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 Informazione medica libera per una salute senza condizionamenti... di Admin
Vogliamo creare uno strumento aperto a tutti che consenta a ognuno di noi, di qualunque estrazione sociale e grado d'istruzione, di qualunque tendenza politica e religiosa, di accedervi liberamente esprimendo le proprie considerazioni.

Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 25/02/2014 @ 17:34:01, in Lettera T, visto n. 969 volte)
Col termine psicotanatologia, si definisce il sostegno psicologico davanti alla morte, sia per i pazienti terminali che per i loro parenti (accompagnamento alla morte ed elaborazione del lutto come supporto al moribondo e ai suoi congiunti). In caso di lutto complicato, l'intervento psicotanatologico si può saldare con quello psicotraumatologico, con cui ha diversi punti di contatto. Fanno altresì parte di questo ambito gli interventi psicologici correlati alla comunicazione di decesso, all'accompagnamento al riconoscimento delle salme ed al supporto psicologico durante le eventuali richieste di consenso al trapianto. Il settore della psicotanatologia ha iniziato a svilupparsi presso gli Hospice e le Lungodegenze, grazie all'apporto di alcuni autori. La psichiatra svizzera Elisabeth Kübler Ross, in particolare, viene considerata la fondatrice dell'approccio psicotanatologico con il suo modello a 5 fasi; le diverse fasi, da lei individuate attraverso molti colloqui ed osservazioni cliniche, rappresentano le principali "tappe di elaborazione psicologica" dell'evento-morte per chi riceve una diagnosi infausta. Il suo modello ha avuto molta diffusione, ed anche se attualmente viene considerato in parte superato dalle più recenti elaborazioni teoriche di merito, il suo influsso ha aiutato molto a legittimare, diffondere e strutturare l'attività psicotanatologica nelle strutture sanitarie.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 25/02/2014 @ 17:13:54, in Lettera T, visto n. 747 volte)
Esame diagnostico eseguito per accertare la presenza di batteri patogeni, o potenzialmente tali responsabili di processi infettivi a carico della vagina oppure della cervice uterina; in quest'ultimo caso si dovrebbe parlare più correttamente di tampone cervicale. Tramite un tampone in dacron si esegue una raccolta della secrezione vaginale, una parte di essa viene posta su un vetrino, fissata con alcol metilico e inviata al laboratorio deputato alla sua analisi, un'altra parte invece viene posta in appositi contenitori e sarà utilizzata per effettuare il cosiddetto esame colturale, necessario per evidenziare l'eventuale crescita di batteri o miceti. Il tampone vaginale viene generalmente richiesto quando si vuole accertare l'eventuale presenza di processi infettivi a carico del tratto vaginale (uretriti, vaginiti ecc.); solitamente si ricorre a tale esame dopo che la paziente ha segnalato disturbi locali quali prurito e bruciore, dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali), problemi urinari. L'esame del tampone vaginale L'esame del tampone vaginale consta di più fasi: in prima battuta si deve verificare il pH vaginale; solitamente, in condizioni normali il pH vaginale è di circa 4 (un pH acido previene la formazione di processi infettivi). La fase successiva è quella che viene definita la colorazione di Gram, una procedura che permette di verificare: se vi è la presenza della giusta quantità di cellule e di lattobacilli (in certe quantità la presenza di lattobacilli è fisiologica e non patologica) l'eventuale presenza di leucociti (segnale di un processo infettivo in corso) l'eventuale alterazione della flora batterica l'eventuale presenza di funghi l'eventuale presenza di Trichomonas vaginalis (un protozoo responsabile di numerosi processi infettivi). L'esame colturale deve verificare l'eventuale presenza di agenti infettivi quali: Streptococcus agalactiae Streptococco beta-emolitico del gruppo D Stafilococco Gardnerella vaginalis Candida. Per la ricerca dell'eventuale presenza di Neisseria gonorrhoee, Chlamydia Trachomatis, micoplasmi, Human Papilloma Virus è più indicata l'esecuzione di un tampone cervicale.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 25/02/2014 @ 17:27:00, in Lettera T, visto n. 598 volte)
Prelievo di materiale fecale tramite introduzione di un batuffolo di cotone per circa 2-3 centimetri oltre l'apertura anale. Tampone rettale Il tampone rettale è indicato per la ricerca dello Streptococcus agalactiae (o streptococco del gruppo B), di batteri patogeni intestinali in caso di enterocolite. In caso di positività viene eseguito contestualmente l'antibiogramma.
 
Di riccardo (del 25/02/2014 @ 17:00:06, in Lettera T, visto n. 702 volte)
Esame per l'accertamento della presenza di batteri patogeni, o potenzialmente tali, nella faringe. L'esame viene eseguito con un tampone di cotone sterile avvolto su un'estremità di una bacchetta di legno. Dopo un breve strofinamento della mucosa, il tampone viene riposto in un contenitore sterile e il materiale in esso raccolto verrà esaminato nel laboratorio di analisi ed eventualmente sottoposto a coltura. Il cavo orofaringeo è normalmente ricco di flora batterica saprofita che alberga senza causare patologie in individui sani; la flora batterica patogena si manifesta in caso di debilitazione generale del paziente o in caso di infezioni.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 25/02/2014 @ 17:21:34, in Lettera T, visto n. 569 volte)
Raccolta, di materiale prelevato attraverso un tampone che viene “strisciato” immediatamente su un vetrino, mentre un'altra parte viene seminata in contenitori appositi e inviata al laboratorio per l’analisi. ll tampone cervicale serve a diagnosticare le infezioni date da clamydia, micoplasma, Neisseria gonorrhoee,Trachomatis, Human Papilloma Virus o altri microrganismiche, se trascurate, possono portare all’insorgenza di malattie più serie dell’apparato genitale femminile. Non si effettua questo tipo di esame nelle donne in gravidanza
 
Di riccardo (del 25/02/2014 @ 16:54:02, in Lettera T, visto n. 1184 volte)
Intervento chirur­gico per il trattamento delle emorragie nasali, praticato in caso di epistassi di forte entità. Può essere anteriore o posteriore, a seconda della sede dell'emorragia. Normalmente il tamponamento anteriore viene eseguito in anestesia locale da personale competente dopo aver pulito ed aspirato per bene le fosse nasali applicando poi per per qualche minuto nella fossa nasale sanguinante una cialdina di cotone imbevuto di anestetico locale per procedere al tamponamento vero e proprio che avviene con una garza impregnata di una polvere antisettica (garza iodroformica) e a seconda delle tecniche, può consistere nella introduzione tramite le narici di strisce di garza con l'ausilio di pinzette apposite per farle scorrere lungo il pavimento nasale, per spingerle delicatamente verso l'alto e grazie ad alcuni passaggi queste si stratificano sino a riempire completamente la fossa nasale ottenendo come risultato un tamponamento più o meno profondo a seconda della necessità. Il tamponamento nasale posteriore invece si esegue nelle epistassi che hanno origine dalla parte più alta e posteriore delle fosse nasali, nel quale il professionista partendo con la preparazione di garza apposita dalla dimensione della falange del pollice, che viene introdotta tramite un apposito strumento di gomma nella fossa nasale attraverso attraverso la narice da tamponare che si vuole tamponare per poi recuperarlo dalla bocca al quale viene collegato il tampone che una volta ritirato si posizionerà al suo posto e tenuto in trazione dal tiramento del filo. Mentre il sanguinamento anteriore si può monitorare facilmente, un'insufficiente controllo del tamponamento posteriore sfugge facilmente e un continuo sanguinamento, specie notturno, deve essere tenuto in considerazione.
 
Di dr.psico (del 08/09/2007 @ 14:03:06, in Lettera T, visto n. 1081 volte)
Malattia acuta caratterizzata dall’accumulo di liquido all’interno del sacco pericardico. Ciò determina una compressione del cuore e delle sue cavità, impossibilitate a contrarsi regolarmente e a distendersi per raccogliere il sangue refluo. Si determina così una situazione di grave insufficienza cardiocircolatoria acuta, con scompenso cardiaco, riduzione della portata, ipotensione e, nelle forme più severe, arresto cardiocircolatorio totale. Il liquido che si accumula nello spazio pericardico può essere sieroso, infiammatorio (come nella pericardite infettiva o uremica) o sangue (nelle forme traumatiche o con fissurazione della parete miocardica, nel corso di infarto). Il tamponamento cardìaco si manifesta quando tale raccolta avviene improvvisamente, senza che i foglietti del sacco pericardico abbiano la possibilità di distendersi progressivamente adattandosi alla nuova situazione: in queste condizioni sono sufficienti poche decine di ml di fluido per causare una sindrome compressiva. La diagnosi clinica, oltre che sull’esame obiettivo, si basa su indagini radiologiche (con allargamento marcato del profilo dell’ombra cardiaca) ed ecografiche (con dimostrazione diretta della presenza di liquido di versamento pericardico). La terapia d’elezione consiste nella pronta evacuazione della raccolta liquida, mediante puntura del sacco pericardico (pericardiocentesi), a scopo decompressivo; nelle forme recidivanti, è utile la messa in sede di un sottile catetere per consentire successivi svuotamenti nel tempo.
 
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