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 Informazione medica libera per una salute senza condizionamenti... di Admin
Vogliamo creare uno strumento aperto a tutti che consenta a ognuno di noi, di qualunque estrazione sociale e grado d'istruzione, di qualunque tendenza politica e religiosa, di accedervi liberamente esprimendo le proprie considerazioni.

Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di medicina (del 25/06/2007 @ 13:25:45, in Lettera O, visto n. 5519 volte)
malattia virale acuta contagiosa, che colpisce solitamente i soggetti di età compresa tra i cinque e i quindici anni, ma che non è infrequente anche negli adulti. Provoca in genere ingrossamento doloroso delle ghiandole salivari, più spesso delle parotidi. Conferisce immunità permanente; la frequenza è massima nel tardo inverno e all'inizio della primavera. La durata del periodo d'incubazione è molto varia (5-35 giorni). Il periodo prodromico è caratterizzato da vomito, cefalea, febbre. Inizia poi la tumefazione dolente di una delle parotidi; dopo non più di due o tre giorni può essere coinvolta anche l'altra. Talvolta possono essere interessate anche le ghiandole sottolinguali e sottomascellari. Altri sintomi sono: febbre, dolore alla masticazione e alla deglutizione, che crea difficoltà nell'alimentazione. La parotite epidèmica dura in media 10-15 giorni. Il periodo di infettività va da 7 giorni prima a 10 giorni dopo la scomparsa della tumefazione. Nell'infanzia può complicarsi con pancreatite, meningoencefalite, encefalite; nella pubertà e nell'età adulta sono frequenti le infiammazioni delle gonadi (epididimite, orchite), che possono portare alla sterilità. La terapia è sintomatica e si avvale di analgesici, antipiretici, impacchi caldo-umidi sulla tumefazione accompagnati dall'uso di creme a base di ialuronidasi, dieta liquida povera di grassi. Esistono, per la profilassi, sia il vaccino (vedi antiparotite, vaccinazione) sia le immunoglobuline specifiche (queste ultime peraltro di scarsa utilità).
 
Di riccardo (del 12/11/2013 @ 17:02:57, in Lettera O, visto n. 673 volte)
Organo dell'udito, sede anche del senso dell'equilibrio; è costituito da una parte esterna (orecchio esterno) e da una porzione scavata nello spessore dell'osso temporale, distinta in orecchio medio e orecchio interno. Il padiglione auricolare, sorretto da una lamina cartilaginea, eccezion fatta per la parte inferiore (lobulo), ha contorno ovale ed è foggiato a conca, nel cui centro si apre il canale acustico. Pieghe (elice, antielice, trago, antitrago) e solchi danno al padiglione un tipico aspetto. Il canale acustico, lungo poco più di 2 cm, è dotato di ghiandole ceruminose e termina contro la membrana del timpano dell'orecchio medio. Questa è sostenuta da un anello osseo, dal cui margine superiore si stacca la catena degli ossicini, provvista di muscoli tensori del martello e della staffa. La staffa si applica sulla parete della cassa timpanica opposta al timpano, in corrispondenza alla membrana della finestra ovale. Più in basso sulla stessa parete si trova la finestra rotonda chiusa dall'omonima membrana. La tromba d'Eustachio, sempre chiusa, eccezion fatta durante la deglutizione, conduce in faringe. La cavità timpanica comunica posteriormente con le cellule della mastoide. L'orecchio interno è caratterizzato dal grande sviluppo della coclea. Questa è formata da un asse osseo (modiolo o columella), intorno al quale si avvolge la lamina spirale ossea, completata verso l'esterno dalla membrana basilare ricca di fibre elastiche. Sulla membrana basilare si appoggia la coclea membranosa, o rampa cocleare, dividendo così lo spazio occupato dalla perilinfa in due rampe, la rampa timpanica, sottostante alla rampa cocleare, e la rampa vestibolare, che comunicano alla sommità mediante un foro, detto elicotrema. Nella rampa cocleare è contenuto l'organo del Corti, da cui partono le fibre del nervo cocleare che unendosi al nervo vestibolare dà origine al nervo acustico (VIII paio di nervi cranici). La coclea ha il compito di distinguere i suoni per altezza e per intensità. Essi sono trasmessi all'organo del Corti da vibrazioni successive della membrana del timpano, della catena degli ossicini, della membrana della finestra ovale, della perilinfa e infine dell'endolinfa. Arrivano alla coclea anche le vibrazioni dell'aria contenuta nella cassa timpanica attraverso le vibrazioni della membrana della finestra rotonda e quelle trasmesse attraverso le ossa craniche. Il vestibolo e i canali semicircolari sono recettori di stimoli meccanici connessi con il movimento e la posizione del capo (funzione labirintica). Nei canali semicircolari i movimenti del capo vengono registrati in seguito all'inerzia dell'endolinfa rispetto allo spostamento delle pareti dei canali; invece nell'utricolo e nel sacculo gli otoliti sospesi nell'endolinfa influenzano in modo diverso le cellule sensibili della macula sia con il peso sia con lo spostamento, dando quindi la percezione della posizione del capo nello spazio.
 
Di riccardo (del 12/11/2013 @ 16:59:56, in Lettera O, visto n. 3131 volte)
Indica l'auricola dell'atrio cardiaco, ma viene usato anche come sinonimo di atrio, in cui giunge il sangue refluo delle vene. Nell’uomo, gli atrî (detti anche orecchiette), sono le due cavità in cui è divisa la parte superiore del cuore, completamente separate fra loro dal setto interatriale.
 
Di riccardo (del 12/11/2013 @ 17:05:27, in Lettera O, visto n. 595 volte)
Possono essere sia mono sia bilaterali. La causa risiede in una malformazione della cartilagine e possono essere corrette grazie ad un intervento di auricoplastica a mezzo laser, realizzata in anestesia locale e consigliata anche ai bambini in età prescolare. L'auricoplastica consiste nell'incisione del solco retroauricolare e nella modifica della forma e della dimensione della cartilagine. Laddove sia necessaria la ricostruzione della tubulatura che rifinisce l'orecchio, si effettua un ripiegamento della cartilagine grazie ai punti di sutura. Le cicatrici residue non sono visibili perché vengono, di fatto, nascoste dalla piega retroauricolare.
 
Di riccardo (del 12/11/2013 @ 16:59:07, in Lettera O, visto n. 660 volte)
Detto anche metaproterenolo, è un farmaco adrenergico beta2-stimolante selettivo. Possiede infatti una spiccata azione broncodilatatrice, anche se esercita pure effetti stimolanti sul cuore, del quale aumenta la frequenza del battito e la forza di contrazione. Viene adoperata per la terapia di lunga durata delle affezioni ostruttive croniche delle vie aeree (asma bronchiale, broncopneumopatia cronica ostruttiva, enfisema polmonare) e nel trattamento del broncospasmo acuto.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 12/11/2013 @ 16:55:31, in Lettera O, visto n. 694 volte)
Processo infiammatorio del testicolo, a decorso acuto o cronico consistente nell'ingrossamento acuto o cronico di uno o di entrambi i testicoli, parte dell'apparato genitale maschile. Le cause più frequenti di orchite sono di origine batterica, da germi provenienti dalle vie urinarie (talvolta per manovre quali il cateterismo) o dal circolo ematico generale. Una tipica forma di orchite è quella che segue la parotite e che, in soggetti adulti, può provocare sterilità. I sintomi dell'infiammazione sono un forte dolore locale associato in genere all'aumento di volume e di consistenza dello scroto, tumefazione testicolare, edema e arrossamento dello scroto, febbre tra i 37 e 38°. Talvolta compare un lieve sanguinamento delle urine ed una atrofia testicolare con un calo della produzione degli spermatozoi. La terapia si basa essenzialmente sulla somministrazione di antibiotici e cortisonici; si può ricorrere a interventi chirurgici per svuotare eventuali raccolte purulente e diminuire la tensione all'interno della borsa scrotale.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 12/11/2013 @ 16:49:20, in Lettera O, visto n. 1246 volte)
Processo infiammatorio,più spesso di natura infettiva, acuto o cronico che interessa testicolo ed epididimo. Può essere unilaterale oppure colpire entrambi i testicoli contemporaneamente. La patologia, a parte la differente estensione anatomica, presenta molte analogie con l'orchite. Una forma particolare di orchiepididimite è quella tubercolare, oggi meno frequente; essa spesso inizia come epididimite isolata, poi si estende al testicolo, ed è quasi costantemente associata a interessamento delle vie urinarie. Può avere molteplici cause: infezione della prostata, dell’uretra o della vescica, complicanza di un adenoma prostatico, tubercolosi ecc. Si manifesta con aumento di volume di una borsa scrotale, molto doloroso, accompagnato da febbre e bruciore alla minzione. L’infezione può procedere fino alla formazione di un vero e proprio ascesso, che di solito si apre spontaneamente sulla cute dello scroto, senza rendere necessaria l’incisione chirurgica. L’esame citobatteriologico delle urine conferma la presenza di germi (nella maggior parte dei casi colibacilli) e pus, oltre a permettere di effettuare un antibiogramma al fine di determinare l’antibiotico più adatto. Il trattamento consiste nella prescrizione di antibiotici e antinfiammatori, e nel riposo a letto durante la fase acuta dell’infiammazione. Se trascurata o non adeguatamente trattata, l’orchiepididimite può diventare cronica e provocare la comparsa di noduli nell’epididimo, responsabili di sterilità in caso di localizzazione bilaterale.
 
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