(Torna alla 1° pagina..)(2° pagina) su tre ne può uscire sostanzialmente guarita; un’altra avrà bisogno di cure e di tempo e subirà una parziale limitazione della cosiddetta vita normale; solo la terza purtroppo si cronicizzerà e avrà difficoltà crescente nel mantenersi sulla soglia di un normale sistema di relazioni sociali. La malattia che “sottrae dieci anni di vita” a chi ne è colpito ha un indice di mortalità attorno al 10% e spesso la morte è dovuta a suicidio. Costituisce un problema importante e comporta costi notevoli per il sistema sociale: tra costi diretti e perdita di produttività, negli Stati Uniti – dove questo aspetto è stato meglio approfondito – il costo della schizofrenia è superiore ai 65 miliardi di dollari l’anno.
Schizofrenia e disturbo bipolare sono indagati contestualmente per capire se è fondato il dubbio su una sorta di continuità tra questi due gravi disturbi psichiatrici, o se invece, nonostante i numerosi punti di contatto tra le due patologie, siano prevalenti gli elementi di discontinuità. Se studi farmacologici e di neurobiologia stanno a indicare che la schizofrenia e il disturbo bipolare non costituiscono un’unica patologia, sia pure con differenze, le alterazioni neuroanatomiche riscontrate sono invece identiche nell’uno e nell’altro caso. Recenti studi di genetica hanno consentito di identificare collegamenti tra cromosomi, che in alcuni casi sembrerebbero coinvolti nell’una e nell’altra patologia. Del resto, coincidenze nel malfunzionamento dei neurotrasmettitori interessati erano già state individuate, offrendo un sostegno all’ipotesi di una continuità tra i due disturbi. Sul piano terapeutico, alcuni farmaci di recente impiego hanno mostrato una sorta di bivalenza su entrambi i fronti.
I ricercatori si muovono dunque oggi su tre percorsi: a) disturbo bipolare e schizofrenia presentano un grado elevato di trasmissibilità genetica e certi marker di suscettibilità risultano collocati su gli stessi cromosomi; b)entrambi i disturbi presentano similitudini per quanto concerne le alterazioni dei neurotrasmettitori; c) molti antipsicotici di nuova generazione, approvati inizialmente per il trattamento della schizofrenia, si sono dimostrati efficaci anche nel trattamento del disturbo bipolare. E’ tuttavia da questo parallelismo imperfetto dei dati della ricerca che ci si attendono risposte importanti per la prevenzione e per la cura, che resta solidamente fondata sulle risorse farmacologiche. Al Congresso della Sinpf verranno presentate le più recenti acquisizioni sulle opzioni terapeutiche del disturbo bipolare.
L’efficacia del trattamento antipsicotico continuativo è stata confermata da ricerche sul rapporto tra esito e trattamento farmacologico, con criteri di valutazione clinici, derivati dall’osservazione diretta dei pazienti da parte degli psichiatri e da valutazioni delle annotazioni presenti sulle cartelle cliniche. Fino all’inizio degli anni ‘90 l’efficacia del trattamento antipsicotico continuativo dei disturbi schizofrenici è stata valutata attraverso ricerche sui sintomi positivi (98%) e sui sintomi negativi (19%); ma il punto di vista soggettivo del paziente o dei suoi familiari è stato preso poco in considerazione, solamente nel 13% degli studi controllati. È indubbio quindi che le esperienze soggettive delle persone affette da disturbi schizofrenici durante il trattamento farmacologico antipsicotico vengono raramente riportate nelle ricerche e vengono raramente utilizzate per valutare l’efficacia e la tollerabilità di un farmaco antipsicotico. In particolare, le esperienze soggettive delle persone affette da disturbi schizofrenici durante il trattamento farmacologico vengono raramente utilizzate per valutare la compatibilità del trattamento farmacologico con gli interventi riabilitativi, con la possibilità di un funzionamento sociale autonomo e di un’accettabile qualità della vita.
Non esiste, attualmente, una cura specifica per il disturbo bipolare. Un trattamento adeguato, tuttavia, permette di ridurre i tassi di morbilità e di mortalità ad esso associati. Gli obiettivi generali del trattamento del disturbo bipolare consistono nel valutare e trattare le esacerbazioni acute, prevenire le recidive, migliorare il funzionamento interepisodico e fornire assistenza, informazioni e supporto al paziente e alla sua famiglia.
Oggi gli obiettivi del trattamento farmacologico, alla luce delle esperienze sempre più diffuse di “community psychiatry” vanno oltre la riduzione del rischio di riacutizzazioni sintomatologiche. Si punta piuttosto alla riduzione della severità degli episodi di riacutizzazione e al progressivo miglioramento delle caratteristiche del decorso. I progressi compiuti nella integrazione tra interventi farmacologici ed interventi psicosociali rendono inevitabile la ricerca di ulteriori obiettivi, che sono: una interazione favorevole con gli interventi riabilitativi, un progressivo miglioramento del funzionamento sociale e della capacità lavorativa e, conseguentemente, una auspicata riduzione dei costi diretti ed indiretti della malattia.
Al XIV Congresso Nazionale della SINFP, a Bologna, 1- 4 giugno, un corso speciale affronterà il tema: “Schizofrenia e Disturbo bipolare:continuità o discontinuità?” Commenta l'articolo sul forum e iscriviti alla newsletter, riceverai ogni settimana le notizie più importanti per la tua salute.

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