Alla base della capacità dell’uomo di guardare e riconoscere le cose in arco temporale brevissimo ci sarebbe un meccanismo definito “riconoscimento invariante”. A definirlo così è stato lo scienziato italiano Davide Zoccolan che insieme ad altri due ricercatori di Boston hanno pubblicato sulla rivista “Neuron” una complicatissima ricerca finalizzata allo studio della visione umana.
Il cervello umano è in grado attraverso una cascata di calcoli che culminano in una potente rappresentazione neuronale nella corteccia temporale inferiore, di riconoscere gli oggetti anche quando essi si trovano in contesti diversi, è proprio questa la funzione che questi studiosi stanno studiando.
Lo studioso afferma: "Noi riusciamo con apparente semplicità a identificare e riconoscere le lettere sullo schermo del computer, una tazzina di caffè sul tavolo e un volto familiare, centinaia di migliaia di ...












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