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 Informazione medica libera per una salute senza condizionamenti... di Admin
Vogliamo creare uno strumento aperto a tutti che consenta a ognuno di noi, di qualunque estrazione sociale e grado d'istruzione, di qualunque tendenza politica e religiosa, di accedervi liberamente esprimendo le proprie considerazioni.

Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di riccardo (del 04/03/2014 @ 16:43:00, in Lettera T, visto n. 663 volte)
tumore dei tessuti embrionali, benigno (cisti dermoide), maligno o borderline. Ha origine da cellule indifferenziate, di derivazione embrionale, ancora in possesso della capacità di evolvere verso la formazione di tessuti diversi da quelli dell'organo in cui si sviluppano. Nel teratoma adulto o maturo la neoformazione ha la forma di una cisti in cui è prevalente la parte cutanea (cisti dermoide): in essa si possono trovare abbozzi d'organo, per esempio, pelle e annessi cutanei (peli, ghiandole sebacee), denti, tessuto nervoso, fasci muscolari, epitelio respiratorio ecc. Nelle forme maligne, immature, gli elementi embrionali sono indifferenziati e hanno un comportamento tumorale maligno: vengono anche definiti carcinomi embrionali e sono tipici degli organi germinali (ovaie e testicoli). La terapia di norma è chirurgica per le forme benigne. Nelle forme immature si associa la chemioterapia in adiuvante (questi tumori sono radioresistenti).
 
Di riccardo (del 04/03/2014 @ 16:41:06, in Lettera T, visto n. 566 volte)
Induzione di malformazioni o mostruosità da parte di cause esterne (per esempio, infezioni, agenti fisici, chimici, meccanici) che agiscono sull'embrione.
 
Di riccardo (del 04/03/2014 @ 16:45:45, in Lettera T, visto n. 857 volte)
Tumore maligno particolarmente aggressivo, formato da cellule staminali embrionali andate incontro a proliferazione incontrollata. Data la pluripotenza di tali suddette cellule staminali, all'interno del teratocarcinoma si possono trovare i più svariati tipi di tessuti, uno ammassato sull'altro. La terapia di norma è chirurgica per le forme benigne. Nelle forme immature si associa la chemioterapia in adiuvante (questi tumori sono radioresistenti).
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 04/03/2014 @ 16:20:36, in Lettera T, visto n. 773 volte)
Tecniche psicoterapeutiche che si basano sui principi teorici del comportamentismo e in modo particolare sulla sua concezione dell'apprendimento. Si occupa esclusivamente del comportamento che - secondo il punto di vista dei terapeuti comportamentisti - è stato appreso all'interno del proprio ambiente o nel corso di particolari esperienze di vita. Piuttosto che analizzare le cause inconsce che motivano il comportamento dell'individuo, il terapeuta comportamentale vuole aiutare il paziente a modificare i suoi comportamenti/sintomi problematici. La terapia comportamentale origina dagli studi di psicologia sperimentale sul condizionamento classico di Ivan Pavlov (1849-1936) e sul condizionamento operante di Burrhus Skinner (1904-1990); ad essi si aggiunsero i contributi di Joseph Wolpe (1915-1997) sulla desensibilizzazione e di Hans Eysenck (1916-1997) sulla "Teoria dei Tratti" (primo ponte funzionale verso l'integrazione tra approcci comportamentisti e del primo cognitivismo). Dagli anni '70, si parla appunto di neocomportamentismo per definire la rielaborazione operativa degli originari contributi teorici di Pavlov e Skinner in un'ottica specificatamente clinica. Dopo una prima fase di sviluppo avvenuta prevalentemente negli Stati Uniti (tra gli anni '60 ed i primi anni '80), si è poi diffusa progressivamente anche in Europa e nel resto del mondo. Lo scopo delle terapie comportamentali è il rafforzamento dei comportamenti adattivi e la diminuzione di quelli disadattivi. Le tecniche fondamentali sono: - desensibilizzazione sistematica (J. Wolpe, 1954); - terapia implosiva (H. Leitenberg, 1976); - training assertivo (A. Lazarus, 1966) e la sua variante denominata "addestramento alla libertà emotiva". - condizionamento/decondizionamento (finalizzato all'estinzione o rimodulazione di risposte comportamentali e psicofisiologiche); - flooding; - tecniche di stop del pensiero e diversione dell'attenzione; - tecniche di rilassamento (come il rilassamento muscolare progressivo di Jacobson, le tecniche di controllo della respirazione o il training autogeno); - Biofeedback (BFB). In ambito riabilitativo, si avvale di tecniche quali la "Token Economy".
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 04/03/2014 @ 16:17:27, in Lettera T, visto n. 630 volte)
Vasta gamma di psicoterapie nelle quali vengono utilizzati principalmente esercizi del corpo, finalizzati al conseguimento della salute mentale e del benessere e a volte a far mutare all'individuo l'immagine di sé o la propria personalità. Le più conosciute sono: - bioenergetica elaborata da Lowen, allievo dello psicoanalista austriaco W. Reich; - metodo dell'integrazione strutturale, o metodo Rolfing, di I. Rolf; - metodo dell'integrazione funzionale di M. Feldenkrais; - metodo Hakomi di R. Kurtz.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 04/03/2014 @ 16:28:08, in Lettera T, visto n. 694 volte)
Insieme di trattamenti atto al trattamento e cura delle malattie, i loro sintomi e le possibili complicazioni. A seconda dello scopo specifico che si propone, avremo una terapia profilattica, causale, sintomatica. La terapìa profilattica cerca di impedire l'azione dei fattori che causano malattie evitando l'esposizione al loro contatto mediante l'isolamento, la distruzione degli animali vettori di agenti patogeni, la disinfezione di oggetti e di ambienti; oppure potenziando le resistenze e le difese organiche con un'alimentazione sana, con l'igiene della persona e dell'ambiente, con l'esercizio fisico, con l'attuazione dei mezzi atti a creare un'immunità attiva (vaccinazioni) e passiva (somministrazione di immunoglobuline) verso l'infezione. La terapìa causale si prefigge di combattere una malattia eliminando la causa stessa che l'ha provocata con l'impiego di farmaci, di mezzi fisici o con interventi chirurgici; qualora la causa sia oscura si può adottare il criterio consistente nel formulare una diagnosi di malattia probabile e nell'attuare le cure che questa richiede: l'eventuale risultato favorevole confermerà la natura del male e l'adeguatezza della terapìa. La terapìa sintomatica (ex iuvantibus) ha lo scopo di eliminare o mitigare i sintomi determinati da uno stato patologico e trova un necessario impiego quando non sia possibile combattere le cause di una malattia o quando questa abbia un decorso tanto lungo da compromettere le condizioni generali dell'organismo; spesso infatti disturbi quali dolori, insonnia, febbre, dispnea ecc., sono responsabili, indipendentemente dalle cause, di uno stato di debilitazione che a sua volta aggrava la malattia o ne ritarda la guarigione. La terapìa sintomatica quando interviene su una malattia a prognosi infausta è detta piuttosto terapìa palliativa5444 Terapie particolari Viene detta terapìa d'urto una terapìa farmacologica somministrata ad alte dosi, per modificare rapidamente una situazione patologica acuta, prima che possa complicarsi. Sono definite terapìa focale le misure tese alla eliminazione, con asportazione chirurgica o con trattamento farmacologico, di un focolaio infettivo per la prevenzione dell'insorgere di malattie sistemiche su base focale (per esempio, reumatismo articolare acuto). Riguarda particolarmente i foci infiammatori latenti ma cronici dei denti (granulomi apicali), delle tonsille, delle adenoidi, esiti di infezioni pregresse non completamente risolte, dai quali vengono immessi in circolo batteri e agenti patogeni che, localizzandosi in altri distretti del corpo, possono produrre malattie anche molto gravi. È detta terapìa sostitutiva la somministrazione di sostanze indispensabili all'organismo (ormoni, vitamine, enzimi) in caso di sintesi insufficiente o di apporto alimentare non adeguato. Ne sono esempi: la somministrazione di tiroxina negli ipotiroidei, di insulina nei diabetici, l'uso dei complessi vitaminici nelle ipovitaminosi o in corso di terapia antibiotica.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 04/03/2014 @ 16:08:34, in Lettera T, visto n. 652 volte)
Intervento farmacologico che fornisce una sostanza necessaria che l'organismo non è più in grado di produrre in quantità sufficiente.
 
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