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L'ABC DELL'ALLATTAMENTO MATERNO
Cara mamma,
vi sono molte ragioni per incoraggiare e sostenere l'allattamento materno.
In sintesi si può dire che il latte della sua mamma rappresenta l'unico
alimento specifico per un neonato della specie umana. Si adatta
alle esigenze del neonato e varia la sua composizione da una settimana
all'altra, dalla mattina alla sera, dall'inizio alla fine della poppata.
Il latte materno è un alimento vivo, sempre pronto, alla giusta temperatura,
facilmente digeribile, non costa nulla. Studi molto approfonditi hanno
dimostrato e continuano a dimostrare una relazione positiva tra allattamento
materno e salute del bambino, con minor comparsa di allergie, infezioni,
diabete, obesità, ipertensione.
Allattare è vantaggioso anche per la mamma, in quanto migliora
l'involuzione dell'utero e riduce l'incidenza del tumore al seno e all'ovaio
e dell'osteoporosi in menopausa. Ma soprattutto allattare al seno favorisce
dei legami molto intensi tra madre e figlio. Il neonato umano
è totalmente dipendente dalla sua mamma per la sopravvivenza. Il precoce
contatto e il precoce attaccamento al seno aumentano l'entità e la durata
dell'allattamento materno. Il contatto pelle-pelle e occhi-occhi tra
mamma e figlio daranno ad entrambi un senso di sicurezza. I vantaggi
sono quindi reciproci, sia per il neonato, sia per la sua mamma. La
maggior parte dei problemi sull'allattamento dipendono da mancanza
di conoscenze oppure sono il risultato di informazioni sbagliate.
Al giorno d'oggi allattare un figlio deve essere considerata una
scelta e non un'imposizione: una madre non deve sentirsi obbligata
ad allattare o sentirsi in colpa se non può o non riesce ad allattare.
Ma nemmeno deve considerare il problema con superficialità. Ogni
neonato ha diritto ad un periodo di allattamento che gli assicuri
non solo l'alimento più sano ma anche i più intimi rapporti con la sua
mamma.
Perciò è fondamentale che ogni mamma arrivi alla nascita del figlio
ben preparata e con idee chiare sull'allattamento e sulle eventuali
difficoltà che si possono incontrare fin dai primi giorni di vita.
In gravidanza è senz'altro raccomandata, soprattutto per le madri
alla prima esperienza, la frequenza ad un Corso di preparazione alla
nascita durante il quale saranno discusse anche le problematiche
dell'allattamento al seno.
È indispensabile acquisire consapevolezza, fiducia, sicurezza,
in modo da saper affrontare eventuali difficoltà, soprattutto all'inizio
dell'allattamento.
Praticamente tutte le mamme possono allattare, anche se il seno
è di piccole dimensioni, anche se la propria madre non ha allattato.
Non occorre una particolare preparazione del seno.
Nel caso si siano riscontrate difficoltà in allattamenti precedenti
o nel caso siano previsti impedimenti all’allattamento materno, è importante
parlarne con le ostetriche del Corso.
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ALLA NASCITA
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ALLA NASCITA sarà meraviglioso per la neo-mamma vedere come il
bambino appena nato, se lasciato tranquillo sul suo addome, coperto
con un lenzuolino e mantenuto a temperatura costante dal calore del
suo corpo, striscerà piano piano fino al seno, trovando il capezzolo
e cominciando a succhiare.
La mamma è naturalmente predisposta a prendersi cura del neonato, a
toccarlo, a baciarlo, a reagire al suo pianto; e il bambino a sua volta
è predisposto alla ricerca del seno e si aspetta quindi di essere accolto
e posto al seno della mamma. Comunque il neonato dovrebbe essere attaccato
al seno al più presto, in modo da indurre un forte legame emotivo
tra mamma e bambino e da avviare l'allattamento nelle migliori condizioni
possibili. Il precoce attaccamento al seno anticipa la montata lattea.
NELLE PRIME ORE DI VITA, di regola, i neonati rimangono in uno
stato di veglia tranquilla e presentano un riflesso di suzione molto
intenso. Queste prime poppate sono molto importanti per stimolare
la secrezione degli ormoni che dopo il parto regolano la produzione
e il flusso del latte materno.
Anche nel caso di taglio cesareo è utile attaccare al seno il
bambino appena possibile.
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CONTROINDICAZIONI ALL'INIZIO
DELL'ALLATTAMENTO AL SENO
Le controindicazioni ad allattare sono sempre più rare,
man mano che vengono dimostrati i vantaggi dell'allattamento al seno.
Ovviamente non si allatta in caso di gravi malattie della madre. E'
controindicato l'allattamento nelle madri HIV positive. Le madri portatrici
di epatite B e di epatite C possono invece allattare,
se l'infezione non è attiva o recente.
Non rappresentano controindicazioni il taglio cesareo o uno stato
di anemia o di miopia della madre: la produzione di latte
non affatica l'organismo e non disturba altre funzioni. Un eventuale
peggioramento dell'acuità visiva in gravidanza e puerperio o un’eventuale
perdita di capelli sono del tutto transitori.
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PRIMI GIORNI DI VITA
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NEONATO PROTAGONISTA - Nei primi giorni di vita il neonato mostrerà
spesso il desiderio di succhiare, manifestandolo con dei segnali
ben precisi: movimenti e rumori di suzione, riflesso di ricerca,
mano alla bocca, salivazione e tardivamente il pianto.
Sarà la richiesta del bambino a guidare la sua mamma, sia nei
ritmi dell'alimentazione (mostrando desiderio di succhiare e soddisfazione
a fine poppata) sia nella determinazione della quantità e qualità del
latte prodotto.
Il neonato deve essere considerato protagonista: lui sa esprimere
quasi sempre le sue vere esigenze e ha solo bisogno di essere capito,
in particolare da sua madre.
VICINI PER CAPIRSI - Ogni bambino ha il suo ritmo e il suo comportamento
si modifica ogni giorno dopo il parto: è normale che dorma diverse
ore in prima giornata e che succhi molto spesso, con intervalli molto
brevi, in terza giornata! Per questo è estremamente importante che
ogni neonato sia vicino alla sua mamma fin dalla nascita, per tutto
il giorno e possibilmente durante la notte (rooming-in): solo
rimanendo insieme mamma e bambino imparano giorno dopo giorno a conoscersi
e la mamma può capire e rispondere ai bisogni del suo bimbo (soprattutto
bi-sogni di contatto con la sua mamma e di nutrimento al suo seno).
IL PIANTO di un neonato deve essere interpretato e capito. Il
primo pianto al momento della nascita si riduce quasi del tutto se il
neonato è lasciato vicino alla sua mamma. I pianti successivi possono
significare non solo fame, ma anche dolore o disagio; la mamma deve
essere considerata la migliore interprete dei messaggi che le invia
suo figlio, molto più di altre persone, medici compresi.
“CALMA-CALMA + AL SENO-AL SENO” - Per avviare con successo l'allattamento
al seno la mamma deve avere anzitutto la massima serenità
(preparazione adeguata, consapevolezza, ambiente tranquillo,…). Sono
poi sufficienti essenzialmente due cose: – che il neonato succhi
spesso, tutte le volte che lo desidera, senza limiti alla
frequenza e durata delle poppate – che succhi in maniera efficace,
correttamente posizionato e attaccato al seno.
Il meccanismo della produzione di latte è dunque molto semplice: se
il neonato succhia al seno, il seno produce latte; se succhia di più,
produce più latte (il seno non è un deposito di latte!).
Inizialmente l'allattamento può sembrare difficile e può richiedere
più tentativi: non bisogna scoraggiarsi, ma piuttosto chiedere assistenza,
perché è solo questione di imparare, con pazienza e tranquillità.
Ogni mamma può riuscire, con un po' di motivazione, pazienza e fiducia
in se stessa e nelle capacità proprie e del proprio bambino.
SOSTEGNO E AIUTO - Il personale dell'ospedale cercherà di sostenere
e aiutare ogni mamma in ogni momento lei ne senta il bisogno.
Se per caso il neonato è nel Nido e manifesta fame, sarà subito portato
alla madre oppure questa sarà chiamata perché possa allattarlo. Le cosiddette
“doppie pesate” sono utili solo in casi particolari, e solo dopo il
secondo giorno di vita, quando vi siano particolari difficoltà valutate
dal pediatra.
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COLOSTRO E MONTATA LATTEA - Il latte che si forma nei primi giorni
prende il nome di "colostro", un liquido denso e giallastro, prodotto
di regola in scarsa quantità, ricco di anticorpi, di proteine, di enzimi,
con un'azione lassativa. Questo è un alimento prezioso per il neonato
e adeguato per tutte le sue esigenze nutrizionali nei primi giorni di
vita.
Dopo alcuni giorni compare la cosiddetta "montata lattea", che
- spesso, ma non necessariamente - può provocare una maggior tensione
della mammella e talora un lieve aumento di temperatura. Il fenomeno,
talora improvviso, talora graduale, è anticipato se vi è stata una maggior
frequenza di poppate.
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GIUSTA POSIZIONE E GIUSTA PRESA
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POSIZIONE DELLA MAMMA - La posizione della mamma durante
l'allattamento è determinante perché possa allattare comodamente
e mantenere il seno nella giusta posizione rispetto al neonato.
Anche un ambiente tranquillo è importante.

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Ogni mamma può scegliere la posizione che preferisce: può stare
sdraiata sul fianco con un cuscino sotto la testa (questa è la posizione
più comoda e riposante per le poppate notturne) oppure può tenere il
corpo.
del bambino lungo il suo fianco e sotto un suo braccio (presa
a rugby; può essere utile l'uso di un cuscino). Se la mamma sta seduta,
dovrebbe appoggiarsi bene allo schienale, rilassando le spalle, e può
mettere uno sgabello sotto i piedi per mantenere una posizione più raccolta
e rilassata.
Qualsiasi sia la posizione scelta, il figlio è posto di fronte al seno
(pancia contro pancia); la mano della mamma sostiene la mammella
col pollice appena appoggiato sopra l'areola (non a forbice). È indispensabile
essere rilassata in tutto il corpo.
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POSIZIONE DEL BAMBINO - Il corpo del bambino va sostenuto ben
vicino a quello della mamma, con la testa in asse con il corpo (orecchio,
spalla e fianco del neonato sono in linea; la testa non deve essere
ruotata o piegata). Il naso del bambino è messo di fronte al capezzolo.
Occorre sostenergli le spalle perché estenda lievemente il collo.
La testa non va forzata contro il seno, ma semplicemente sostenuta dalle
dita della mano o dall'avambraccio della mamma.
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PRESA CORRETTA - Può essere utile spremere un po' il seno per
favorire la fuoruscita di qualche goccia di latte. Il capezzolo deve
sfiorare il centro del labbro inferiore (e non i lati) in modo che
il bambino sia stimolato ad aprire bene la bocca (come se sbadigliasse)
e con la lingua in basso e sporgente possa afferrare saldamente non
solo il capezzolo ma anche 2-3 cm di areola, sopra e sotto.
Quando la sua bocca è ben spalancata, il bambino deve essere avvicinato
al seno (e non il seno al bambino) velocemente e delicatamente. Il
bambino non deve assolutamente "mordere" il capezzolo! Non occorre
continuare a sostenere la mammella: se la posizione è corretta il bambino
non ha difficoltà a respirare col naso.
Se la presa non è corretta e la mamma sente male, si deve staccare il
bambino (stirando con un dito l'angolo della sua bocca) e riattaccarlo bene.
Infatti se l'attacco al seno non è corretto il neonato assume meno latte,
stimola meno il seno e favorisce l'insorgenza di ragadi.
Quando il bambino è attaccato al seno correttamente la mamma può osservare
che la sua bocca è bene aperta, il labbro inferiore è
rovesciato in fuori, il mento è bene appoggiato al seno, la maggior
parte dell'areola è visibile sopra la bocca del bambino (e non sotto).
Le sue guance sono arrotondate e gonfie, la suzione è
lenta e profonda, con pause, si può sentire il rumore della deglutizione
(e non schiocchi).
In questo modo il capezzolo arriva in fondo alla bocca del bambino,
l'areola è compressa contro il suo palato e la lingua spreme
ritmicamente i depositi di latte nei dotti.
È importante lasciare che il bambino succhi fino a staccarsi spontaneamente
dal seno per produrre più latte e per limitare il rischio di ingorgo
mammario. Alla fine della poppata il latte è più ricco di grassi
e quindi più sostanzioso.
Per la pulizia dei capezzoli, basta sciacquarli con acqua unadue
volte al giorno, evitando di utilizzare sapone o altre sostanze. I capezzoli
sono naturalmente lubrificati dalla secrezione di ghiandole cutanee
dell'areola.
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Quando il neonato succhia, arriva un messaggio attraverso i nervi spinali
alla base del cervello della madre, dove l'ipotalamo e la ghiandola
ipofisi producono due sostanze, la prolattina (che stimola le cellule
della mammella a produrre latte) e l'ossitocina (che fa contrarre le
cellule attorno ai dotti galattofori, espellendo il latte prodotto).
La produzione di latte dipende esclusivamente dalla prolattina, e questa
è prodotta solo in seguito alla suzione. L'ossitocina viene prodotta
anche in seguito a stati emotivi: se la mamma sente piangere suo figlio
o vede una sua fotografia o pensa che è ora di allattarlo, può sentirsi
gocciolare di latte i seni.
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Il "ruttino" non è obbligatorio, ma - se il bambino piange dopo
aver succhiato vigorosamente - può essere utile provare a fargli fare
il ruttino durante o dopo la poppata: lo si può tenere inclinato in
avanti, dandogli eventualmente qualche colpetto delicato sulla schiena.
Il singhiozzo, spesso presente in bambini voraci, non deve preoccupare.
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CALO FISIOLOGICO, FECI E URINE
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Nei primi 3-6 giorni di vita il neonato cala di peso: è un evento fisiologico
e necessario per il suo metabolismo. Può perdere fino al 10% del
suo peso (da 3000 g può scendere a 2700 g): questo soprattutto per
la perdita di liquidi sotto forma di urine e di meconio (il materiale
contenuto nell'intestino fetale, di colore nerastro).
Il recupero del peso iniziale avviene in genere entro 7-10 giorni. Dopo
i primi giorni il bambino comincia a scaricare feci da latte materno,
di colore giallo (talora verde, soprattutto se vi è molta aria nell'intestino),
di consistenza molle. Il numero delle scariche varia molto, fino
a sei-sette volte al giorno.
Il neonato che succhia a sufficienza dovrebbe bagnare il pannolino
almeno cinque-sei volte al giorno dopo la montata lattea.
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SOLO SENO, NON BIBERON, NON SUCCHIOTTO
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NO ALLE TENTAZIONI DI DARE "AGGIUNTE" - Se il bambino nato a
termine urina normalmente e presenta un calo fisiologico, non è necessario
ed è assolutamente sconsigliato dare "aggiunte" di liquidi col biberon
(nemmeno acqua semplice!).
Se il bambino viene saziato col biberon, non avrà più voglia di succhiare
al seno; non stimolerà così la produzione di latte e vi saranno maggiori
rischi di ingorgo, di dolore, di perdita del latte materno.
Il pediatra prescriverà eventuali aggiunte, ma solo se vi è un’indicazione
medica.
Quando succhia al biberon, il bambino non deve aprire molto la
bocca ed è stimolato alla suzione da un materiale certamente meno morbido
del capezzolo. Il bambino non deve muovere le mascelle per far entrare
il latte nei dotti e la sua lingua non comprime la tettarella.
Il latte gocciola facilmente nella bocca, soprattutto se il biberon
è tenuto alto, mentre quando succhia al seno il latte non gli arriva
subito in bocca. Se l'allattamento è misto il neonato è spesso disorientato
nelle prime settimane, perché deve imparare due tecniche diverse
di suzione. Quindi, se in questo periodo è proprio necessaria un'integrazione
di latte artificiale, sarebbe ideale darla con un cucchiaino o una
tazzina.
SUCCHIOTTO NO! - Anche l'uso immotivato del succhiotto è da
evitare (soprattutto nei primi giorni di vita), per la confusione che
si crea nei movimenti di suzione.
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ORARI E DURATA DELLE POPPATE
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IN SINTONIA CON IL FIGLIO - Fin dai primi giorni ogni mamma
dovrebbe cercare di mettersi in sintonia con le esigenze del figlio.
E' molto difficile fare una programmazione all'inizio dell'esperienza.
La mamma scoprirà di aver messo al mondo un figlio molto vorace oppure
molto pigro, oppure abbastanza "normale"; vi sono bambini che si saziano
in dieci minuti e altri che restano attaccati al seno per oltre mezz'ora.
Certi neonati rispettano ragionevolmente dei ritmi e certi altri sono
quanto mai disordinati.

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Il numero delle poppate è scelto dal bambino (se è sano): la
maggior parte dei neonati desidera poppare ogni 2-3 ore (8-12 poppate
nelle 24 ore). Dopo alcune settimane la maggior parte dei neonati riduce
il ritmo a 6-8 poppate al giorno.
Come la mamma deve cercare di capire quando il figlio è affamato,
così deve cercare di capire quando è soddisfatto oppure quando desidera
attaccarsi ancora all'altro seno. Il bambino sazio di solito si stacca
da solo dal seno. A volte, quando la mamma capisce che il bambino
è sazio (perché si addormenta e non succhia più in modo efficace),
può staccarlo stirando con un dito l'angolo della sua bocca, così da
farla aprire evitando bruschi strappi. È sempre consigliabile offrire
entrambi i seni ad ogni poppata, anche se certi neonati si saziano
ad un solo seno. Di regola si comincia dal seno a cui il bimbo ha mangiato
per ultimo nella poppata precedente.
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DI GIORNO, nelle prime settimane di vita, se dorme più di
quattro-cinque ore, è bene svegliarlo, proponendogli il pasto. Questo
è importante perché più volte il neonato poppa, più latte il seno produce.
DI NOTTE è normale che il neonato succhi al seno, anche più
volte, e questo è importante perché lo stimolo ormonale a produrre
latte è più forte di notte. Per gestire le poppate notturne è meglio
tenere accanto il bam-bino cercando di evitare troppa luce e rumore,
così da riprendere a dormire subito dopo la poppata. Se il bambino succhia
molto spesso occorre mantenere la massima serenità e riposare di più
durante il giorno.
È utile fin dall'inizio proporgli - non imporre! - un orario serale
che rispetti i ritmi di sonno della mamma (dopo l'ultima poppata mamma
e bambino dovrebbero addormentarsi contemporaneamente).
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DIFFICOLTA' E PROBLEMI DEL SENO
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CAPEZZOLI PIATTI E/O INTROFLESSI - Nell'ultimo trimestre di
gravidanza è bene consigliarsi con l'ostetrica.
Si raccomanda di attaccare al seno il bambino molte volte al giorno.
Possono essere utili delle manovre di stiramento del capezzolo, eventualmente
aspirando con una siringa tiralatte.
Il paracapezzolo è da evitare perché ostacola la stimolazione
dell'areola e il bambino non riesce a svuotare bene i depositi di latte.
Se occorre proprio usarlo, è bene toglierlo dopo i primi minuti della
poppata. I capezzoli piatti possono esser dovuti anche all'ingorgo mammario.
CAPEZZOLI DOLENTI - Durante i primi giorni di allattamento, all'inizio
di ogni poppata, si può avvertire per pochi minuti un lieve fastidio
al capezzolo, simile a quello di un pizzicotto. È causato da irritazione
per la suzione vigorosa e deve essere considerato un fenomeno normale.
Dolori più intensi sono di regola legati ad una non corretta tecnica
di attaccamento al seno (correggere la posizione e mantenere i capezzoli
asciutti, anche esponendoli all'aria) o ad ingorgo mammario o a mughetto.
Se compaiono screpolature, consultare subito l'ostetrica.
RAGADI - Sono piccole ferite lineari, dolorose e talora sanguinanti,
che si formano nei primi giorni soprattutto alla base del capezzolo.
Sono favorite soprattutto dalla errata posizione in cui è tenuto
il bambino e dall'errato modo di attaccarsi al seno.
Le ragadi possono rappresentare un serio ostacolo al proseguimento dell'allattamento.
In genere, se ben curate, possono guarire dopo alcuni giorni.
Il bambino può presentare occasionalmente rigurgiti con striature di
sangue, vomiti o scariche di colore scuro: di regola per questi fenomeni
non occorre preoccuparsi.
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Prevenzione
– la posizione del neonato e l'attacco al seno devono essere corretti
– mantenere bene asciutti i capezzoli (le coppette assorbilatte non
sono consigliabili in caso di ragadi e nel primo periodo dell'allattamento;
sconsigliate quelle rivestite di plastica)
– non usare reggiseni stretti o di tessuto sintetico
– non usare sapone (che secca la pelle).
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Cura
– è sconsigliato l'uso di sapone, di creme o di unguenti (fitostimoline,
antibiotici, ...), di alcool (topici, ...), di paracapezzoli, di coppette
assorbilatte in tessuto sintetico
– può essere utile applicare sul capezzolo qualche goccia di latte spremuto
dopo la poppata e lasciare asciugare all'aria, tenendo il seno scoperto
– se il dolore è troppo forte, spremere un po' di latte manualmente
– far succhiare prima alla mammella senza ragadi
– curare l'eventuale mughetto in bocca al bambino (talora è presente
anche sul capezzolo sotto forma di mucosa infiammata: in questo caso
è necessario trattare anche il capezzolo)
– in casi particolari, soprattutto nel caso di ragadi sanguinanti, l'ostetrica
può consigliare di applicare lanolina idrata o altri preparati, dopo
la poppata
– variare la posizione del bambino.
Nei casi più ostinati è importante rivolgersi al medico o all'ostetrica;
può essere necessario sospendere momentaneamente l'allattamento dal
seno dolente per almeno due-tre poppate; occorre però svuotarlo manualmente
con regolarità (e il latte spremuto può essere utilizzato dandolo al
bambino).
Complicazioni
– si rischia una infezione locale od estesa alla mammella.
INGORGO MAMMARIO - È una condizione per cui, soprattutto nei
primi giorni di vita e col primo figlio, si avverte dolore alle mammelle
con sensazione di calore e pesantezza. Normalmente questo dura pochi
giorni, con un indurimento cirscorcritto delimitabile con i polpastrelli.
Il neonato non riesce ad afferrare bene l'areola: può così diminuire la
quantità di latte succhiato con rischio di compromettere l'allattamento.
Possono comparire febbre e malessere generale. Certe volte l'ingorgo è limitato
ad un solo dotto ("nodulo", con arrossamento della pelle).
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Prevenzione
– allattare subito dopo il parto, a richiesta e con maggiore frequenza
(anche ogni due ore)
– attaccare al seno il bambino in posizione corretta
– "svuotare" del tutto un seno ad ogni poppata (ed eventualmente saziare
il bambino attaccandolo poi all'altro seno).
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Cura
– 10-15 minuti prima di ogni poppata, se non c’è febbre, fare spugnature
caldo-umide o applicare impacchi caldi (asciugamano bagnato in
acqua calda, termoforo), fare una doccia calda al seno, fino alla risoluzione
dei sintomi
– offrire al bambino per primo il seno non colpito dall'ingorgo
per 3-5 minuti e poi il senon con ingorgo
– massaggiare il seno con movimenti circolari delle dita a piatto con una
serie di cerchi concentrici dall'esterno all'interno, verso l'areola
– se compare dolore molto intenso si possono applicare impacchi freddi
sotto le ascelle tra una poppata e l'altra
– usare la spremitura manuale prima di attaccare il bambino.
Complicazioni
– la mastite è l'infezione della ghiandola mammaria, con febbre
elevata, malessere, comparsa di ascesso in una zona ben delimitata della
mammella. Deve essere curata subito dal medico con antibiotici e antidolorifici
e con il riposo.
Di regola si può continuare ad attaccare al seno regolarmente
il bambino.
In caso di forte dolore si può togliere il latte con spremitura o con
tiralatte. Solo in casi eccezionali può essere necessario interrompere l'allattamento
al seno colpito per uno-due giorni, svuotandolo regolarmente
ed eliminando il latte.
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COME SVUOTARE IL SENO
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Se compare ingorgo mammario o se la mamma ha un improvviso impegno,
può essere utile saper svuotare il seno, conservando il latte spremuto.
Può essere necessario togliersi regolarmente il latte in caso di ricovero
del neonato, specialmente per prematurità. Qualche mamma desidera congelare
il suo latte prodotto in eccesso e qualche mamma deve svuotare il seno
e gettare il latte, qualora usi farmaci controindicati (molto rari)
o sia sottoposta ad anestesia generale.
SPREMITURA MANUALE e TIRALATTE
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– mantenersi rilassata e prendersi il tempo necessario (20-30 minuti)
– lavarsi bene le mani e il seno ed eventualmente fare un breve impacco
caldo in caso di seno molte teso
– provocare l'eiezione del latte stimolando i capezzoli, concentrandosi
sul bambino
– massaggiare delicatamente la mammella con movimenti circolari dalla
periferia verso l'areola, distribuendo la pressione su tutta la massa
del seno per qualche minuto
– spremere manualmente l'areola tra pollice e indice posizionati
a 2-3 cm distanti dal capezzolo comprimendo ritmicamente la mammella,
raccogliendo il latte in un contenitore
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– cambiare posizione delle dita attorno all'areola per svuotare tutti
i depositi di latte di un seno
– passare all'altro seno dopo alcuni minuti, alternando le mammelle
ancora per 2-3 volte e svuotandole completamente.
Se la spremitura serve a svuotare un seno ingorgato, bisogna limitarla
a pochi minuti e provare ad attaccare al seno il bambino appena possibile.
È indispensabile utilizzare biberon sterili e scrivere su un'etichetta
data e ora del prelievo (e il nome, se occorre recapitare il latte in
Ospedale).
Tiralatte elettrici sono disponibili a noleggio nelle farmacie:
hanno un'azione ritmica e delicata (regolabile). Sono facili da usare
anche i tiralatte manuali.
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DIFFICOLTA' E PROBLEMI DI ALLATTAMENTO
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OLTRE IL 95% delle mamme trentine allatta alla nascita (il 10-15%
in modo parziale, con qualche aggiunta), ma già a 2 mesi si scende all'80%.
Le crisi più frequenti, con bambini che si dimostrano non soddisfatti,
compaiono soprattutto a 10-15 e a 40-50 giorni di vita (“scatti
di crescita”).
A 4 MESI i bambini trentini allattati al seno scendono al 70-75%
(erano il 15% nel 1980, il 35% nel 1990) e a 6 mesi al 55%. I migliori
livelli mondiali sono superiori del 10-20% (a 4 mesi: Norvegia 90%,
Svezia e Danimarca 80%).
Occorre certamente migliorare ancora la nostra situazione, con la convinta
collaborazione delle mamme e soprattutto con il convinto ed efficace
sostegno da parte delle strutture sanitarie.
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BANCA DEL LATTE MATERNO, TRASPORTO, CONSERVAZIONE -Se il neonato
viene ricoverato, il reparto di Patologia neonatale darà tutte le istruzioni
alle madri per iniziare e continuare l'allattamento con latte materno.
Presso la Divisione di Neonatologia di Trento è in funzione una BANCA
DEL LATTE MATERNO, alla quale viene regolarmente consegnato il latte
prelevato con il tiralatte in ospedale o a domicilio.
Il latte materno, in particolare quello di madri che hanno partorito
prematuramente - se non si prevede di utilizzarlo entro 24-48 ore dal
prelievo - sarà pastorizzato, congelato e utilizzato successivamente per
il proprio figlio o per altri neonati molto prematuri. Sono disponibili
informazioni e consigli dettagliati su come prelevare e trasportare il latte
con la massima sterilità.
Anche a casa una mamma può tenere una scorta del suo latte in frigorifero
a 4° fino a 48 ore o in freezer per 3 mesi (al massimo 6).
Il latte materno va scongelato a temperatura ambiente (non nel microonde!)
e riscaldato a bagnomaria.
SE IL BAMBINO È “INSODDISFATTO”...: si sazia con difficoltà (anche
dopo 40-50 minuti), succhia 10-12 volte al giorno, piange spesso per
fame (anche 1-2 ore dopo un pasto).
La mamma deve anzitutto controllare che siano corretti posizione,
presa, suzione e che il peso aumenti regolarmente (crescita minima
di almeno 100-150 g alla settimana).
… DUE SOLE LE RACCOMANDAZIONI! - Per aumentare la quantità di
latte, due sole sono le raccomandazioni:
1. occorre anzitutto che la mamma abbia fiducia in se stessa,
che mantenga la massima serenità, e che riposi (deve farsi
aiutare nei lavori e deve ridurre le visite): più la mamma è ansiosa
o depressa, meno latte produce;
2. occorre che stia vicina al bambino attaccandolo al seno anche
ogni due ore (fino a 10-12 volte al giorno), evitando la tentazione
di dare anche piccole aggiunte di latte artificiale (il bambino si sazia
sì, ma così facendo non stimola la ripresa del latte materno!).
Non debbono esservi mai dubbi sulla "qualità" del latte materno. Non
si debbono mai eseguire analisi del latte materno. Non servono
farmaci o tisane o rimedi omeopatici!
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SE IL BAMBINO È "MOLTO INSODDISFATTO"…: non si sazia malgrado
frequenti poppate (10-12 al giorno); si addormenta con difficoltà; alla
doppia pesata si registra una scarsa assunzione di latte rispetto ai
fabbisogni minimi (130-150 g di latte per kg al giorno); la crescita
è insufficiente, inferiore a 100 g alla settimana.
Se la situazione non migliora, è utile rivolgersi a persone competenti:
al Nido di nascita (almeno nelle prime settimane di vita), alle ostetriche
del territorio, al pediatra di famiglia.
L'uso eventuale della bilancia (controllo della quantità del
latte con "doppia pesata") o del tiralatte è bene che sia concordato
con personale qualificato. Spesso la ripresa dei normali ritmi avviene
in pochi giorni.
In caso di insuccesso, dopo aver sentito il parere dell'ostetrica
o del pediatra, sarà la mamma cosciente e responsabile a fare
la scelta di dare un'aggiunta di latte in polvere.
La scelta di ricorrere ad aggiunte di latte artificiale deve essere
ben ponderata dalla mamma.
SE IL NEONATO DORME TROPPO E NON CRESCE…: succhia poco e dorme
molto (in apparenza è un neonato "ideale"...), la crescita risulta essere
inferiore a 100 g alla settimana.
In questo caso occorre rivolgersi subito al pediatra: sarà visitato, sarà
controllata accuratamente la quantità di latte assunto (doppie pesate) e
saranno prescritte analisi per evidenziare eventuali malattie o disturbi.
E SE LA MAMMA SI CURA? - In casi eccezionali (dopo una anestesia
totale, ad esempio) può sospendere l'allattamento per un breve periodo,
togliendosi regolarmente il latte e gettandolo. E' trascurabile l'effetto
di una anestesia locale (del dentista, ad esempio).
L'uso della maggior parte degli antibiotici e di altre medicine
non controindica la prosecuzione dell'allattamento al seno. Certi farmaci
possono inibire la produzione di latte o modificarne la composizione.
Sono però pochissimi i farmaci del tutto incompatibili: certi antitumorali
o antidepressivi, certi antiaritmici (come l'amiodarone), l'ergotamina
(presente nel Gynergen), ...
Si può usare occasionalmente l'aspirina (meglio la tachipirina)
a dosaggi normali. Non si devono usare lassativi energici, ma
quelli a base di fibre o lattulosio. In ogni caso è bene assumere il
farmaco subito dopo aver allattato.
Gli ormoni contenuti nella "pillola" passano nel latte e perciò
è consigliabile ricorrere ad altri metodi anticoncezionali. L'allattamento
al seno non blocca del tutto l'ovulazione, per cui non è un affidabile
metodo di controllo delle nascite.
È fondamentale ricevere dal medico che prescrive farmaci le informazioni
su rischi e benefici del farmaco sia per la madre che per il bambino.
Per qualsiasi dubbio su interferenze tra farmaci e allattamento materno,
telefonare alla Divisione di Neonatologia di Trento (0461.903811 - possibilmente
dalle ore 13 alle 14 e dalle 19 alle 20).
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NO AL FUMO, ANCHE PASSIVO! Fumare è controindicato; se la madre
vuole proprio fumare occasionalmente qualche sigaretta, lo faccia subito
dopo aver allattato.
Vi sono innegabili effetti nocivi del fumo passivo: questo può
indurre nel bambino più coliche, più infezioni delle vie respiratorie,
otiti, asma,... È anche documentato un più elevato rischio di morte
improvvisa del lattante. Quindi deve essere assoluto il divieto di
fumare in casa del neonato!
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ALIMENTAZIONE DELLA MADRE E AMBIENTE
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La dieta della mamma deve essere sana, variata, ricca di liquidi.
Deve comprendere in particolare cereali, frutta e verdura di stagione.
Diete uniformi, come quella vegetariana, possono dare deficit di vitamine,
minerali, proteine.
Un cambiamento di sapore, di solito ben accettato dal bambino, può essere
dovuto a cavoli, cipolle, aglio, peperoni, asparagi, sedano, carciofi,
...
Di regola non occorrono particolari integrazioni con vitamine
o minerali, né serve introdurre più calorie. E' vero che sono necessarie
circa 500 calorie in più per la donna che allatta, ma è altrettanto
vero che il fabbisogno è di regola coperto senza bisogno di particolari
"calcoli". E' ammessa qualche tazzina di caffè o tè. Il caffè,
come il cioccolato, può dare al neonato irritabilità e disturbi intestinali.
Sconsigliabile bere alcool in quantità superiore a due bicchieri
di vino o di birra al giorno (non è vero che la birra stimola la produzione
di latte!). Nel caso di coliche intense del bambino nei primi
tre mesi può essere utile provare ad eliminare dalla dieta materna -
per almeno una settimana - latte, latticini ed ogni alimento che contenga
latte vaccino. Per creare un ambiente sereno, incoraggiante e positivo
è bene evitare situazioni stressanti od impegni di lavoro, troppe visite,
troppe telefonate. Evitare interferenze con persone che non danno sostegni
positivi. E' fondamentale la collaborazione del padre.
È consigliabile prepararsi un "angolo di casa" tranquillo e rilassante
e bere acqua poco prima e durante la poppata.
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ALLATTAMENTO IN CASO DI GEMELLI
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Il seno di una mamma che ha partorito due gemelli è in grado di produrre
latte per entrambi se la stimolazione del seno è raddoppiata. Ogni mamma
dovrà cercare di seguire una propria strada, in rapporto ai diversi
ritmi e alle diverse esigenze dei gemelli.
I gemelli si possono allattare contemporaneamente, attaccandoli entrambi
ai due seni; certe mamme preferiscono invece allattare un gemello per
volta.
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ALIMENTAZIONE CON LATTE ARTIFICIALE
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ALLATTAMENTO MISTO - La mamma, qualora debba ricorrere al latte
in polvere, anche per aggiunte parziali, non deve sentirsi colpevole
o incapace, ma accettare la situazione con la massima serenità.
Questo è possibile se la mamma si è impegnata al massimo a difendere
il suo latte.
Se il bambino viene dimesso con allattamento misto dall'ospedale,
la mamma - in un ambiente più riposante e familiare - dovrebbe impegnarsi
ad allattare esclusivamente col suo latte, applicando i giusti metodi
di allattamento al seno e facendosi seguire da persone esperte.
In caso di allattamento misto, è sempre consigliabile attaccare al
seno il bambino ad ogni pasto per almeno 10-20 minuti, passando
poi al biberon. Questo per mantenere stimolata al massimo la produzione
di latte da parte della mamma. Non è consigliabile alternare pasti
di latte materno e di latte artificiale. Non si consiglia di usare
latti liquidi per le aggiunte: siccome la confezione da 500 g deve essere
usata entro 48 ore, si è invogliati a dare aggiunte più consistenti.
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Il biberon deve essere sempre tenuto inclinato, in modo che la tettarella
sia sempre piena di latte e il piccolo non ingurgiti aria. La mamma
deve comunque mantenere uno stretto contatto occhi-occhi col figlio.
LATTE ARTIFICIALE, L'UNICA ALTERNATIVA - Se non è disponibile
il latte della sua mamma, il neonato umano deve ricevere un alimento
che si avvicini il più possibile come composizione al latte materno.
L'unica alternativa è rappresentata dai latti in polvere (o liquidi)
presenti in commercio (quasi tutti contrassegnati dal numero UNO),
adeguati per i primi 4 mesi di vita.
Dopo i primi 4 mesi e fino ai 12 mesi si userà il latte DUE.
Il latte vaccino ("naturale" solo per il vitello) è controindicato
nei primi mesi di vita ed è sconsigliato anche nel secondo semestre.
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MA QUANTO MI COSTA!! - Il latte in polvere, alimento obbligatorio
per un neonato che non disponga di sufficiente latte materno, ha in
Italia un costo non trascurabile di circa 4-5 euro al litro (sui
5-6 euro i latti liquidi). Allattare un figlio con latte artificiale
nel primo anno di vita ha un costo totale che può arrivare a superare
i 1000-1500 euro. I genitori possono ricorrere a latti di marche secondarie
ma sempre adeguati, con risparmi del 50%. Consultare il sito della Associazione
Amici della Neonatologia Trentina o scrivere a: neonatologiatrentina@libero.
it.
Per diluire il latte in polvere non occorre utilizzare speciali (e
costose) acque in bottiglia, ma l'acqua del rubinetto bollita (e
conservata in bottiglia termica): ad ogni 30 ml di acqua occorre aggiungere
un misurino raso e non pressato.
QUANTO LATTE PREPARARE NEL BIBERON? È importante conoscere le
quantità medie che un bambino di peso normale può mangiare ogni giorno
in rapporto alla sua età.
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CRESCITA E BENESSERE DEL NEONATO
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Il benessere del neonato si deve valutare sulla base di tre indicatori:
– il suo comportamento e il suo aspetto generale (appare sazio
e soddisfatto alla fine della poppata, reagisce positivamente agli stimoli);
– la sua crescita regolare. Nei primi mesi di vita è accettabile
una crescita non inferiore a 100-150 grammi per settimana (se
la crescita è inferiore, attendere un controllo nella settimana successiva);
– la frequenza della diuresi (pannolino bagnato almeno 5 volte
al giorno).
L'aspetto del latte (sembra più "acquoso" in confronto col colostro)
così come le dimensioni del seno (più morbido e piccolo dopo la montata
lattea) non sono assolutamente indicatori di adeguatezza dell'alimentazione
al seno!
Non deve esservi nessuna preoccupazione se il bambino cresce "troppo"
(non esiste rischio di obesità da latte materno, ma nemmeno da latti
in polvere adattati).
SE CRESCE TROPPO POCO - Se il bambino cresce meno di 200-250
g in due settimane (meno di 500 g al mese) oppure se presenta un
arresto o un calo improvviso del peso, occorre cercare e trovare le
cause:
– il bambino assume latte in quantità sufficiente? (eventuali
controlli con doppie pesate, aumentare il numero delle poppate,…)
– il bambino presenta abbondanti rigurgiti o vomiti o disturbi
intestinali?
– il bambino dorme troppo, sembra più indebolito? (visita pediatrica
ed eventuali analisi).
LA BILANCIA - L'uso della bilancia è raccomandato per la pesata
settimanale, ma è sconsigliato controllare quanto ha mangiato un
bambino al seno ("doppia pesata"), se la sua crescita settimanale è
regolare. È importante controllare il peso in caso di diarrea o vomiti
ripetuti.
Il bambino deve essere pesato sempre col solo camicino (o sempre nudo).
I genitori scriveranno accuratamente ogni settimana i dati del peso
e della crescita nel Libretto sanitario pediatrico consegnato
alla nascita.
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ALCUNI CONSIGLI PRATICI
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INTEGRAZIONI CON VITAMINA D, VITAMINA K, FERRO, FLUORO
VITAMINA D - Il latte materno contiene quantità sufficienti di
ogni minerale e di ogni vitamina. Siccome però parte del fabbisogno
di vitamina D (antirachitica, per un normale sviluppo dello scheletro)
viene fornito dall'irradiazione solare e siccome nei mesi freddi i bambini
sono di regola coperti, è raccomandata una integrazione giornaliera
di vitamina D (400 unità) per tutto il primo anno di vita.
In estate si può sospendere la somministrazione della vitamina,
se il bambino viene portato regolarmente all'aria aperta.
Alla dimissione dall'ospedale sarà prescritta una quotidiana
somministrazione per bocca di due gocce di Adisterolo, il preparato
più adeguato.
VITAMINA K - Per la prevenzione della malattia emorragica tardiva
del neonato (molto rara, ma grave), si raccomanda di somministrare due
gocce di Konakion una volta alla settimana nei primi due-tre mesi di
vita. La somministrazione può essere sospesa se il bambino è allattato
con latte artificiale (già addizionato di vitamina K).
FERRO - In casi particolari, soprattutto nel caso di prematuri,
nati prima delle 32 settimane, sarà consigliata alla dimissione l'integrazione
con un preparato a base di ferro.
FLUORO - È documentato che passa una scarsa quantità di fluoro
nel latte materno, per cui non si raccomanda di assumerlo da parte della
madre (nemmeno in gravidanza).
È invece raccomandabile somministrarlo regolarmente al bambino dopo
i primi tre-sei mesi di vita.
ITTERO - Nei primi giorni di vita molti neonati presentano una
colorazione gialla della pelle, dovuta ad una sostanza presente nel
sangue (bilirubina, derivata dall'emoglobina dei globuli rossi). La
mamma può continuare ad allattare anche se i valori di bilirubina
sono elevati, anche se il bambino deve essere messo sotto una speciale
lampada (fototerapia).
Se dopo la dimissione, a casa, la mamma nota un colore sempre più
giallo della pelle, deve telefonare al Nido di nascita in modo che possa essere
eseguito un controllo.
RIGURGITO, VOMITO - Se la crescita del bambino è regolare,
non ci si deve preoccupare per vomiti occasionali oppure per frequenti
rigurgiti.
DIARREA - Le feci da latte materno sono spesso molli e frequenti
(fino a 5-7 volte al giorno), talora con grumi bianchi e catarro. Si
ha diarrea quando le feci sono molto frequenti, liquide, maleodoranti:
in questo caso si può sempre continuare l'allattamento al seno,
tenendo sotto controllo il peso. Indispensabile il controllo da parte
del pediatra, soprattutto se l'allattamento si fa col latte in polvere.
FEBBRE - Nei primi mesi di vita ogni episodio di febbre deve
essere controllato dal pediatra. Fino a 37.5° la temperatura, misurata
per via rettale, è normale. Oltre i 38° occorre tener scoperto
il bambino e comunque, in attesa del medico, occorre controllare bene
il suo comportamento. Se presenta eccessiva sonnolenza o debolezza,
irritabilità o sofferenza, urge il controllo medico. Attaccare al
seno il bambino con maggiore frequenza ed eventualmente dargli da
bere acqua a volontà (del rubinetto!) È utile tenere in casa un antifebbrile
in gocce, da utilizzare solo se la febbre supera i 38.5°-39°
(ad es. Tachipirina: 3 gocce ogni kg di peso).
MUGHETTO - È un'infezione frequente nel lattante: compare in
bocca come una muffa bianca e può disturbare l'alimentazione.
Non bisogna toglierlo strofinando le mucose, ma è consigliabile mettere
in bocca più volte al giorno qualche goccia di soluzione all'1% di violetto
di genziana (con validità di un mese, se tenuta al riparo della
luce) o altri farmaci prescritti dal pediatra. La cura deve essere protratta
fino a una settimana dopo la guarigione.
È utile applicare la soluzione anche su capezzolo e areola per
prevenire la comparsa di candidosi al seno.
SICUREZZA: NELLA CULLA E IN AUTOMOBILE - Il bambino deve dormire
a pancia in su (supino), non troppo coperto, con il viso
scoperto, in ambiente non troppo caldo in cui non si fumi. Con
queste regole si possono ridurre di molto i rischi di morte improvvisa.
La posizione supina non aumenta il rischio di soffocamento in caso di
rigurgiti.
Fin dalla nascita (per legge!) il bambino deve essere protetto
nei suoi eventuali viaggi in automobile. Si può tenerlo nella navicella
della carrozzina, con speciale imbottitura e fascia fissata alle cinture
di sicurezza posteriori; o meglio su seggiolino di gruppo zero, collocato
sul sedile posteriore.
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DURATA DELL'ALLATTAMENTO E DIVEZZAMENTO
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È raccomandabile un allattamento materno esclusivo fino a sei mesi.
In questi mesi il latte materno costituisce il nutrimento ideale per
il bambino. Se si deve tornare a lavorare e non si può alimentare al
seno direttamente il bambino per alcune poppate, la spremitura manuale
o la raccolta del latte materno con il tiralatte ovvieranno all'assenza
della mamma.
A sette mesi è indispensabile iniziare a somministrare almeno un pasto
diverso dal latte materno. In casi eccezionali, valutati dal
pediatra, il divezzamento può iniziare anche prima, ma mai prima
del compimento dei quattro mesi di vita.
Il latte materno, possibilmente, deve essere offerto al bambino anche
dopo i sei mesi di vita, quando il bambino inizia gradualmente ad
alimentarsi con cibi diversi. Alcuni bambini desiderano succhiare al
seno anche oltre il primo anno di vita. È sempre vantaggioso per la
salute del bambino ed anche per migliorare reciproca conoscenza e dialogo
tra mamma e figlio. Il graduale passaggio all'alimentazione mista comporta
una naturale riduzione della produzione di latte.
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