(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) di volume cerebrale a 2 anni andava incontro a una progressione di disabilità confermata a 6 mesi , rispetto al 15,4% dei pazienti con il tasso più basso di perdita di volume cerebrale (p=0.018).
Un'analisi separata dello studio di estensione con follow-up a lungo termine LONGTERMS ha dimostrato che il tasso di perdita di volume cerebrale nei pazienti trattati con fingolimod è rimasto stabile, durante i 6 anni, con valori tra lo 0.33% e lo 0.46%: un tasso vicino a quello che si può osservare nelle persone sane, mentre il tasso di perdita di volume cerebrale normalmente osservato nelle persone con sclerosi multipla è approssimativamente tra 0.5% e 1.35% ogni anno.
“Sviluppare dati che permettano alla scienza e alla pratica clinica di fare passi avanti per migliorare la salute dei pazienti fa parte dell'impegno di Novartis. Questi nuovi risultati confermano il rapporto tra perdita di volume cerebrale e progressione della disabilità a lungo termine, a sostegno dell'importanza del significato di questo parametro di malattia”, afferma Vasant Narasimhan, Global Head of Development, Novartis Pharmaceuticals. “I nuovi dati, che mostrano tassi costantemente bassi di perdita di volume cerebrale nei pazienti trattati con fingolimod, sono rassicuranti, considerando la natura cronica e debilitante della patologia”.
La perdita di volume cerebrale nelle persone con sclerosi multipla ha un decorso circa 3-5 volte più rapido rispetto a quello nelle persone sane e la materia cerebrale persa non può essere recuperata. La perdita di volume cerebrale può esordire precocemente, spesso resta inosservata ed è associata, nei pazienti con SM, ad una perdita di funzionalità fisica e cognitiva (ad esempio la memoria).
Le analisi dei dati pooled dello studio di fase III FREEDOMS e degli studi di estensione hanno dimostrato che indipendentemente dal trattamento ricevuto la perdita di volume cerebrale è associata a una futura progressione della disabilità a lungo termine.
Novartis è impegnata nella ricerca e nello sviluppo di nuove opzioni terapeutiche per soddisfare le esigenze delle persone con sclerosi multipla in ogni fase della malattia, con farmaci innovativi e mirati. Pioniera nel settore delle neuroscienze, Novartis guarda costantemente al futuro: “fingolimod, che ha recentemente raggiunto il risultato di 100.000 pazienti trattati complessivamente, è in sperimentazione anche nella sclerosi multipla primariamente progressiva, nella sclerosi multipla pediatrica e nella polineuropatia infiammatoria demielinizzante cronica”, spiega Paola Castellani, Head of Clinical Development, Medical Affairs & Patient Advocacy, Region Europe Novartis Pharma. “In pipeline ci sono nuove molecole in sperimentazione, come siponimod, ora in fase III di sviluppo clinico, concepita per diventare la prima terapia orale per la sclerosi multipla secondariamente progressiva; Novartis sta esplorando inoltre la linea di ricerca relativa all’interleuchina-17, che ha un ruolo chiave nella sclerosi multipla”.
Fingolimod è il capostipite di una nuova classe di farmaci chiamati modulatori dei recettori della sfingosina 1-fosfato (S1PR). L’innovativo meccanismo d'azione di fingolimod sequestra alcuni globuli bianchi (linfociti) nei linfonodi, impedendo loro di raggiungere il sistema nervoso centrale (SNC), dove potrebbero attaccare le guaine di mielina che proteggono le fibre nervose, riducendo così il danno infiammatorio. Il sequestro dei globuli bianchi è specifico (fingolimod preserva l’immunità) e reversibile alla sospensione del trattamento. Fingolimod, grazie alla sua natura lipofila, è in grado di attraversare rapidamente la barriera emato-encefalica e penetrare nel SNC; legandosi ai recettori S1P presenti sulle cellule del SNC (neuroni, astrociti, oligodendrociti, microglia) può indurre effetti neuroprotettivi o riparativi.

In questo modo fingolimod può esercitare effetti che favoriscono i meccanismi endogeni di riparazione e rimielinizzazione, tra cui il prolungamento della sopravvivenza degli oligodendrociti (le cellule che producono la mielina) e la riduzione della astrogliosi reattiva.
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12/09/2014 Arturo Bandini

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