(Torna alla 1° pagina..)(2° pagina) gli sportivi si sottopongano a una visita uro-andrologica periodica per prevenire l’insorgenza o il peggioramento di questi disturbi più o meno gravi.
Sono queste le conclusioni degli specialisti della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica, medici sportivi e urologi, che insieme a medici di medicina generale si sono confrontati nel meeting scientifico dedicato a “Sport e patologie urogenitali” presso il Policlinico Gemelli promosso dalle Scuole di specializzazione in Medicina dello Sport, diretta dal prof. Paolo Zeppilli, e in Urologia, diretta dal prof. Pierfrancesco Bassi.
Attenzione dunque alle patologie urogenitali che possono essere causate dall’attività sportiva, ma che si possono prevenire, diagnosticare precocemente e quindi trattare efficacemente. Pur essendo molto frequenti le patologie urologiche correlate allo sport sono spesso sottovalutate e sottostimate dagli stessi medici.
“Sotto accusa” in particolare alcuni sport che richiedono improvvisi e intensi sforzi, come per esempio il sollevamento pesi, perché “possono favorire l’insorgenza del varicocele, una patologia di frequente riscontro tra i giovani sportivi caratterizzata da una difficoltà del deflusso sanguigno dal testicolo su base congenita, spesso asintomatica e che è la principale causa di sterilità nel maschio - ha spiegato il prof. Bassi. Uno dei mezzi più efficaci per la diagnosi tempestiva di questa malattia è la visita sportiva.
Anche l’orchialgia cronica può essere correlata ad alcune attività sportive e comunque può ostacolarle. Un dolore testicolare intermittente o costante, unilaterale o bilaterale che sia presente da almeno tre mesi e tale da interferire con le attività quotidiane, comprese quelle sportive, del paziente può far pensare a l’orchialgia cronica. “Quando non si riesce a trovare una causa precisa del dolore - ha aggiunto Bassi - il trattamento mira alla cura del sintomo dolore e si basa su farmaci antidolorifici o agenti sul sistema nervoso, su anestetici locali e, nei casi più difficili, sulla microchirurgia”.
“Alleati” di patologie o disturbi urologici sono i traumi conseguenti all’attività sportiva, che possono interessare ogni componente dell’apparato uro-genitale con conseguenze severe per i reni, oppure croniche a danno dell’uretra maschile. Inoltre, malformazioni urogenitali congenite possono esporre maggiormente a traumi urogenitali e vanno tenute in considerazione dallo sportivo che ne è affetto.
Le sindromi prostatiche e il dolore pelvico cronico rappresentano altre frequenti patologie urologiche che vedono nel dolore perineale (area genitale e perianale) il principale sintomo. “La loro importanza in ambito sportivo è correlata all’età spesso giovane dei soggetti affetti e alla natura invalidante dei sintomi tali da impedire l’attività sportiva – ha sottolineato l’urologo della Cattolica - La loro origine è multifattoriale ed ancora poco nota. Un'iniziale infezione batterica può rappresentare l’inizio di un complesso processo infiammatorio, che porta con una specie di reazioni cosiddette ‘a cascata’, all'instaurarsi di un dolore pelvico cronico”.
Traumi violenti o ripetuti a carico della zona perineale possono esacerbare un dolore pelvico cronico in soggetti che praticano sport come l'equitazione, il ciclismo o il motocross. Infine alterazioni dei sistemi di controllo del dolore e disfunzioni nervoso-muscolari contribuiscono in maniera complessa nel causare i sintomi. “Il dolore contribuisce inoltre a instaurare fenomeni depressivi, che accentuano ulteriormente la sintomatologia dolorosa – ha affermato Bassi - Essendo le cause molteplici, anche la terapia si avvale di diversi approcci: farmacologico, fisioterapico e neuromodulatorio”.
A tal proposito vale la pena sottolineare anche l’esistenza di relazioni positive tra dolore pelvico cronico ed attività fisica; ci sono infatti evidenze che una sana attività fisica aerobica può contribuire sensibilmente al miglioramento dei sintomi nei pazienti affetti.
Una più stretta correlazione esiste tra sport che causano traumatismo nella zona genitale-perianale e la cosiddetta “sindrome da intrappolamento del nervo pudendo” (conosciuta anche come sindrome del canale di Alcock). “Tale disturbo – ha aggiunto Bassi - si manifesta con sintomi molto simili a quelli delle sindromi prostatiche, ma che necessita di una diagnosi e un trattamento specifici”.
Un capitolo a sé del convegno è stato dedicato ai danni urogenitali da doping. L’assunzione di sostanze dopanti, come per esempio gli steroidi anabolizzanti, può causare non solo miocardiopatie, infarto del miocardio e ictus, danni al fegato, ma anche importanti effetti dannosi a carico dell’apparato urogenitale come disfunzione erettile, infertilità e neoplasie urologiche.
“L’utilizzo di steroidi anabolizzanti può accelerare lo sviluppo dell’ipertrofia prostatica – ha affermato Bassi - con conseguenti disturbi minzionali come indebolimento del mitto urinario, ritenzione urinaria e bisogno di urinare frequentemente. Queste sostanze possono inoltre causare diminuzione della produzione di spermatozooi e atrofia testicolare con riduzione della fertilità, disfunzione erettile, ingrossamento delle mammelle nell’uomo, diminuzione del desiderio sessuale. Sono infine emerse delle evidenze di associazione tra l’utilizzo di sostanze dopanti e tumori urogenitali.
Lo sport può anche far male – ha concluso Bassi – pertanto il medico è sempre necessario vicino allo sportivo, che deve eseguire gli allenamenti sempre sotto una stretta sorveglianza medica”.

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