(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) e danni cerebrali, la cui concentrazione può essere tenuta a bada proprio dalla vitamina B12. Le due sostanze hanno una relazione quantitativa con l'insorgenza della malattia, difatti, per ogni micromole di omocisteina in eccesso il rischio diAlzheimer aumenta del 16%, mentre per ogni picomole in più della forma attiva di vitamina B12 il rischio diminuisce del 2%.
Certo la dimensione del campione è limitata ma questo lavoro si aggiunge ai già tanti che negli anni passati hanno correlato gli effetti protettiva della vitamina B e che lasciano sperare nello sviluppo di nuove terapie a base di vitamine B.
Ad esempio uno studio pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition e svolto da alcuni ricercatori dell'Università di Oxford, aveva dimostrato come in pazienti anziani con livelli bassi di vitamina B12 i danni neurologici subiti fosseero il doppio rispetto ai coetanei dotati del giusto apporto vitaminico.
Precedenti studi della stessa squadra di ricercatori avevano messo in luce come il vino e il cioccolato, oltre al latte, possano arrecare effetti benefici simili a quelli evidenziati dal latte.
Gli studiosi inglesi stanno cercando di capire se gli integratori vitaminici possano aiutare a risolvere i problemi di memoria.
Un altro studio svolto dai ricercatori dell'Università di Oxford, diretto sempre da David Smith e pubblicato sulla rivista “Neurology”, aveva premiato la vitamina B12 come elemento fondamentale per avere e conservare una buona memoria.
I ricercatori avevano evidenziato che pazienti anziani con un basso livello di vitamina B12 sono soggetti maggiormente al rischio di incorrere in vere e proprie amnesie, con un rischio sei volte maggiore a chi, invece, ha un livello medio-alto di vitamina B12.
Questo ulteriore studio dimostrava, quindi, come non fosse un luogo comune dire che mangiare il pesce fa bene al cervello: la vitamina B12 si trova infatti in grande quantità nel pesce, nella carne e nel latte e previene il deterioramento neurologico.
Un'altra ricerca, pubblicata su “Neuropsychology”, metteva in luce i rapporti tra un genotipo e la predisposizione di alcuni anziani alla malattia di Alzheimer. Il genotipo in questione, l’allele ε4 nel gene dell’apolipoproteina E (APOE), è presente in circa il 15% delle persone ed è un fattore di rischio per la demenza. La ricerca indica che quasi una persona su quattro fra coloro che hanno una copia dell'allele 4 e quasi metà delle persone che hanno due copie dell'allele 4 svilupperà la malattia di Alzheimer.
È già noto alla ricerca, inoltre, che bassi livelli di due vitamine B, B12 e i folati sono legati ad una diminuzione della memoria e ad un maggior rischio di essere colpiti dalla malattia di Alzheimer. Finora pochi studi avevano esaminato insieme i due fattori, genotipo e vitamine, in relazione alle prestazioni cognitive di chi raggiunge le età più mature. Lo studio è stato condotto da ricercatori svedesi e britannici su 167 persone in buona salute, dall'età media di 83 anni.
A ciascuno dei partecipanti è stato praticato il prelievo del sangue per verificare i livelli delle vitamine ed il genotipo. Infine sono stati sottoposti ad una serie di test della memoria.
Dallo studio è emerso che la combinazione di bassi livelli di vitamina B12 e del genotipo con l’allele 4 è associabile in maniera significativa con una memoria meno efficiente. Gli autori dello studio precisano inoltre che le persone dal genotipo con l’allele 4 possono ottenere notevoli benefici per le loro capacità cognitive assumendo le vitamine B12 e folati. Si può dunque ritenere che assumere più vitamine del gruppo B può essere un efficace arma preventiva per la salute di chi ha superato certe soglie di età.
Ovviamente questo va fatto sotto il controllo e il consiglio del proprio medico curante: un'assunzione vitaminica eccessiva, infatti, fa male anziché fare bene.
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20/10/2010 Silvia Maglioni

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