(Torna alla 1° pagina..)(2° pagina) cardiovascolare. La camera dei comuni del Canada è ora stata ancora più categorica. Ha appena adottato una risoluzione che costringerà il ministero della sanità canadese ad approvare un regolamento o un progetto di legge che ne proibirà la presenza nei prodotti alimentari venduti in Canada.
Come mai questa inversione a ''U''?
Gli oli vegetali liquidi all'origine possono diventare solidi e sostituire i grassi d'origine animale e gli oli tropicali (come l'olio di palma o di noce di cocco) ricchi di grassi saturi, grazie al processo d'idrogenazione.
Gli acidi grassi trans si ottengono aggiungendo idrogeno ad un olio vegetale con l’obiettivo di renderlo solido.
Il cambiamento di struttura che si ottiene con l'idrogenazione permette di prolungare la durata dei prodotti e di garantirne la freschezza riducendo i costi di produzione.
Anche se l’olio d’origine è insaturo, con la parziale idrogenazione il grasso si trasforma e muta le sue caratteristiche nutrizionali. Nella sua forma “trans” non solo fa aumentare il livello delle lipoproteine LDL, il cosiddetto "colesterolo cattivo”, come accade anche con i saturi, ma in più fa diminuire quello "buono", l’HDL che protegge l’apparato cardiovascolare aiutando il corpo ad eliminare il colesterolo.
Gli oli idrogenati possono presentarsi sotto vari nomi, ad esempio, olio vegetale idrogenato o olio vegetale parzialmente idrogenato, ma in nessuna etichetta nutrizionale, invece, compaiono gli acidi grassi trans. Eppure è noto che si tratta dei grassi più dannosi per l’uomo, peggiori persino dei saturi.
L'utilizzo degli oli idrogenati nei prodotti alimentari risale all'800. Ancora nel 1950 venivano ritenuti migliori per la salute rispetto ai grassi saturi. Successivamente, la ricerca ha dimostrato che contenevano grassi trans, il cui consumo poteva contribuire ai problemi cardiovascolari.
I grassi trans sarebbero più nocivi dei grassi saturi. Un modello matematico che utilizza dati epidemiologici tratti del Nurse's Health Study (80.000 argomenti) ha già suggerito che riducendo del 5% il consumo di grassi saturi (grasso di carne, formaggio, grasso di pollame, ecc.), si poteva ridurre il rischio di malattie coronariche del 42 %. Tuttavia, si otteneva una diminuzione del rischi più importante, cioè 53 %, riducendo il consumo di grassi idrogenati di soltanto 2 %.
I grassi trans esistono anche in natura nelle carni dei ruminanti ed in alcuni prodotti caseari, ma in percentuali bassissime, infinitamente più basse rispetto ai prodotti industriali.
Gli effetti nocivi dei grassi trans contenuti nei grassi idrogenati sono attribuibili all'aumento del quantità di colesterolo LDL, quello ''cattivo'', nel sangue ed alla riduzione del colesterolo HDL, quello ''buono''.
Dato che è importante ridurre al minimo il consumo di grassi trans, ma anche quella di grassi saturi, questi due grassi dovrebbero essere riconoscibili sull'etichetta e confrontando la percentuale del valore quotidiano raccomandata, sarebbe possibile valutare rapidamente se una certa quantità di prodotto ne contiene molti o pochi.
Ad esempio, acquistando una margarina, occorre innanzitutto scegliere quella "non idrogenata" e poi consumarla moderatamente, anzi si può addirittura consigliare di preferire il burro e di evitare i prodotti industriali fritti se non si conosce bene il grasso con cui sono stati preparati, oppure evitare quelli dove sono indicati i grassi "idrogenati" o "shortening", quando sono indicati tra gli ingredienti.


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