente una trasfusione di sangue, o addirittura l’asportazione della milza.
Per studiare le cause del sequestro splenico acuto, i ricercatori guidati da Yuhao Qiang hanno costruito un chip che imita in maniera semplificata il comportamento della milza. Hanno scoperto così che l’ostruzione si verifica con maggiori probabilità quando i livelli di ossigeno nel sangue sono bassi. In particolare hanno visto che in condizioni normali (20% di ossigeno) le cellule falciformi creavano un blocco, ma c’era ancora spazio per il passaggio di altri globuli rossi. Tuttavia, quando il livello di ossigeno è sceso al 2%, le fessure si sono rapidamente otturate.
Quando i ricercatori hanno nuovamente aumentato il livello di ossigeno, il blocco si è risolto. Questo potrebbe in parte spiegare perché le trasfusioni di sangue, che portano le cellule del sangue ossigenate nella milza, possono aiutare i pazienti a superare il sequestro splenico acuto.
I risultati potranno aiutare i ricercatori a capire qual è il ruolo della milza nel processo di filtrazione delle cellule del sangue. Intanto i ricercatori stanno ora utilizzando lo spleen-on-a-chip per studiare come i farmaci usati per trattare l’anemia falciforme – come il voxelotor e l’idrossiurea – influenzano il comportamento cellulare che hanno osservato in questo studio.
Sperano infine, che un giorno il dispositivo possa essere utilizzato per aiutare i medici ad analizzare le cellule del sangue dei singoli pazienti e monitorare l’avanzamento della loro malattia.
“Questo approccio dovrebbe aiutare a progettare test per fornire diagnosi e prognosi specifiche per il paziente” commenta Pierre Buffet dell’Istituto Pasteur e Università di Parigi, uno degli autori dello studio. “Ciò può dare ai medici un’idea di come sta andando il paziente e in quale situazione è necessario eseguire una splenectomia o adottare altre misure”.
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01/02/2023 Arturo Bandini
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