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 Informazione medica libera per una salute senza condizionamenti... di Admin
Vogliamo creare uno strumento aperto a tutti che consenta a ognuno di noi, di qualunque estrazione sociale e grado d'istruzione, di qualunque tendenza politica e religiosa, di accedervi liberamente esprimendo le proprie considerazioni.

Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di riccardo (del 06/02/2014 @ 10:46:58, in Lettera O, visto n. 3811 volte)
L’orzaiolo è una patologia di tipo infettivo, solitamente causata da una tipologia di batteri denominata stafilococchi, che colpisce una o più delle ghiandole sebacee delle palpebre, situate alla base delle ciglia. Nella maggior parte dei casi, le ghiandole interessate sono quelle esterne, anche dette “di Zeis” o “Moll”. La ghiandola di Zeis è una ghiandola sebacea unilobare che si trova al margine della palpebra e supporta l'azione delle ciglia. La ghiandola prende il nome dall'oftalmologo tedesco Eduard Zeis, che la scoprì. Si tratta di ghiandole che producono una sostanza oleosa che attraverso i dotti escretori del lobulo sebaceo viene immessa nella parte centrale del follicolo pilifero. Nella stessa zona della palpebra, vicino alla base delle ciglia, si trovano alcune ghiandole sudoripare chiamate "ghiandole di Moll". Se le ciglia non vengono pulite, è possibile l'insorgenza della follicolite, mentre le conseguenze possibili in caso di infezione alla ghiandola sebacea sono l'ascesso e l'orzaiolo. In tali situazioni, l’infiammazione è evidenziata dalla formazione di una piccola escrescenza di forma tondeggiante in corrispondenza della linea delle ciglia. Il paziente lamenta un doloroso gonfiore persistente nella zona dove si trova l’orzaiolo e, al centro di questo, si nota una fuoriuscita di pus (liquido di colore giallognolo). In casi piuttosto rari e più preoccupanti, l’orzaiolo è definito “interno”, in quanto le ghiandole colpite sono quelle “di Meibomio”, situate, appunto, nella zona interna delle palpebre. Al contrario di quello esterno, l’orzaiolo interno, di regola, non è visibile a prima vista: solo a seguito di un esame del lato interno della palpebra, si noterà un gonfiore circoscritto e molto dolente, anche in questo caso dovuto all’accumulo di pus. L’orzaiolo, poi, a prescindere dalla localizzazione, è caratterizzato anche da un notevole fastidio nel percepire fasci luminosi e spesso si sviluppa una lacrimazione accentuata. Quanto alle terapie, è decisamente errato il tentativo di schiacciare la tumefazione, perché il pus potrebbe “contagiare” parti sane e si rischia di estendere l’infiammazione all’intero dotto escretore, fino a far degenerare l’orzaiolo in cisti. E’ opportuno, invece, mantenere l’occhio pulito, agevolando la maturazione e, quindi, la regressione dell’escrescenza attraverso impacchi di acqua non troppo calda, da effettuare con una garza sterile in modo ripetuto. Solitamente la rottura dell’ascesso, con la riduzione e, poi, scomparsa del dolore è spontanea e avviene nell’arco di alcuni giorni. Il medico può, tutt’al più, prescrivere pomate a base di eritromicina (o antibiotici simili), allorché la frequenza della patologia inizi a diventare preoccupante. Quando si tratta di orzaiolo interno, invece, è necessario, in genere, l’intervento di uno specialista, che faciliti la fuoriuscita del pus attraverso l’agopuntura e la spremitura. Terapia Applicando impacchi caldi sull’orzaiolo si allevia il fastidio, inoltre si affretta il processo suppurativo e quindi il conseguente scoppio dell’orzaiolo. Il medico può eventualmente prescrivere colliri o antibiotici adeguati se questa tumefazione perdura. A volte può essere necessario incidere o asportare chirurgicamente l’orzaiolo.
 
Di salute (del 06/10/2007 @ 13:45:09, in Lettera O, visto n. 1108 volte)
L'orzo (Hordeum vulgare o sativum) è una pianta erbacea annuale; è un cereale con culmo eretto, alto fino a un metro con foglie lineari e alterne e fiore con tre stami protetti da due glume e due glumette, la più esterna aristata. La disposizione delle spighe è ternaria, cioè tre spighette su ogni nodo dell'asse della spiga. Fra le varie qualità si possono ricordare l'Hordeum disticum, l'Hordeum tetrastichum e l'Hordeum exastichum, che si differenziano per la disposizione delle cariossidi (i frutti) su due, quattro o sei file. Per esempio gli orzi per la produzione della birra sono soprattutto orzi distici. Fra i maggiori produttori di orzo si devono ricordare il Canada, la Germania, la Spagna e la Francia, tutti paesi con una produzione superiore ai dieci milioni di tonnellate. La produzione italiana supera di poco il milione di tonnellate. Per l'alimentazione in genere si usano orzi decorticati (quello mondato, privo solo dello strato più esterno, e quello perlato, sottoposto a trattamento di brillatura come il riso). Anche se la maggior parte dell'orzo è destinato alla produzione di birra e di whisky, può essere consumato anche integro, sotto forma di farina nella produzione del pane (mescolata a quella del grano consente di ottenere un prodotto scuro dal sapore particolare, consumato soprattutto nel nord Europa) o di fiocchi da cuocere. Il malto si ottiene facendo fermentare l'orzo; è molto più digeribile perché le proteine si sono scomposte e l'amido si è trasformato in maltosio. Il caffè d'orzo è una bevanda ottenuta con orzo tostato e macinato. È particolarmente indicato come sostitutivo del caffè per tutti coloro che hanno controindicazioni per questa bevanda. INFO AL. - Carboidrati: 72; proteine: 6; grassi: 1,3; acqua: 12,2; calorie: 324.
 
Di riccardo (del 14/11/2013 @ 12:01:38, in Lettera O, visto n. 537 volte)
Registrazione grafica, mediante un oscillografo, delle variazioni di pressione sanguigna dovute alla contrazione cardiaca e, quindi, delle oscillazioni delle pareti arteriose; permette di esplorare l'efficienza del cuore e lo stato anatomico e funzionale delle pareti arteriose. Quando si esplora l'arto inferiore, l'esame si esegue al terzo inferiore e a quello superiore della gamba e al terzo inferiore della coscia; per l'arto superiore a livello del braccio e dell'avambraccio: in questi punti viene arrestata la circolazione sanguigna e vengono misurate pressione, tensione delle pareti e intensità del flusso.
 
Di riccardo (del 14/11/2013 @ 12:02:23, in Lettera O, visto n. 567 volte)
Grafico che si ottiene con l'oscillografia; vi sono registrati i valori di pressione, tensione delle pareti vasali e intensità del flusso sanguigno.
 
Di riccardo (del 14/11/2013 @ 12:02:55, in Lettera O, visto n. 527 volte)
Valore di pressione osmotica posseduto dal plasma, legato nella quasi totalità all'attività osmotica del sodio sotto forma di cloruro e bicarbonato. I valori normali dell'osmolalità plasmàtica sono pari a circa 300 mOsm/kg di acqua. Sono dette rispettivamente isotoniche, ipotoniche e ipertoniche soluzioni che posseggono pressione osmotica uguale, inferiore e superiore a quella del plasma. Il mantenimento della omeostasi idrosalina, e quindi dei normali valori di osmolalità plasmàtica, è dovuto a due meccanismi principali: il senso della sete, che regola l'introduzione di acqua nell'organismo, e l'attività renale, che regola l'eliminazione dall'organismo di acqua e sali.
 
Di riccardo (del 14/11/2013 @ 12:03:36, in Lettera O, visto n. 909 volte)
Cellule sensibili alle variazioni della pressione osmotica del plasma; situate nell'ipotalamo, regolano l'attività dei nuclei sopraottici da cui dipende la secrezione dell'ormone antidiuretico, messo in circolo dalla neuroipofisi. Tali neuroni si attivano quando l'osmolarità dei liquidi extracellulari aumenta e l'acqua tende quindi a fuoriuscire dai recettori stessi; il segnale nervoso trasmesso dalla periferia all'ipotalamo favorisce la liberazione dell'ormone antidiuretico che, portando al recupero renale di acqua, riduce l'osmolarità. In caso di riduzione dell'osmolarità il meccanismo è speculare.
 
Di riccardo (del 14/11/2013 @ 12:05:08, in Lettera O, visto n. 555 volte)
Diffusione spontanea, unidirezionale, di un solvente attraverso una membrana semipermeabile posta tra due soluzioni di quello stesso solvente. Caratteristica dell'osmosi è che il verso del flusso è diretto sempre dalla soluzione a minore concentrazione verso quella a concentrazione maggiore, con conseguente diluizione della stessa: il fenomeno di diffusione prosegue finché le due soluzioni non raggiungono la stessa concentrazione. La membrana deve essere però in grado di impedire il passaggio delle molecole o degli ioni del soluto, ma non quello delle molecole del solvente: ciò avviene, per esempio, con le membrane cellulari.
 
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