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alla 1° pagina..) Il tumore, però, può sviluppare una resistenza ai chemioterapici (proprio come avviene per i batteri verso gli antibiotici), e questo causa la maggior parte delle recidive. Questo accade perché le nostre cellule possiedono un sistema di “riparazione” del Dna che consente loro di rimanere in salute, ma che purtroppo viene sfruttato anche dalle cellule tumorali per difendersi dall’azione della chemioterapia.
“SMYD3 è una proteina "operaia" coinvolta proprio nella riparazione del Dna nelle cellule cancerose”, spiega il prof. Simone: “recentemente abbiamo dimostrato che l’impiego di un nuovo inibitore di SMYD3 aumenta l’efficacia dei chemioterapici e che, nei tessuti di pazienti con neoplasie gastrointestinali, SMYD3 è fortemente espresso. Il nostro studio - continua Simone - identifica SMYD3 come bersaglio terapeutico nei tumori in cui è espressa in eccesso, permettendo di eliminare in maniera mirata le cellule cancerose e risparmiando quelle sane. Questo approccio terapeutico rappresenterebbe un'arma vincente non solo per evitare la resistenza ai chemioterapici, ma anche per ridurne le dosi, limitando sia gli effetti collaterali sia i costi”.
“Questo è il risultato vincente di uno studio multidisciplinare”, ha dichiarato il direttore scientifico dell’istituto, prof. Gianluigi Giannelli, che ha sottolineato come “ricercatori, chirurghi, oncologi, anatomo patologi abbiano lavorato in squadra proprio come avviene in tutti i grandi centri di ricerca internazionali”. Ma c’è anche dell’altro: l’inibitore di SMYD3 è già stato validato scientificamente presso l’Irccs “de Bellis” e brevettato in Italia e in fase di approvazione a livello internazionale.
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05/07/2024 Andrea Sperelli
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