(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) della marijuana rispetto all'eventualità di sviluppare un cancro. Un altro studio è stato pubblicato sullo European Journal of Immunology da parte dell'Università del South Carolina.
La ricerca afferma che il tetracannabinolo ha l'effetto di sedare il sistema immunitario che, posto in una condizione di handicap, non riuscirebbe a reagire a dovere di fronte a una possibile minaccia. Il coordinatore della ricerca, il prof. Prakash Nagarkatti, sostiene che la chiave sia nelle MDSC – ovvero cellule soppressorie di derivazione mieloide –, che sono stimolate dalla cannabis: “le MDSC sembrano essere cellule uniche e importanti che potrebbero essere scatenate da una produzione inappropriata di certi fattori di crescita da parte di cellule cancerose o altri tipi di agenti chimici come, appunto, i cannabinoidi”.
Secondo Maurizio D'Incalci, direttore del Dipartimento di Oncologia dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano, “servono maggiori conferme per provare che esista davvero un rapporto fra il consumo di marijuana e l’insorgenza di un tumore. Inoltre è sempre difficile condurre ricerche sulle sostanze stupefacenti perché non è facile trovare partecipanti, persone che ne ammettano l’uso continuativo. E chi lo fa, di solito, in aggiunta poi beve e fuma sigarette, per cui è ancora più complicato capire con precisione se le conseguenze sulla salute siano da attribuirsi a uno fra alcol, tabacco e droghe o a un mix fra i vari fattori. Dagli esiti di vari studi appare comunque ormai certo che l’uso intenso e prolungato nel tempo di cannabinoidi ha delle conseguenze negative sul sistema immunitario”.
A conferma di quanto sostiene il prof. D'Incalci c'è peraltro un altro studio di un gruppo di ricercatori dell'Università di Leicester, in Inghilterra, i quali hanno pubblicato una sperimentazione sulla rivista “Chemical Research in Toxicology”.
Gli scienziati autori della ricerca, provenienti dal Dipartimento di Studio sul Cancro e Medicina Molecolare dell'Istituto Karolinska di Stoccolma in Svezia, hanno verificato in laboratorio i danni arrecati al Dna umano dalla cannabis tramite esami molto sensibili: la cromatografia liquida e la spettrometria di massa tandem.
Quest'analisi scientifica ha considerato, come paragone, anche il fumo di tabacco, notoriamente tossico e nocivo: delle oltre 4mila sostanze chimiche che contiene, infatti, ben 69 sono cancerogene.
Normalmente avviene che la marijuana, per essere fumata, viene mescolata al tabacco per renderla più combustibile. Rispetto al tabacco, però, la marijuana contiene il 50% di più di composti policiclici aromatici cancerogeni, tra i quali sono ricompresi idrocarburi quali il naftalene, il benzantracene e il benzopirene. Il fumo di marijuana contiene così circa 400 composti, dei quali 60 sono cannabinoidi.
La spettrometria di massa tandem, realizzata in condizioni di laboratorio dai ricercatori, ha evidenziato che il Dna umano viene particolarmente danneggiato dall'acetaldeide, sostanza tossica presente sia nella cannabis che nel tabacco.
Rajinder Singh, a capo della ricerca svoltasi in Inghilterra, sostiene che ora si è provato che anche il fumo di marijuana può provocare il cancro e danneggiare il Dna. Lo studioso raccomanda quindi di regolamentare l'uso e la diffusione dei cannabinoidi per evitare problemi gravi come l'eventuale insorgenza di un tumore.
Un'ulteriore ricerca è stata effettuata da scienziati della Nuova Zelanda e pubblicato sullo European Respiratory Journal, secondo cui un solo spinello equivale ad aspirare 20 sigarette in termini di rischio di tumore del polmone. Per i ricercatori la cannabis danneggerebbe più del tabacco le vie respiratorie con un contenuto doppio di sostanze cancerogene, come gli idrocarburi policiclici. Si teme di dover avere a che fare nei prossimi anni con un'epidemia di tumori polmonari, vista anche la sempre maggiore diffusione dell'uso di marijuana tra i giovani.
Il modo di fumare gli spinelli contribuisce a sua volta ad aumentare il danno che essi procurano ai polmoni. Infatti si fanno tiri più lunghi e profondi e non si utilizzano veri e propri filtri i quali lasciano passare più fumo e più sostanze cancerogene. "I consumatori di cannabis hanno livelli nel sangue di monossido di carbonio cinque volte superiori rispetto ai fumatori di sigarette" spiega Richard Beasley, del Medical Research Institute della Nuova Zelanda. 79 pazienti affetti da cancro al polmone sono stati intervistati dai ricercatori ed è risultato che chi fumava più di uno spinello al giorno per 10 anni, o due al giorno per 5 anni, correva un rischio 5,7 volte più alto, indipendentemente da altre variabili, sigarette comprese.
"Anche se il gruppo dello studio è relativamente piccolo, mostra chiaramente come la marijuana aumenti il rischio di tumore al polmone – spiega Beasley – in Nuova Zelanda almeno un caso su 20 potrebbe essere dovuto al consumo di questa sostanza. Nel futuro prossimo potremmo assistere a un'epidemia di tumori del polmone dovuta a questo nuovo cancerogeno ed è probabilmente un problema diffuso, visto che in molte nazioni l'uso di cannabis tra gli adolescenti, e non solo, è diventato un problema di salute pubblica".
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