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 Informazione medica libera per una salute senza condizionamenti... di Admin
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Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di riccardo (del 29/04/2014 @ 11:10:12, in Lettera T, visto n. 656 volte)
Strumento utilizzato per misurare la pressione intraoculare. Esistono due tipi di tonometro: 1) Tonometro a soffio (non a contatto) Lo strumento utilizzato per misurare la pressione intraoculare non richiede alcun contatto con la superficie oculare che si trova in corrispondenza dell'iride (cornea). È composto da una base, dalla quale viene estratto una sorta di puntatore che viene avvicinato all’occhio del paziente, che deve mantenere lo sguardo fisso e gli occhi ben aperti. Quindi dal puntatore viene prodotto un getto d’aria verso l’occhio: quando la cornea viene leggermente schiacciata da questo getto, un raggio di luce è riflesso dalla cornea stessa per poi essere captato da una fotocellula (presente sul puntatore stesso). Il tempo necessario ad ‘applanare’ la cornea, in funzione della forza del getto d’aria, fornisce i valori della pressione intraoculare, che vengono poi mostrati su uno schermo digitale (posto sul puntatore). In genere per ottenere valori più precisi vengono effettuate diverse misurazioni, data la possibile variabilità tra una misurazione e l’altra. Il grande vantaggio di questa tecnica è che – non essendoci un contatto con la cornea – lo strumento può essere usato senza anestesia topica e senza il rischio di trasmettere infezioni oculari: è per questo che risulta di grande utilità per lo screening di massa della pressione intraoculare. 2) Tonometro ad applanazione di Goldmann (a contatto): È lo strumento più diffuso e più preciso: si compone di un corpo contenente all’interno dei meccanismi simili a quelli di un bilancino. La porzione superiore è invece costituita da una sottile staffa metallica alla cui estremità viene posizionato un cono semitrasparente. Questo cono viene portato dall’oculista a contatto con l’occhio e, in base alla resistenza opposta dalla superficie oculare, si ottiene il valore della pressione intraoculare. Per eseguire questa misurazione è necessario che il paziente sia seduto e posizionato con la faccia alla lampada a fessura, con la fronte ben premuta contro il poggia-fronte e con lo sguardo diretto di fronte a sé. A questo punto va instillata una goccia di anestetico topico nel fornice inferiore; l’occhio deve essere colorato con un liquido giallo (fluoresceina) e il paziente deve ammiccare per diffondere la colorazione. Quindi il cono viene illuminato con luce blu e viene portato avanti fino a toccare l’apice della cornea; l’oculista, ruotando una scala graduata, rileva la pressione intraoculare. Questa tecnica viene applicata, dunque, toccando la superficie oculare; per questo motivo deve essere eseguita soltanto da medici oculisti. È importante che prima di ogni misurazione il cono luminoso venga disinfettato o, se si tratta del monouso, che venga sostituito. Il paziente deve rimanere fisso con lo sguardo e limitare il più possibile il movimento di chiusura delle palpebre per evitare errori nella misurazione. Esistono anche altri strumenti per misurare la pressione intraoculare che sono meno diffusi, utilizzati in particolari condizioni o per finalità di studio scientifico (Tonometro di Schiotz, Tono-Pen, Pneumotonometro, Tonometro Pascal, Tonometro di Mackay-Marg) E LO ICARE
 
Di riccardo (del 01/04/2014 @ 15:25:07, in Lettera T, visto n. 636 volte)
Pressione esistente all interno dell'occhio e funzione dell equilibrio tra quantita di umore acqueo secreta ed eliminata i suoi valori non devono superare i 21-22 mmHg. I fattori che concorrono a mantenere il tono oculare normale sono i fattori di produzione dell'umore acqueo, la resistenza del flusso, la pressione venosa episclerale e gli elementi responsabili delle variazioni transitorie del tono oculare stesso, aumento improvviso della pressione arteriosa, sollecitazioni meccaniche ecc. Il tono oculare aumenta in corso di glaucoma. L'analisi diagnostica del tono oculare è detta tonometria.
 
Di salute (del 06/10/2007 @ 17:58:34, in Lettera T, visto n. 2279 volte)
Il tonno è l'unico pesce a sangue caldo. Diffuso nell'Atlantico e nel Mediterraneo, vive in branchi e si nutre di pesci e cefalopodi. Viene pescato con diversi sistemi, tra i quali il più classico è la tonnara, dando vita a una fiorente industria conserviera. Ne esistono diverse specie: quello del Mediterraneo (Thunnus thynnus), ha il corpo lungo fino a 3 m e pesante fino a 6 q, con coda a semiluna, parti superiori blu-nerastro e parti inferiori biancastre o grigio argenteo; altre specie sono più piccole (tonnetti, Euthynnus alletteratus). Dal punto di vista alimentare il tonno è molto ricco di proteine e non è molto grasso: mentre il tonno sott'olio, anche se sgocciolato, apporta da 260 a 300 kcal per 100 g, quello fresco arriva a poco più della metà. Non ha perciò senso usare il tonno sott'olio (anche perché difficilmente l'olio è di grande qualità e difficilmente si ha la pazienza di sgocciolarlo bene, aumentando così il contenuto calorico). Poiché fresco si consuma raramente (la ventresca, la porzione ventrale del tonno, è particolarmente tenera), il miglior modo di introdurlo nella propria alimentazione è di consumare quello in scatola al naturale, che è ancora meno calorico di quello fresco. Anche in salamoia sarebbe da evitare per l'inutile contenuto di sale che comunque si assume. È importante notare la differenza fra il tonno e il salmone (visto che si trovano facilmente entrambi in scatola e al naturale): il tonno non possiede la quantità di grassi del salmone (alimento lipidico-proteico) ed è essenzialmente un alimento proteico. Come per il salmone, è consigliabile non consumare il tonno sott'olio, un alimento che stravolge completamente il significato alimentare del pesce. Anche sgocciolando il prodotto, si ottiene sempre un alimento decisamente ipercalorico. INFO AL. Tonno fresco Carboidrati: 0; proteine: 21,5; grassi: 8; acqua: 61,5; calorie: 158. Parte edibile: 90; calorie al lordo: 142. Tonno in scatola al naturale Carboidrati: 0; proteine: 20; grassi: 2,6; acqua: 61,5; calorie: 103. Tonno sott'olio sgocciolato: Carboidrati: 0; proteine: 20; grassi: 18,5; acqua: 54,6; calorie: 247.
 
Di riccardo (del 01/04/2014 @ 15:20:44, in Lettera T, visto n. 2429 volte)
Successione di movimenti tipici della crisi epilettica generalizzata di tipo grande male in cui da una prima fase tonica della durata di 20 minuti circa caratterizzata da irrigidimento di tutta la muscolatura corporea si trapassa gradualmente nella fase clonica per il sovrapporsi di periodi di decontrazione che aumentano progressivamente di durata. Nella fase tonica, la persona diviene incosciente, i muscoli improvvisamente si irrigidiscono. Questa fase è generalmente la più breve della crisi e di solito dura solo pochi secondi. In alcuni casi la persona può anche emettere suoni simile ad un forte gemito. Nella fase clonica, i muscoli della persona iniziano a contrarsi e a rilassarsi rapidamente, causando convulsioni. Vi è deviazione degli occhi in alto, la lingua è spesso imbrigliata; l'incontinenza è presente in alcuni casi. Il sonno segue invariabilmente una crisi tonico clonica. Spesso sono presenti confusione e amnesia al risveglio. La crisi tonico clonica spesso è preceduta da un'aura. Nell'aura, la persona può avvertire un deja vu, emozioni inusuali e magari inappropriate, visione e udito alterati, (anche con allucinazioni), e altri sintomi. Questa è effettivamente una crisi parziale semplice. Qualche volta la persona perde coscienza, e si muove in maniera insensata, in particolare verso la fine di questa fase, quando ormai la crisi progressivamente prende la forma di crisi parziale complessa. L'aura è dovuta al fatto che la crisi tonico clonica spesso inizia in un'area isolata del cervello, ma si propaga poi lentamente a tutto il cervello. Un'aura può durare da pochi secondi a diversi minuti, a seconda della persona; tuttavia alcune persone non sperimentano mai l'aura. Alcune persone non vivono la fase di aura durante le crisi tonico cloniche.
 
Di riccardo (del 29/04/2014 @ 11:33:16, in Lettera T, visto n. 862 volte)
E' un esame utile per misurare sia lo spessore dello strato delle fibre nervose del nervo ottico sia lo spessore retinico in regione maculare. Numerosi studi hanno dimostrato l'efficacia di tale esame per la diagnosi precoce di glaucoma e per il suo monitoraggio. L'esame risulta piu`sensibile dell'esame del campo visivo nell'individuare danni precoci del nervo ottico. Per le maculopatie (degenerazione maculare senile o retinopatia diabetica) fornisce informazioni complementari all'esame angiografico nel determinare la sede ed il grado di edema retinico (pre-post- terapia laser ) o di atrofia maculare. L'esame non richiede la dilatazione della pupilla e non è invasivo. La risoluzione è particolarmente elevata (10 micron). L’Hriflesso) con una lunghezza d’onda di 670 nm, consente di acquisire tre serie di immagini della testa del nervo ottico e di ottenere un’unica immagine tridimensionale finale. Al termine dell’esame il software fornisce informazioni su una serie di parametri utili all’esaminatore per poter valutare lo stato iniziale o quantificare la progressione del danno glaucomatoso.
 
Di riccardo (del 29/04/2014 @ 11:37:30, in Lettera T, visto n. 663 volte)
E' un nuovo esame, non invasivo che utilizza un fascio laser per fotografare la retina. L'OCT altro non è che una TAC della retina senza l'utilizzo di radiazioni ma di una sorgente laser che esegue delle scansioni della retina. Il risultato è la rappresentazione di una o più sezioni della retina. In questo modo è possibile valutare nei dettagli il profilo della retina mentre l'angiografia valuta la retina solo sul piano frontale. L'OCT è particolarmente utile in tutta una serie di patologie degenerative della retina in particolare per individuare nei dettagli la presenza di una membrana epiretinica o di un foro maculare. L'OCT da importanti informazioni anche per un migliore inquadramento delle degenerazione maculare legata all'età e dell'edema maculare, particolarmente quello che insorge a seguito del diabete. OCT del segmento anteriore L'OCT del segmento anteriore è un esame che permette di ispezionare tramite immagini ad alta definizione la porzione anteriore del globo oculare, che comprende: Cornea Iride Angolo camerulare Cristallino
 
Di dr.psico (del 15/07/2007 @ 17:23:15, in Lettera T, visto n. 1057 volte)
Tecnica radiodiagnostica che consente, utilizzando un elaboratore elettronico opportunamente programmato, di ottenere immagini radiologiche relative a sottili strati (di spessore inferiore a 1 cm) delle strutture indagate, sul piano assiale(cioè trasversali rispetto alla lunghezza del corpo umano), come se si tagliasse il corpo dalla testa in giù in minuscole fettine.
 
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