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 Informazione medica libera per una salute senza condizionamenti... di Admin
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Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di riccardo (del 25/02/2014 @ 17:36:26, in Lettera T, visto n. 473 volte)
Massa solidificata di secrezioni, cellule, batteri ecc., che può formarsi nel lume di una cavità, di un condotto, di un orifizio.
 
Di riccardo (del 26/02/2014 @ 11:35:57, in Lettera T, visto n. 500 volte)
Il Taraxacum officinale, famiglia Composite, è una pianta erbacea conosciuta col nome popolare di "dente di leone", dalle foglie commestibili. È una pianta erbacea e perenne, di altezza compresa tra 3 e 9 cm. Presenta una grossa radice a fittone dalla quale si sviluppa, a livello del suolo, una rosetta basale di foglie munite di gambi corti e sotterranei. Foglia Le foglie sono semplici, oblunghe, lanceolate e lobate, con margine dentato (da qui il nome di dente di leone) e prive di stipole. Il fusto, che si evolve in seguito dalle foglie, è uno scapo cavo, glabro e lattiginoso, portante all'apice un'infiorescenza giallo-dorata, detta capolino. Il capolino è formato da due file di brattee membranose, piegate all'indietro e con funzione di calice, racchiudenti il ricettacolo, sul quale sono inseriti centinaia di fiorellini, detti flosculi. Ogni fiore è ermafrodita e di forma ligulata, cioè la corolla presenta una porzione inferiore tubolosa dalla quale si estende un prolungamento nastriforme (ligula) composto dai petali. L'androceo è formato da 5 stami con antere saldate a tubo; il gineceo da un ovario infero, bi-carpellare e uniloculare, ciascuno contenente un solo ovulo e collegato, tramite uno stilo emergente dal tubo, a uno stimma bifido. La fioritura avviene in primavera ma si può prolungare fino all'autunno. L'impollinazione è di norma entomogama, ossia per il tramite di insetti pronubi, ma può avvenire anche grazie al vento (anemogama). Da ogni fiore si sviluppa un achenio, frutto secco indeiscente, privo di endosperma e provvisto del caratteristico pappo: un ciuffo di peli bianchi, originatosi dal calice modificato, che, agendo come un paracadute, agevola col vento la dispersione del seme, quando questo si stacca dal capolino. Si usano in terapia la pianta intera e la radice, che contiene enzimi, resine e un principio amaro (taraxicina), il quale produce la contrazione della vescicola biliare. Il taràssaco è dunque un colagogo specifico che previene la formazione di calcoli; è inoltre eupeptico, diuretico e protettivo del tessuto connettivo. Si usano l'infuso, il decotto o la tintura madre nei disturbi biliari e dispeptici, nella ritenzione idrica, nelle dermatiti, nell'obesità e nella cellulite. Tra le sue molte azioni vi è anche quella di blando lassativo, collegata all'incremento della produzione di bile.
 
Di riccardo (del 25/02/2014 @ 17:41:24, in Lettera T, visto n. 496 volte)
Qualunque parte anatomica in relazione con il tarso del piede (ossa tarsali) o della palpebra.
 
Di riccardo (del 26/02/2014 @ 11:19:20, in Lettera T, visto n. 388 volte)
Forte dolore localizzato al tarso, cioè al gruppo di ossa del piede che posteriormente si trovano in corrispondenza dell'articolazione della gamba. negli adolescenti è spesso conseguenza di deformità (piede piatto), per lo più di origine rachitica, mentre negli adulti spesso accompagna le artriti del tarso.
 
Di riccardo (del 26/02/2014 @ 11:22:21, in Lettera T, visto n. 501 volte)
Posto tra la zona calcaneare, tra la tibia ed il perone da un lato e i metatarsi dell'altro si articola con le ossa delle falangi delle dita del piede e si compone di sette ossa brevi. Le sette ossa brevi che formano il tarso e che occupano una posizione analoga a quella delle ossa del carpo nella mano sono: - posteriormente l'astragalo o talo e il calcagno; - medialmente lo scafoide tarsale o navicolare tarsale e il cuboide - anteriormente i tre cuneiformi. E'Il tarso ha forma simile a una volta concava verso il basso; su di esso si scarica tutto il peso del corpo in posizione eretta.
 
Di salute (del 06/10/2007 @ 17:53:40, in Lettera T, visto n. 2909 volte)
La carne e il brodo di tartaruga sono pietanze particolarmente apprezzate nei paesi asiatici; ad esempio, in Indonesia si preparano spiedini con carne di tartaruga e di pollo. Il brodo di tartaruga viene consumato in tutti i paesi in cui si consuma anche la carne di questo animale. Anche in Italia esiste la tradizione di utilizzare il brodo di tartaruga per preparare la zuppa di pesce; fino a pochi decenni fa il brodo di tartaruga di mare veniva preparato nelle isole Tremiti, in Puglia. La difficoltà maggiore sta nella preparazione: è necessario estrarre la carne dal guscio, spellarla, quindi si può procedere alla cottura. Per il brodo si deve fare cuocere la carne a fiamma moderata per almeno due ore. Il brodo può essere bevuto prima dell’inizio del pasto oppure utilizzato per insaporire la pasta. Delle tartarughe di mare si consumano anche le uova, da molti considerate prelibate. La carne della tartaruga è molto magra e ha valori nutritivi simili a quelli della carne bovina.
 
Di salute (del 06/10/2007 @ 17:55:14, in Lettera T, visto n. 1070 volte)
Il tartufo è noto fin dall'antichità ed era consumato in vari modi dai sumeri, dai greci e dai romani. Della natura di questo fungo si occuparono Plutarco, Plinio il Vecchio, Marziale, Giovenale e Galeno. Nel XVII era considerato un cibo estremamente pregiato; in quel periodo, in Italia, veniva consumato specialmente in Piemonte (soprattutto i tartufi bianchi, mentre quelli neri venivano utilizzati più che altro come farcitura nella preparazione delle pietanze). Attualmente il tartufo è diventato un vero e proprio re della tavola; tra le manifestazioni enogastronomiche dedicate a questo frutto della terra, particolarmente importante è la Fiera di Alba, che assunse ufficialmente il nome di Fiera del Tartufo nel 1933. Quello più pregiato è il bianco di Alba, mentre fra quelli neri il primato spetta al tartufo nero di Norcia o di Spoleto. Il tartufo è un fungo che cresce sottoterra; due sono le famiglie principali, quella delle Tuberacee e quella delle Terfeziacee. Alla prima famiglia appartengono le principali specie utilizzate a scopo alimentare. Il tartufo matura generalmente in autunno, con alcune eccezioni. Ha forma di tubero ed è costituito da un'elevata percentuale di acqua e sali minerali, che assorbe dal terreno sfruttando le radici dell'albero con cui vive in simbiosi. Questo fungo cresce infatti vicino alle radici degli alberi (pioppo, quercia, salice e tiglio ecc.), che influenzano le sue caratteristiche di colore, sapore e profumo, mentre la forma dipende dalla tipologia del terreno. Le specie più diffuse in Italia sono il tartufo bianchetto, il tartufo bianco, il tartufo di Bagnoli, il tartufo estivo, il tartufo nero, il tartufo nero invernale, il tartufo nero liscio. I tartufi sono un esempio importante del fatto che gusto e tradizioni alimentari sono indipendenti dal valore nutrizionale di un cibo.Il valore alimentare del tartufo è scarso; d'altra parte viene consumato abitualmente in quantità ridotte. Il suo intenso profumo è dovuto a un composto solforato privo di effetti nutritivi o energetici. Il suo valore nutrizionale è paragonabile a quello dei comuni funghi coltivati. È cioè un esempio di come il nostro gusto e le nostre abitudini possano ingannarci e di come i concetti di buon gusto e buona alimentazione non siano necessariamente correlati.
 
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