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 Informazione medica libera per una salute senza condizionamenti... di Admin
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Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di riccardo (del 12/11/2013 @ 16:34:18, in Lettera O, visto n. 1202 volte)
Muscolo anulare che origina dalla parte nasale dell'osso frontale, dal processo frontale della mascella davanti al solco lacrimale dell'osso omonimo, e dalla superficie anteriore e dai bordi di una breve banda fibrosa, il legamento palpebrale mediale. Dalla sua origine, le fibre si dirigono lateralmente, a formare un'ampia e sottile superficie, che occupa la palpebra, attorno alla circonferenza dell'orbita, e si porta oltre la tempia e in basso sulla guancia. La porzione palpebrale del muscolo è sottile e pallida; esse origina dalla biforcazione del legamento palpebrale mediale, forma una serie di curve concentriche, e si inserisce sul rafe laterale della palpebra. La porzione orbitale è invece più spessa e di un colore rosso; le sue fibre formano una ellisse completa senza interruzione sulla commessura laterale della palpebra; le fibre superiori di questa porzione si uniscono con il frontale e con il corrugatore. La parte lacrimale (tensor tarsi) è un piccolo e sottile muscolo, di circa 6 mm di larghezza e 12 mm di lunghezza, situato sotto il legamento palpebrale mediale e al sacco lacrimale. Esso origina dalla cresta posteriore e dalla parte adiacente della superficie orbitale dell'osso lacrimale, e passando dietro il sacco lacrimale, si divide in due fasci, il superiore e l'inferiore, che sono inseriti al punto lacrimale; occasionalmente è assai indistinto. Azione[modifica | modifica sorgente] L'azione del muscolo è di chiudere l'occhio ed è l'unico muscolo capace di fare questo. La sua perdita funzionale per qualsiasi ragione risulta in una incapacità di chiudere l'occhio, necessitando di un collirio per la pulizia dell'occhio nei casi estremi. L'orbicolare dell'occhio è inoltre il muscolo sfintere delle palpebre. La porzione palpebrale ha un'azione involontaria, chiudendo le palpebre delicatamente, come nel dormire o nell'ammiccamento; la porzione orbitale è invece soggetta alla volontà. Quando l'intero muscolo è in azione, la pelle della fronte, delle tempie e delle guance è tirata verso l'angolo mediale dell'orbita, e le palpebre sono chiuse fortemente, come nella fotofobia. La pelle perciò è tirata verso l'alto a formare delle pieghe, che si evidenziano particolarmente dagli angoli laterali della palpebre; queste pieghe divengono invece permanenti in età avanzata. L'elevatore della palpebra superiore è il diretto antagonista di questo muscolo; esso innalza la palpebra superiore e scopre il bulbo oculare. Ogni volta che le palpebre sono chiuse grazie all'azione dell'orbicolare, il legamento palpebrale mediale è teso, la parete del sacco lacrimale è perciò tesa lateralmente e in avanti, in modo che si possa creare uno spazio vuoto e le lacrime siano risucchiate in esso lungo il canale lacrimale. La parte lacrimale dell'orbicolare dell'occhio tira le palpebre e le parti terminali dei canali lacrimali in direzione mediale e le comprime contro la superficie del globo dell'occhio, perciò le posiziona nella situazione più favorevole possibile per ricevere le lacrime. Inoltre, l'orbicolare comprime il sacco lacrimale.
 
Di riccardo (del 12/11/2013 @ 16:31:41, in Lettera O, visto n. 684 volte)
Il nome orbicolare intende un muscolo fatto "a cerchio" (orbiculus diminutivo di orbis: orbe, circolo). Definisce il muscolo anulare disposto attorno a un orifizio (muscolo orbicolare della bocca, muscolo orbicolare dell'occhio). Orbicolare definisce anche la parte della capsula articolare dell'anca dove si addensano fibre circolari che avvolgono il collo del femore (zona orbicolare).
 
Di riccardo (del 12/11/2013 @ 16:39:46, in Lettera O, visto n. 554 volte)
Tecnica diagnostica per lo studio dell'orbita, al fine di definire la posizione del bulbo oculare, il suo diametro e la localizzazione di eventuali corpi estranei intraorbitari. Si effettua iniettando un mezzo di contrasto gassoso (generalmente aria) dietro il bulbo oculare ed eseguendo poi l'esame radiografico o, meglio, ecografico.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 12/11/2013 @ 16:40:43, in Lettera O, visto n. 682 volte)
E'ad oggi il principale trattamento del criptorchidismo. L'intervento chirurgico consiste nel fissare un testicolo, ritenuto in cavità addominale o nel canale inguinale, nella sua sede nello scroto. Poichè la ritenzione testicolare potrebbe condurre alla degenerazione neoplastica della gonade ed all'arresto della spermatogenesi è utile eseguire precocemente questo tipo di intervento, generalmente entro il secondo anno di vita. Tale procedura dovrebbe essere eseguita dopo il dodicesimo mese di vita, periodo durante il quale il testicolo potrebbe ancora concludere la sua discesa fisiologica nello scroto. Esistono diversi interventi chirurgici per la correzione del criptorchidismo, che differiscono fra loro generalmente solo per la tecnica di fissaggio del testicolo nello scroto. Si procede generalmente con una incisione inguinale tramite la quale si localizza il testicolo e al posizionamento di quest'ultimo nella sacca scrotale tramite una seconda incisione. Alcune volte la lunghezza del dotto deferente dei vasi è sufficiente e consente di riportare il testicolo nell'emiscroto senza eccessiva tensione. Se, invece, i vasi spermatici non hanno una lunghezza tale da consentire un tale intervento, è possibile optare per un intervento in due tempi, lasciando il testicolo in una posizione intermedia ed operando nuovamente il paziente in un secondo momento; in alternativa, infine, si può procedere alla sezione dei vasi spermatici interni e nel posizionamento del testicolo nell'emiscroto, affidando il suo apporto arterioso alle altre arterie minori. Infine, nel caso di testicolo localizzato in sede intraddominale, molto utile può essere il ricorso alla laparoscopia.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 12/11/2013 @ 16:46:25, in Lettera O, visto n. 698 volte)
Asportazione chirurgica di uno o entrambi i testicoli. Viene eseguita per processi neoplastici, per tubercolosi del didimo o dell’epididimo, per necrosi ischemica conseguente a torsione acuta del funicolo spermatico, sulla quale non si sia intervenuti tempestivamente. L'indicazione principale è rappresentata dai tumori del testicolo primitivi maligni (seminomi, corionepiteliomi). Un'orchiectomia bilaterale fa parte del programma terapeutico del cancro della prostata, la cui crescita è dipendente dalla secrezione di ormoni sessuali maschili (testosterone). L'intervento si esegue per via scrotale o inguinale, previa legatura dei deferenti e dei vasi e la resezione dell’epididimo.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 12/11/2013 @ 16:49:20, in Lettera O, visto n. 1169 volte)
Processo infiammatorio,più spesso di natura infettiva, acuto o cronico che interessa testicolo ed epididimo. Può essere unilaterale oppure colpire entrambi i testicoli contemporaneamente. La patologia, a parte la differente estensione anatomica, presenta molte analogie con l'orchite. Una forma particolare di orchiepididimite è quella tubercolare, oggi meno frequente; essa spesso inizia come epididimite isolata, poi si estende al testicolo, ed è quasi costantemente associata a interessamento delle vie urinarie. Può avere molteplici cause: infezione della prostata, dell’uretra o della vescica, complicanza di un adenoma prostatico, tubercolosi ecc. Si manifesta con aumento di volume di una borsa scrotale, molto doloroso, accompagnato da febbre e bruciore alla minzione. L’infezione può procedere fino alla formazione di un vero e proprio ascesso, che di solito si apre spontaneamente sulla cute dello scroto, senza rendere necessaria l’incisione chirurgica. L’esame citobatteriologico delle urine conferma la presenza di germi (nella maggior parte dei casi colibacilli) e pus, oltre a permettere di effettuare un antibiogramma al fine di determinare l’antibiotico più adatto. Il trattamento consiste nella prescrizione di antibiotici e antinfiammatori, e nel riposo a letto durante la fase acuta dell’infiammazione. Se trascurata o non adeguatamente trattata, l’orchiepididimite può diventare cronica e provocare la comparsa di noduli nell’epididimo, responsabili di sterilità in caso di localizzazione bilaterale.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 12/11/2013 @ 16:55:31, in Lettera O, visto n. 639 volte)
Processo infiammatorio del testicolo, a decorso acuto o cronico consistente nell'ingrossamento acuto o cronico di uno o di entrambi i testicoli, parte dell'apparato genitale maschile. Le cause più frequenti di orchite sono di origine batterica, da germi provenienti dalle vie urinarie (talvolta per manovre quali il cateterismo) o dal circolo ematico generale. Una tipica forma di orchite è quella che segue la parotite e che, in soggetti adulti, può provocare sterilità. I sintomi dell'infiammazione sono un forte dolore locale associato in genere all'aumento di volume e di consistenza dello scroto, tumefazione testicolare, edema e arrossamento dello scroto, febbre tra i 37 e 38°. Talvolta compare un lieve sanguinamento delle urine ed una atrofia testicolare con un calo della produzione degli spermatozoi. La terapia si basa essenzialmente sulla somministrazione di antibiotici e cortisonici; si può ricorrere a interventi chirurgici per svuotare eventuali raccolte purulente e diminuire la tensione all'interno della borsa scrotale.
 
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