(Torna alla 1° pagina..)(2° pagina) letali: una volta che si sono diffuse nei tessuti cerebrali la sopravvivenza media dei pazienti non supera di norma i 9 mesi. L'equipe del dott.Carbonell ha scoperto che il 95% delle cellule tumorali metastatiche cerebrali si sviluppa intorno ai vasi sanguigni del cervello, non attorno ai neuroni. In seguito gli studiosi britannici hanno osservato che, rimuovendo l'integrina, le cellule del cancro metastatiche smettevano di legarsi ai vasi sanguigni e, quindi, interrompevano la loro crescita. In questo modo si evitava il diffondersi delle metastasi nel cervello.
Il dott.Carbonell afferma che questa scoperta ci offre una maggiore comprensione delle dinamiche con le quali i tumori si sviluppano e nuove opportunità per elaborare trattamenti mirati per rallentarne la crescita.
Partirà da Bologna la sperimentazione clinica mondiale del cilengitide, una nuova terapia per combattere il glioblastoma, il più aggressivo dei tumori cerebrali.
L'unità operativa complessa di Oncologia Medica dell'ospedale Bellaria-Maggiore di Bologna, diretta dalla dott.ssa Alba Brandes, sarà il primo centro al mondo a testare su pazienti umani il farmaco cilengitide, studiato per affamare il tumore diminuendo l'afflusso di sangue alle cellule maligne.
Nel trial clinico saranno coinvolti i principali ospedali specializzati nella cura delle neoplasie encefaliche.
Cilengitide agisce inibendo le integrine, proteine che favoriscono la vascolarizzazione tumorale, portando il nutrimento e l'ossigeno necessari al cancro per crescere: l'azione del nuovo farmaco contrasta la capacità espansiva e metastatica del glioblastoma, impedendogli di colonizzare altre zone del cervello.
Cilengitide sarà dunque usato per la prima volta in Italia nella sperimentazione clinica di fase III in svolgimento a Bologna e condotta sotto il coordinamento dell'Eortc (European Organisation for Research and Treatment of Cancer).
La dottoressa Brandes spiega che cilengitide sarà associato ai trattamenti chemio e radioterapici già in uso, come quelli con temozolomide e radioterapia, in maniera da rendere il tumore più debole e vulnerabile all'attacco delle cure classiche.
L'esperta spiega che lo studio, partito recentemente, prevede che il tumore cerebrale, dopo essere stato asportato chirurgicamente, sia valutato a livello centralizzato in Europa in termini di caratteristiche genetiche e in particolare per lo stato di metilazione di un gene chiamato MGMT.
Queste le modalità di svolgimento dell'indagine clinica. Si formeranno due gruppi di pazienti: al primo gruppo di controllo verrà somministrata la chemio-radioterapia standard per 8 mesi, mentre al secondo verrà aggiunto a queste cure tradizionali il cilengitide per un periodo di 18 mesi.
Per controllare l'efficacia delle diverse terapie, le persone verranno sottoposte ogni due o tre mesi a una risonanza magnetica cerebrale. In questo modo, afferma la dottoressa Brandes, il medico potrà valutare se continuare o meno con quello specifico trattamento sulla base della risposta ottenuta.
È importantissimo sapere per tempo quali persone siano o meno portatori di un gene metilato coinvolto nel glioblastoma: per questo motivo, ricorda la Brandes, si deve immediatamente poter analizzare le caratteristiche genetiche del tessuto tumorale ottenuto dall'intervento d'asportazione, prima di iniziare la terapia sperimentale.
L'oncologa italiana coordina per il nostro paese questo studio mondiale, che potrebbe segnare una svolta decisiva nella guerra al glioblastoma: la dottoressa Brandes è tra i massimi esperti mondiali di tumori al cervello, è membro dell'Eortc e presidente del Gicno (Gruppo Italiano Cooperativo di neuro-oncologia).
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11/06/2009

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