(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) di stanchezza con un’attività fisica intensa che ci scarichi dallo stress e dalle fatiche della giornata.
Per chi ha il cancro, i trattamenti come la chemioterapia e la radioterapia producono effetti collaterali come l’affaticamento, o la nausea, mentre la chirurgia provoca dolore. In tali situazioni i rimedi bruschi da noi utilizzati di solito contro lo stress da lavoro non sono proprio i più adatti, e non lo sono perfino alcune forme di Yoga aerobico.
Lo Yoga non va considerato come una moda New Age. Va invece considerato come un complemento dei trattamenti usualmente praticati contro il cancro. Lo Yoga non cura direttamente ma aiuta le terapie convenzionali come quella farmacologica.
La American Cancer Society conferma che la ricerca ha indicato come lo Yoga sia una pratica che può essere usata per controllare funzioni fisiologiche come la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca, la respirazione, il metabolismo, la temperatura corporea, le onde cerebrali ed altre funzioni corporee.
Lo stress che colpisce il malato di cancro può indebolire il sistema immunitario, rendendo ancora più difficile la lotta contro la malattia.
Le varie forme di Yoga comprendono esercizi di allungamento dei muscoli e di resistenza, respirazione profonda, meditazione.
Tra le parole usate dai maestri Yoga c’è "Ahimsa" che significa " nonviolenza". In questo caso la parola va intesa come nonviolenza verso sé stessi. I pazienti colpiti dal cancro sono sottoposti ad un duro affaticamento, per cui non è indicato per loro effettuare esercizi fisici che richiedano un ulteriore sforzo. Per loro si scelgono dunque gli esercizi Yoga che tendono al rilassamento ed alla respirazione profonda.
L’esercizio viene condotto senza avere come obiettivo una prestazione fisica che presupponga un sacrificio doloroso, anzi all’opposto si mira ad evitare movimenti dolorosi.
‘’Pranayama’’ invece significa "scienza della respirazione". Gli allievi imparano a respirare lentamente e ritmicamente. A volte, respirare profondamente, per alcuni pazienti che partecipano alle sedute, è l’unico esercizio fisico possibile. Un’altra possibilità però è la meditazione.
I maestri Yoga insegnano come la meditazione consista in un monologo interno che consente a chi è ammalato di concentrare la mente su altro rispetto al dolore fisico. Anche un minuto di ‘‘distrazione’’ può essere prezioso, ma l’esercizio può avere dei benefici che durano anche per giorni o settimane.
"Sangha" significa "comunità". Le sedute di Yoga prevedono la partecipazione di gruppo, in modo che chi partecipa non si sente solo nell’esperienza del cancro.
La maggioranza delle persone che partecipano alle sedute sono donne. Esse hanno anche modo di confrontare le loro esperienze, ad esempio condividendo gli effetti collaterali dei farmaci contro il cancro al seno, come la menopausa e, per alcune di loro, la seduta di Yoga diventa parte importante della propria vita.
Pazienti che stanno subendo la chemio raccontano di vivere la terapia con lo spirito di aver fatto tutto ciò che potevano contro il cancro. Si tratta però di un atteggiamento dannoso perché spinge i pazienti verso uno stato psicologico negativo, mentre può aiutare avere la sensazione che c’è qualcosa da fare.
Al prestigioso Memorial Sloan-Kettering Center di New York lo Yoga è diventato un trattamento di routine per alleviare lo stress e far riguadagnare motilità ai pazienti colpiti da cancro e, secondo Mulnick, diventerà parte integrante ufficiale delle terapie.


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