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REDATTO dalla ASM ONLUS Associazione Italiana Studio Malformazioni
ONLUS
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1. CHIEDI quali sono i rischi per il tuo prossimo bambino se hai
malattie o handicap in famiglia, oppure se hai avuto aborti o
gravidanze difficili.
2. ACCERTATI se sei protetta da malattie pericolose per il nascituro;
se non lo sei e si può, vaccinati.
3. CURA la tua alimentazione: adegua la dieta in qualità
e quantità,
elimina i cibi che possono essere pericolosi.
4. EVITA il fumo, un eccesso di bevande alcoliche, le droghe; evita
radiografie
nella seconda metà del ciclo, oltre che allinizio della
gravidanza.
5. ASSUMI farmaci, in previsione o durante la gravidanza, solo su
precisa
indicazione medica: se hai malattie croniche, fai adeguare la terapia
in
funzione della gravidanza.
6. INFORMATI sulle procedure non invasive per meglio valutare il
rischio di anomalie del bambino, non solo in base alla tua età.
7. VALUTA possibilità e rischi delle procedure invasive di
diagnosi prenatale
precoce riguardanti anomalie del bambino.
8. FAI unecografia completa a 19-22 settimane: questa ecografia
può
identificare almeno il 50% delle malformazioni.
9. SAPPI che le diverse malformazioni possono anche essere curate
in
utero o dopo la nascita in Centri specializzati dove programmare
il parto.
10. CONSIDERA che alcune anomalie (specialmente quelle metaboliche)
non diagnosticate in utero possono essere individuate con esami
del sangue o
altri esami sul bambino.
IN OGNI CASO, ABBI CURA DI TE: SII A CONOSCENZA DEI TUOI DIRITTI
E FALLI RISPETTARE!
in dettaglio:
1. CHIEDI quali sono i rischi per il tuo prossimo bambino se
hai malattie o handicap in famiglia, oppure se hai avuto aborti
o
gravidanze difficili.
La nascita di un bambino rappresenta per i futuri genitori un
momento di eccitazione e di gioia; tuttavia, a volte la preoccupazione
che qualcosa possa non essere normale suscita perplessità
e
timori. Fortunatamente, soltanto poche coppie sono esposte ad un
rischio
riproduttivo elevato. Ma quali sono? Come è possibile individuarle?
Il fattore più conosciuto di rischio per le anomalie cromosomiche
nei
figli è rappresentato dalletà materna avanzata.
Ad esempio, la frequenza dei
bambini con sindrome di Down (o trisomia del cromosoma 21, detta
anche
mongolismo) è più elevata nei figli nati da madri
di età superiore ai 35 anni
rispetto a quelli di madri con età più giovane. Oltre
alletà, però, vi sono
altre situazioni nelle quali è possibile riconoscere per
il nascituro un rischio
di malattie genetiche e/o di difetti congeniti più alto rispetto
a quello della
popolazione generale. In molti casi questo rischio aggiuntivo può
essere
individuato, anche prima della gravidanza, sulla base della storia
personale
(anamnesi) dei genitori e dei loro rami familiari. Pertanto è
utile informare il
medico sulla presenza di malattie o difetti congeniti personali
o rilevanti nellàmbito
delle proprie famiglie.
Si raccomanda inoltre di segnalare al medico, in modo particolareggiato,
la storia delle precedenti gravidanze, specie se complicate, includendo
anche
gli eventuali aborti spontanei. E altresi opportuno accertarsi,
per riferirlo al
medico, della eventuale presenza nella propria famiglia di malattie
ricorrenti,
di malattie croniche, di malattie rare, di difetti congeniti, di
difetti visivi
e/o uditivi, di casi di ritardo mentale e di difetti della crescita.
E importante
non dimenticare di informare il medico della presenza di una eventuale
condizione di parentela (consanguineità) della coppia che,
come noto, è
associata ad un aumento del rischio di malattie genetiche alla nascita.
Come in altri Paesi del bacino del Mediterraneo, anche in Italia
vi sono
numerosi portatori sani di talassemia, malattia dellemoglobina.
Informare il medico sui problemi di salute propri e delle proprie
famiglie,
possibilmente ancor prima della gravidanza, è certamente
utile per
affrontare la maternità in maniera più serena e per
migliorare lefficacia della
prevenzione delle malattie genetiche.
2. ACCERTATI se sei protetta da malattie pericolose per il nascituro;
se non lo sei e si può, vaccinati.
Le infezioni costituiscono ancora oggi una delle cause più
frequenti di
malattie materne e fetali. Molti progressi si sono compiuti nello
sviluppare
antibiotici, vaccini e farmaci contro i virus, ma la gravidanza
rappresenta una condizione particolare per lacquisizione di
molte infezioni, che
hanno un differente decorso nelle varie fasi gestazionali.
Le infezioni che sono a maggior rischio malformativo fetale sono
la Rosolia,
il Citomegalovirus e la Toxoplasmosi.
La Rosolia viene per lo più contratta nellinfanzia,
e la maggioranza delle
donne in età riproduttiva è immune. Se invece ci si
infetta in gravidanza, la trasmissione
fetale può avvenire con o senza una sintomatologia materna.
Il rischio
è massimo nei casi in cui il rash cutaneo si verifica prima
dellottava-decima settimana
di gravidanza; si attesta intorno al 35% fino alla diciottesima,
e diviene
estremamente lieve dopo questultima settimana.
La profilassi prevede due livelli di azione: il primo è rappresentato
dai programmi
ministeriali di vaccinazione, per cui a tutti i bambini entro il
diciottesimo
mese, e successivamente entro i dodici anni, vengono somministrati
vaccini
combinati contro Rosolia, Morbillo e Parotite. In Italia, il Ministero
della Salute
ha autorizzato numerose campagne di prevenzione vaccinale il cui
obiettivo è
quello di raggiungere una copertura immunitaria per il 90% della
popolazione.
Nel caso in cui non si fosse effettuata una vaccinazione in età
puberale, essa può
essere eseguita in epoca adulta qualora non si sia programmata una
gravidanza nel
trimestre successivo. Se non si conoscesse la propria immunità,
è opportuna una
valutazione in epoca preconcezionale e, in caso di risposta positiva
di suscettibilità
allinfezione, la vaccinazione.
Il Citomegalovirus è una malattia quasi endemica, e circa
l80% delle donne
ne è immune in quanto ha già avuto un contatto con
il virus. Non lascia, a differenza
di altre malattie infettive, una immunizzazione totale, ma può
avvenire che
vi sia una reinfezione. Nel caso dell'infezione primaria, vi possono
essere delle
gravi conseguenze nella vita neonatale.
Lepoca gestazionale in cui avviene linfezione non influisce
sullincidenza, ma probabilmente sulla gravità delle
sequele, se presenti, dal momento che, quanto prima linfezione
viene contratta, tanto maggiori potranno essere le stesse. Le signore
immuni al Citomegalovirus vanno incontro ad una reinfezione in gravidanza
nel 2% della popolazione ma, in questo
caso, il rischio di danni neonatali è estremamente ridotto.
La Toxoplasmosi è una malattia che si contrae entrando in
contatto con carne infetta, cruda o poco cotta, con verdura e frutta
infettate da feci di gatto, o direttamente con feci di gatto che
contengono il protozoo chiamato Toxoplasma. Il 60% della popolazione
è suscettibile di infezione che decorre senza sintomi particolari
in oltre il 90% dei casi. La trasmissione avviene solo durante la
fase acuta della
malattia ed il rischio di infezione fetale è proporzionale
allepoca di gestazione: quanto più linfezione
è tardiva, tanto maggiore è il rischio della trasmissione
ma, al contrario, quanto più linfezione è precoce,
tanto più il rischio di sequele fetali è elevato.
E opportuno quindi, ove la signora non fosse protetta dallinfezione
(immunità), procedere durante tutta la gravidanza a controlli
ematici (determinazione degli anticorpi antitoxoplasma) per cogliere
leventuale momento di insorgenza della malattia, che comunque
può essere curata
riducendo i rischi fetali.
La Varicella è piuttosto rara in gravidanza, poiché,
data lalta infettività del
virus, la maggior parte delle donne la contraggono prima di raggiungere
l'età
riproduttiva. In gravidanza essa è caratterizzata da una
elevata incidenza di complicazioni
materne. Se contratta nelle settimane intorno al parto può
causare una Varicella nel neonato. Possibili misure di prevenzione
sono ancora in discussione, ma è indicato utilizzare
limmunizzazione passiva nelle donne non
immuni esposte al contagio. E noto che le immunoglobuline
sono efficaci soltanto se somministrate
entro 96 ore dallesposizione. Lentrata in commercio
di un vaccino vivo attenuato per la Varicella sembra poter offrire
una vaccinazione definitiva alle donne
non immuni in età fertile.
Il Morbillo ha modificato la sua penetranza nei
Paesi industrializzati grazie allintroduzione di vaccinazioni
di massa. La prevalenza è inferiore a 5 casi su
100.000 gravidanze ma può essere particolarmente grave
nelle gestanti per complicanze polmonari. In caso di infezione durante
il parto si
può avere nel neonato una malattia clinica. Non sembra esserci
una responsabilità
da parte del virus nei riguardi di malformazioni fetali, ma poiché
le immunoglobuline
risultano efficaci, viene altamente raccomandata la loro somministrazione
in gravidanza entro sei giorni dallesposizione al contagio,
mentre, nelle
donne in età riproduttiva che non risultino immuni potrebbe
essere opportuno
associare alla vaccinazione per la Rosolia anche quella per il Morbillo.
Altre infezioni possono essere pericolose per il feto, e necessitano
di una specifica
valutazione medica. In particolare, linfezione da HIV (virus
dellimmunodeficienza,
responsabile in alcuni casi dell'AIDS) dovrebbe essere identificata
prima o allinizio della gravidanza: la mamma può essere
curata, e linfezione del
bambino può essere rara (inferiore al 2%) con una cura adeguata
e con leffettuazione
del taglio cesareo al termine della gravidanza.
3. CURA la tua alimentazione: adegua la dieta in qualità
e quantità,
elimina i cibi che possono essere pericolosi.
Una corretta alimentazione in gravidanza, sia da un punto di vista
qualitativo sia quantitativo, è alla base del benessere tanto
della
mamma quanto del bambino. Studi recenti hanno messo in evidenza
limportanza di una corretta alimentazione non solo per leffetto
a breve termine
sul neonato, ma anche per quello a lungo termine sulla vita adulta
dello stesso
neonato.
In gravidanza il fabbisogno di energia aumenta rispetto alla condizione
pregravidica,
in seguito allaccrescimento dei tessuti sia materni (utero,
tessuto adiposo,
mucose genitali, mammella), sia placentari, sia fetali. Una donna
in gravidanza
dovrebbe assumere circa 200-300 chilocalorie in più al giorno,
arrivando
alle 2.500-2.800 calorie totali.
Lincremento di peso ideale durante i nove mesi della gravidanza
varia a
seconda dello stato nutrizionale materno prima della gestazione,
il cosiddetto
Indice di Massa Corporea o Body Mass Index (BMI), calcolato
dividendo il peso
in chilogrammi per il quadrato dellaltezza espressa in metri
(ad esempio: una donna
che sia alta 1,65 metri e che pesi 58 chilogrammi ha un Indice di
Massa Corporea
pari a 58/1,652 = 21,3).
Di seguito vi riportiamo delle tabelle di riferimento che indicano
quale sia
lincremento di peso ideale in base al peso pregravidico, i
cosiddetti LARN
(Livelli di assunzione raccomandati di energia e di nutrienti) che
tengono conto
del BMI di partenza: CALCOLA IL TUO BMI
In gravidanza è consigliabile fare piccoli pasti più
frequenti, riducendo soprattutto
il pasto serale; limitare i cibi scarsamente digeribili come i fritti;
bere molta
acqua e mangiare frutta e verdura per facilitare il transito intestinale;
ridurre
bevande gassate, caffè o tè per evitare lacidità
di stomaco. La dieta inoltre deve
essere quanto più possibile variata e ben equilibrata: la
definizione mangiare sano
| |
LARN (1996) |
|
|
| BMI pregravidanza |
meno di19,8
(sottopeso) |
19,8-26
(normopeso) |
più di 26
(sovrappeso)
|
Aumento di peso
auspicabile |
12,5-18 |
11,5-16 |
7-11,5 (kg) |
non è nemica del mangiare bene. Le giuste ripartizioni
giornaliere delle diverse
categorie di nutrienti sono:
PROTEINE 18%. Oltre a carne e pesce, è molto importante non
trascurare
i latticini, per il loro alto contenuto di calcio, ed i legumi;
LIPIDI 25-30%. Sono da preferire gli acidi grassi polinsaturi di
origine vegetale
(olio) rispetto a quelli saturi di origine animale (burro, panna,
pancetta);
CARBOIDRATI 50-55%. Meglio pane, pasta e riso rispetto a zuccheri
semplici o dolci.
Anche Vitamine e Sali minerali sono sostanze indispensabili che
devono essere
assunte con la dieta, poiché lorganismo non è
in grado di produrle.
Unalimentazione ricca di frutta e verdura (almeno due porzioni
al giorno di questi
alimenti) è in grado di fornire la quantità di vitamine
e sali minerali necessari,
senza dovere perciò ricorrere allassunzione di quote
supplementari mediante preparati
farmaceutici. Due minerali sono particolarmente importanti durante
la gravidanza,
poiché spesso non sono forniti in quantità sufficiente
dalla sola alimentazione
e possono quindi richiedere una quota aggiuntiva: il ferro e il
calcio.
Il ferro. Presente nellorganismo, viene inglobato allinterno
dei globuli rossi
(le cellule del sangue che trasportano lossigeno) ed è
indispensabile allo svolgimento
di questa funzione vitale. Poiché durante la gravidanza il
volume di sangue
circolante nellorganismo materno aumenta notevolmente, e con
esso anche la
quantità di globuli rossi, il ferro assunto con la dieta
può risultare insufficiente
alle nuove esigenze, provocando uno stato di anemia.
In questo caso sarà il
medico curante a prescrivere lassunzione giornaliera di un
supplemento di ferro.
Alimenti ricchi di ferro sono la carne (specialmente quella di fegato),
le uova e i
legumi secchi. Sfatiamo un mito: è vero che gli spinaci contengono
una grande
quantità di ferro, tuttavia il ferro di origine vegetale
è scarsamente assorbito dal
nostro organismo.
Il calcio. E un costituente fondamentale di ossa e denti,
oltre ad essere un
elemento indispensabile per il buon funzionamento di muscoli e nervi.
E contenuto
in abbondanza nel latte, nello yogurt, nel formaggio, nei broccoli
e nei legumi.
La sua carenza in gravidanza è meno frequente rispetto a
quella di ferro, e può
manifestarsi con la comparsa di crampi agli arti inferiori.
Lacido folico (o folato), inoltre, è una sostanza contenuta
nella frutta e nelle
verdure, e viene utilizzato dallorganismo in tutti i processi
di riproduzione cellulare,
quindi in grande abbondanza dai tessuti e dagli organi fetali in
crescita.
Purtroppo il nostro organismo non è in grado di immagazzinare
grandi riserve di
acido folico, e nei momenti di intenso utilizzo, come durante la
gravidanza, può
risultarne sfornito. In questo caso il rischio per la mamma è
di andare incontro
ad una particolare forma di anemia con globuli rossi molto grossi,
detta anemia
megaloblastica. E stato anche dimostrato che lassunzione
preventiva di questo
elemento fin dai primi mesi di gravidanza riduce il rischio di malformazioni
del sistema nervoso nel nascituro.
E pertanto consigliabile la supplementazione di acido folico
(una compressa al giorno è sufficiente a soddisfare i bisogni
di mamma e figlio), specialmente nei primi
due mesi di gestazione.
Se la gravidanza è gemellare, è raccomandabile un
aumento di circa 11 chilogrammi fino a 24
settimane, seguito da un incremento settimanale di circa 0,5 chili.
Il discorso è
simile anche se i gemelli sono tre, con la differenza che laumento
consigliabile a 24 settimane è di circa 16,5 chilogrammi.
Se la sierologia della Toxoplasmosi è negativa (e cioè
non si è immuni) è
necessario evitare il consumo in gravidanza di carne e salumi crudi,
mentre
frutta e verdura devono essere ben lavate.
4. EVITA il fumo, un eccesso di bevande alcoliche, le droghe;
evita radiografie nella seconda metà del ciclo, oltre che
allinizio
della gravidanza.
Non fumare è certamente salutare: ancor di più lo
è per la mamma in
attesa. La gravidanza è certamente la migliore motivazione
per smettere
di fumare. E accertato che il fumo di sigaretta riduce significativamente
la crescita del feto per effetto delle sostanze contenute nel fumo
di
tabacco, in particolare la nicotina e il monossido di carbonio.
Se proprio non si
riesce a smettere, è fortemente consigliabile mantenere il
numero delle sigarette
giornaliere al di sotto delle sei. E attenzione: è proprio
il numero che deve essere
ridotto. Passare da sigarette forti alle cosiddette
ultra light non giustifica
un numero superiore a quello indicato.
Lalcol è uno dei teratogeni noti da più lungo
tempo. Nei casi di alcolismo
conclamato, il feto sviluppa la ben nota sindrome feto-alcolica.
Tuttavia parliamo,
in questo caso, di consumi continuativi superiori ad almeno 30 grammi
di alcol
puro al giorno. Inoltre, un consumo di alcol esagerato interferisce
con lassorbimento
alimentare di importanti elementi, quali vitamina B12 ed acido folico.
Per
contro, un consumo moderato di bevande alcoliche (75 millilitri
di vino a pasto)
non è controindicato.
Lassunzione di tutte le droghe è controindicata, soprattutto
in gravidanza.
Seppure per molte delle sostanze stupefacenti non sia dimostrata
una precisa attività
teratogena, quasi tutte passano la placenta e giungono quindi nellambiente
fetale. Segnaliamo in particolare gli effetti dannosi della cocaina
sia sullesito della
gravidanza che sul neonato, dovuti allazione di forte vasocostrizione
che questa
sostanza esercita (parto prematuro, iposviluppo fetale; microcefalia
e difetti degli
arti), e la sindrome da astinenza dei neonati le cui mamme siano
tossicodipendenti
da eroina. Come per leccesso di alcol, luso di droghe
si
accompagna ad abitudini di vita (inadeguata alimentazione,
associazione con eccesso di fumo di sigaretta e bevande alcoliche,
sprechi
psicofisici) che dovrebbero essere radicalmente modificate durante
la gravidanza.
Nella seconda metà del ciclo mestruale ed in gravidanza è
preferibile evitare, anche per non generare apprensioni perlopiù
ingiustificate,
controlli radiologici (risonanza magnetica nucleare inclusa).
5. ASSUMI farmaci, in previsione o durante la gravidanza, solo su
precisa indicazione medica: se hai malattie croniche, fai adeguare
la
terapia in funzione della gravidanza.
Ifarmaci di cui siano accertati gli effetti teratogeni sono fortunatamente
pochi, o meglio pochissimi. Nella valutazione del rischio farmacologico
si
deve tenere sempre presente lepoca di gravidanza in cui i
farmaci vengono
o debbono essere assunti. Un esempio per tutti: laspirina
e i FANS (Farmaci Antiinfiammatori
Non Steroidei), che possono essere assunti liberamente nella gravidanza
iniziale ma che vanno evitati oltre la fine del sesto mese per il
rischio di chiusura
del dotto di Botallo, canale molto importante che trasferisce il
sangue dai polmoni
(che non lavorano) ad altri più importanti organi fetali.
Il rischio non è prevedibile
nè valutabile in alcun modo.
Va sottolineata la totale innocuità degli anestetici locali
e delle anestesie generali:
le cure odontoiatriche devono essere effettuate senza problemi,
così come gli
interventi chirurgici non procrastinabili.
Chi assume farmaci per problemi cronici, sia organici che psichici,
dovrebbe
programmare la gravidanza facendola precedere da una consulenza
specifica. Ad
esempio, una terapia anticoagulante con Cumarinici (come il Warfarin)
per via orale
è assolutamente controindicata in gravidanza, e deve essere
sostituita dallassunzione di eparina. Molti farmaci antiepilettici,
nelle prime settimane di gravidanza, possono aumentare il rischio
di malformazioni. Ma la
valutazione dei singoli farmaci è così peculiare,
che è necessaria una specifica consulenza caso per caso (vedi
in seguito la possibilità di un consiglio telefonico).
Sottolineiamo che in gravidanza (ma anche fuori di essa)
l'automedicazione deve essere evitata, e quindi che ogni farmaco
deve essere assunto dietro specifica indicazione e sotto controllo
medico.
In caso di dubbio è possibile acquisire informazioni specifiche
presso il Filo
Rosso di ASM, il servizio telefonico di consulenza medica gratuita
sui farmaci in gravidanza
che risponde ai numeri 02-8910207 e 06-6872688.
6. INFORMATI sulle procedure non invasive per meglio valutare il
rischio di anomalie del bambino, non solo in base alla tua età.
Oggi tutti sappiamo che ogni mille parti, in donne di tutte le età,
possono
nascere tre bambini con anomalie dei cromosomi. La più frequente
tra queste è la sindrome di Down, causata dalla presenza
di
tre cromosomi 21.
Il primo problema, per una donna in gravidanza e per il suo medico,
è sapere,
tra queste mille donne, quali presentino un rischio minore e, viceversa,
quali
evidenzino un rischio maggiore, che debba essere considerato. Il
primo fattore di
rischio, noto da molti anni, è letà. Grazie
a ciò, sappiamo che per una donna di
25 anni il rischio di partorire un bambino affetto dalla sindrome
di Down è di
una possibilità su mille e cinquecento parti (1/1500), mentre
per una donna di
35 anni questo rischio è di circa una possibilità
su trecento parti (1/300).
Tuttavia, poiché le donne che partoriscono dopo i 35 anni
sono numericamente
molto meno delle donne che partoriscono in età giovanile,
avremo in pratica più
bambini affetti alla nascita in donne giovani. Negli ultimi dieci
anni sono stati fatti molti sforzi per mettere a punto dei test
che consentono di identificare, nelle donne giovani,
quelle eventualmente a rischio elevato, tale da prendere in considerazione
l'esecuzione
di test invasivi come lamniocentesi e il prelievo di villi,
non esenti da
possibili complicanze.
Attualmente i test disponibili, e convalidati da larghissima esperienza,
sono il
Bi-test, che si esegue a 11-13 settimane; la misura della traslucenza
nucale del feto,
che si esegue tra 11 e 13 settimane (questi due test possono essere
effettuati
assieme, migliorando il loro risultato); il Triplo test, che si
esegue a 15 settimane.
In pratica questi test dànno come risultato una stima del
rischio individuale,
non più solo in base alletà, e con questa valutazione
disponibile la donna può scegliere se considerare l'esecuzione
dei test invasivi. Qual è la capacità di questi test
di identificare effettivamente il rischio? Se utilizziamo il test
della traslucenza
nucale combinato con il Bi-test, e quando questo identifica un rischio
superiore
a 1 su 300, eseguiamo un esame diretto dei cromosomi con amniocentesi
o prelievo
di villi, e possiamo diagnosticare 9 bambini affetti su 10.
Di regola, si considera il risultato del test come positivo quando
il rischio stimato
di avere un bambino con la sindrome di Down è superiore a
una possibilità
su 300. Occorre, a questo proposito, fare alcune considerazioni:
a) il test positivo
non significa assolutamente che il bambino è malato, ma solo
che il rischio è
simile o superiore a quello di una donna di 35 anni. Quindi, nessun
terrore per
un test positivo, si tratta solo di discutere se per prudenza sia
necessario eseguire
una diagnosi diretta; b) è buona norma esaminare in dettaglio
il valore del
rischio e lasciare la decisione sul da farsi alla propria sensibilità
e allinsieme delle
condizioni psicologiche e mediche che hanno portato alla scelta
del test. E ovvio,
infatti, che un test che identifica un rischio di una possibilità
su 320 non è molto
diverso da un test di una su 280, mentre entrambi sono molto diversi
da un risultato
francamente rassicurante, come ad esempio uno su 2000.
A questi test si può aggiungere la cosiddetta ecografia genetica,
un esame ecografico
eseguibile a 16 settimane volto a identificare la possibile presenza
di anomalie
o irregolarità del corpo del bambino che possono associarsi
ad un aumentato
rischio di anomalie cromosomiche. Tuttavia, bisogna avere molto
chiaro il concetto
che la sensibilità di questo test è più bassa
rispetto a quelli già citati, richiede
unapparecchiatura ecografica di altissima qualità e
costo, difficilmente disponibile
nello studio del singolo ginecologo, e implica una grande capacità
nella esecuzione
degli esami ecografici.
Alla luce di queste informazioni: a)discutete con il vostro medico
il vostro
punto di vista su questi test ed esprimete le vostre opinioni senza
timore, quali che
esse siano;
b) chiedete al vostro medico di aiutarvi a capire gli aspetti
eventualmente non chiari di questi test; c) non fatevi
dire dal vostro medico cosa fare, spetta a voi decidere di queste
scelte che possono avere profonde conseguenze su di voi e sulla
vostra vita; d) discutete prima con il medico il "che fare"
qualora i test siano positivi.
7. VALUTA possibilità e rischi delle procedure invasive
di diagnosi
prenatale precoce riguardanti anomalie del bambino.
Le procedure invasive di diagnosi prenatale precoce sono il prelievo
dei
villi coriali e lamniocentesi. Entrambe consentono di ottenere
una
piccola quantità di cellule placentari o fetali su cui esaminare
direttamente
i cromosomi del bambino.
Il prelievo dei villi coriali avviene attraverso un sottile ago
guidato ecograficamente
allinterno della placenta: il tessuto così ottenuto
è formato da cellule che
originano dallo stesso uovo fecondato da cui ha origine il feto,
cellule specializzate
a formare la placenta.
Il prelievo di liquido amniotico ha luogo mediante un ago più
sottile, guidato
ecograficamente allinterno della sacca che contiene il liquido
amniotico e
il feto: nel liquido prelevato sono contenute cellule che provengono
dai tessuti
del feto stesso.
Le cellule così ottenute vengono fatte moltiplicare. I cromosomi
contenuti
nei nuclei di queste cellule vengono quindi analizzati. In questo
modo è possibile
escludere con quasi totale sicurezza le anomalie come la sindrome
di Down
(mongolismo) ed altre causate da alterazioni del numero e della
forma dei cromosomi.
Sono veramente rarissime le condizioni in cui il genetista si trova
di
fronte a quadri cromosomici interpretabili con difficoltà.
Il prelievo dei villi coriali avviene tra 10 e 12 settimane. Lamniocentesi
viene
eseguita a 14-16 settimane. Le cellule placentari e fetali ottenute
possono essere
utilizzate anche per studiare malattie rarissime, di solito conosciute
allinterno di
gruppi familiari. Con lamniocentesi, infine, si valuta anche
la presenza di una
sostanza contenuta nel liquido amniotico, lalfafetoproteina,
il cui aumento identifica
un rischio di difetti della colonna dorsale e della parete addominale.
Perché allora i prelievi dei villi o lamniocentesi
non vengono fatti in tutte le
gravidanze? Primo, perché molti considerano che la presenza
di anomalie cromosomiche
nel feto non causi un danno psicologico personale e familiare tale
da
indurre a ricorrere alla Legge 194 sullinterruzione di gravidanza;
in secondo
luogo, perché queste procedure non sono esenti da rischi
per la gravidanza stessa.
Ad esempio, labortività spontanea nella fase della
gestazione alla quale viene eseguita
lamniocentesi è circa dell1%. Il rischio aggiuntivo
causato dallamniocentesi
è dello 0,2-0,5%, cioè ogni duecento, quattrocento
prelievi può capitare un
danno alle membrane (rottura e/o infezione) che sfocia in un aborto.
Nel prelievo dei villi coriali il rischio aggiuntivo di aborto è
di circa lo 0,5-1%.
Pur essendo il rischio lievemente più elevato, lepoca
precoce e la maggiore rapidità
nella risposta diagnostica fanno sì che alcune donne si orientino
verso questa metodica.
Dal punto di vista medico sarebbe comunque consigliabile eseguire
il prelievo
dei villi coriali nelle gravidanze in cui il rischio di unanomalia
cromosomica è alto.
8. FAI unecografia completa a 19-22 settimane: questa ecografia
può identificare almeno il 50% delle malformazioni.
In tutti i protocolli ecografici provenienti da linee guida delle
differenti
società scientifiche vi è un unanime consenso per
lesecuzione dellecografia
fra la 18ma e la 22ma settimana di gravidanza. Questo esame, che
deve
essere effettuato in maniera completamente differente dagli altri
che sono stati e che
verranno eseguiti durante il periodo gravidico, è finalizzato
alla valutazione della
maturazione e della corretta morfologia dei vari organiinterni fetali
e delle strutture anatomiche. In questo periodo della gravidanza,
infatti, è terminata quella fase che viene definita "organogenetica"
e che è finalizzata alla formazione degli organi.
Da questo momento in poi, lo sforzo primario del feto sarà
concentrato nellaccrescimento
e nellincremento volumetrico di questi organi, oltre che nellattività
funzionale degli
stessi. E facile quindi comprendere come sia possibile cogliere,
in questa fase della gravidanza, una serie di anomalie che potrebbero
incidere negativamente sul
benessere del feto e del neonato.
Lesame ecografico deve soffermarsi sui vari organi e procedere
al loro riconoscimento ed alla loro disposizione spaziale. E
opportuno quindi effettuare la misurazione di tutti gli organi interni
e di tutte le strutture che possono permettere di valutare, anche
indirettamente, la funzionalità degli organi stessi come,
ad
esempio, il riempimento e lo svuotamento della vescica, espressione
di una corretta
attività dellapparato renale, o come il riempimento
e lo svuotamento dello stomaco,
espressione di una corretta formazione e funzionalità dellapparato
gastroenterico. A
livello cardiaco è opportuno il riconoscimento delle principali
strutture del cuore e
dei luoghi in cui vanno ad inserirsi i grandi vasi sanguigni che
vi giungono e ne escono,
nonché delle valvole che regolano la circolazione fetale.
La presenza ed il riconoscimento
delle strutture cerebrali, la loro normale dimensione e volumetria,
il riconoscimento
delle varie aree cerebrali e cerebellari permettono di escludere
grossolane
alterazioni nellàmbito del sistema nervoso. La normale
struttura del profilo
addominale, la corretta inserzione del cordone ombelicale, il riconoscimento
degli
organi sessuali, la valutazione, sia morfologica che dimensionale,
di tutti e quattro gli arti
e delle dita sono parte integrante di questo esame. Oltre a ciò,
se possibile, è necessaria
la corretta visualizzazione del viso fetale per escludere grossolane
alterazioni nella sua formazione come, ad esempio, il labbro leporino.
La valutazione della colonna vertebrale, con il riconoscimento della
normalità degli
spazi fra una vertebra e laltra, permette di riconoscere eventuali
anomalie di formazione
della colonna stessa, con erniazione della meninge o del midollo
spinale. In ultimo, la
valutazione della placenta e delle sue strutture annesse, come il
cordone ombelicale ed il
sacco amniocoriale, sono parte integrante della completezza di questo
esame che, per
essere affidabile, deve necessitare di un tempo prolungato rispetto
agli altri esami gravidici.
Nella risposta, poi, si deve pretendere che ogni singolo organo
venga descritto, o quanto
meno visualizzato e ritenuto normale e, ove esso non sia stato correttamente
valutato
per problematiche legate a non ottimali posizioni del feto, è
necessario che lecografia
venga ripetuta al più presto.
La corretta esecuzione di questo esame ha permesso di abbattere
sino al 90% il
mancato riconoscimento di alcune malformazioni, mentre genericamente
tale indagine
permette il riconoscimento di oltre il 50% di tutte le malformazioni
presenti.
9. SAPPI che le diverse malformazioni possono anche essere curate
in utero o dopo la nascita in Centri specializzati dove programmare
il parto.
Un buon numero di malformazioni non porta inevitabilmente a morte
endouterina o neonatale e consente, se ben trattata, una normale
o
comunque accettabile qualità di vita nellinfanzia,
adolescenza ed età
adulta. Come sempre, prima di impostare una cura corretta bisogna
disporre di una
diagnosi precisa: ed ancora oggi, nonostante gli enormi progressi
della tecnica ecografica,
la diagnosi può non essere completamente precisata prima
della nascita. Per
esempio, alcune anomalie del sistema nervoso possono avere evoluzione
benigna o
maligna a seconda del grado di interessamento del tessuto neurale
specifico. Molte
malformazioni cardiache possono essere inizialmente curate in utero
evitando che
il feto vada incontro ad uno scompenso cardiocircolatorio ed ottimizzando
il
momento del parto, e possono essere operate con ottimo successo
nei primi anni
di vita neonatale. Quasi tutte le anomalie dellapparato escretore
renale (bacinetto
renale, ureteri, vescica, uretra) guariscono senza alcun intervento
o con una cura
appropriata. Buona parte delle malformazioni gastrointestinali necessita
di unaccurata
sorveglianza prenatale e può poi risolversi con esiti totalmente
favorevoli dopo
il parto, a breve o media distanza dalla nascita.
Insomma, fino a poco tempo fa la diagnosi prenatale portava allidentificazione
di malattie fetali incurabili, o comunque in grado di determinare
una pessima qualità
di vita del nascituro. Oggi aumenta sempre di più il numero
e la qualità delle malformazioni fetali che, se ben curate
prima e dopo la nascita, possono risolversi
non soltanto nella sopravvivenza del bambino malato, ma anche in
una condizione
di vita accettabile e felice. Per arrivare a questo favorevole risultato
deve esistere una
collaborazione culturale ed operativa (fortunatamente già
esistente in diversi Centri
di riferimento regionali e nazionali) fra ostetrico, neonatologo-pediatra
e chirurgopediatra,
che intersecano e condizionano reciprocamente le loro attività.
La malformazione
è una malattia, che come tale deve essere curata nel migliore
dei modi e
per quanto possibile: in nessun caso laborto, ancorché
accettato, può essere definito
una terapia, soprattutto per il feto che ne subisce le estreme conseguenze.
10. CONSIDERA che alcune anomalie (specie metaboliche) non
diagnosticate in utero possono essere individuate con esami del
sangue
o altri esami sul bambino.
Nei primi giorni dopo la nascita vengono generalmente effettuati
sul
bambino gli screening neonatali, allo scopo di individuare precocemente
la presenza di alcune malattie del metabolismo non evidenziabili
durante la vita intrauterina e che non sono subito riconoscibili
alla nascita.
Le malattie oggi indagate sono:
- la fenilchetonuria, malattia rara con seria compromissione del
sistema
nervoso centrale per una grave anomalia del metabolismo degli aminoacidi;
- la fibrosi cistica (o mucoviscidosi), malattia che comporta gravi
alterazioni
dellapparato respiratorio e gastrointestinale;
- lipotiroidismo congenito, malattia responsabile di ritardo
della crescita e
dello sviluppo neuromotorio e intellettivo per insufficiente produzione
dellormone
tiroideo. Lesecuzione dei test, che avviene utilizzando poche
gocce di sangue
del neonato, è molto importante in quanto, nel caso in cui
il bambino risulti affetto,
il medico ha la possibilità di intervenire con opportuni
trattamenti (ad esempio,
con una dieta alimentare appropriata nel caso della fenilchetonuria)
in modo da
evitare o minimizzare i danni, che già dopo poche settimane
di vita potrebbero
risultare irreversibili. La diagnosi tempestiva, quindi, è
essenziale per prevenire o
ridurre i danni che la malattia può causare, e può
migliorare sensibilmente la qualità
della vita futura dei bambini colpiti.
Oltre a questi screening, è possibile oggi eseguire la diagnosi
precoce di altre
due condizioni:
- la lussazione congenita dellanca;
- la ipoacusia bilaterale congenita (sordità), e nel prossimo
futuro è
prevedibile un ulteriore ampliamento.
Nonostante questi accertamenti siano attualmente effettuati nella
maggior
parte dei Centri ospedalieri, assicuratevi che queste indagini siano
state eseguite
anche sul vostro bambino.
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