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 Informazione medica libera per una salute senza condizionamenti... di Admin
Vogliamo creare uno strumento aperto a tutti che consenta a ognuno di noi, di qualunque estrazione sociale e grado d'istruzione, di qualunque tendenza politica e religiosa, di accedervi liberamente esprimendo le proprie considerazioni.

Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di riccardo (del 05/11/2013 @ 17:59:18, in Lettera O, visto n. 1321 volte)
Arteria principale del braccio, che proviene dall'arteria ascellare e termina alla piega del gomito, dove si biforca nella radiale e nell'ulnare. L'arteria brachiale percorre il braccio, lungo la superficie ventrale, fino a raggiungere la fossa cubitale del gomito. Giunta a questo livello, in genere all'altezza del processo coronoideo del­l'ulna, si divide in due rami dando origine all'arteria radiale e all'arteria ulnare che decorrono lungo l'avambraccio, seguendo le rispettive ossa dalle quali prendono il loro nome. Lungo il suo decorso dà origine a rami collaterali: l'arteria profonda del braccio, le collaterali ulnari superiore e inferiore. In alcuni individui, la biforcazione si verifica molto prima e le arterie ulnare e radiale si estendono attraverso parte del braccio. Il polso dell'arteria brachiale è palpabile sulla faccia anteriore del gomito, medialmente al tendine del bicipite, e, con l'uso di uno stetoscopio e dello sfigmomanometro può essere utilizzato per rilevare la pressione arteriosa. La ricerca del polso brachiale è una manovra alternativa alla ricerca del polso femorale ed ha significato nel neonato e nel lattante durante le manovre di rianimazione di base, durante la valutazione ABC, nella cosiddetta fase C (circolo o circulation)
 
Di riccardo (del 05/11/2013 @ 18:01:47, in Lettera O, visto n. 648 volte)
Vaso disposto profondamente nel solco tra muscolo bicipite e tricipite del braccio, a fianco dell'omonima arteria. Le vene brachiali sono due vene che affiancano da ciascun lato l'arteria brachiale e la seguono per tutto il suo decorso. A livello del sottoscapolare confluiscono in un unico vaso di grosso calibro, la vena ascellare, tuttavia possono presentare rami che connettono reciprocamente le due vene formando numerose anastomosi ed altri che drenano il sangue nella vena basilica.
 
Di salute (del 04/09/2015 @ 20:00:24, in Lettera O, visto n. 1189 volte)
L’Omocisteina è un pro­dotto inter­me­dio del meta­bo­li­smo delle pro­teine. Durante la dige­stione il cibo viene ridotto ai minimi ter­mini, in pez­zet­tini che più pic­coli non si può, una parte di que­sti viene uti­liz­zata come ener­gia per le mac­chine dell’organismo (gli zuc­cheri e i grassi), il resto, i nutrienti, rap­pre­sen­tano pezzi di ricam­bio con cui ope­rai spe­cia­liz­zati lavo­rano nel corpo umano ese­guendo la manu­ten­zione ordi­na­ria (meta­bo­li­smo), cam­biando e sosti­tuendo di con­ti­nuo ciò che c’è da riparare. Intro­du­cendo le pro­teine nel sud­detto frul­la­tore que­ste ven­gono smon­tate nei pezzi più pic­coli pos­si­bili che le costi­tui­scono chia­mati ammi­noa­cidi. Uno di que­sti ammi­noa­cidi, la Metio­nina si tra­sforma subito in Omo­ci­steina che, a sua volta viene uti­liz­zata, con la com­pli­cità dell’acido Folico e delle vita­mine del gruppo B, nelle catene di mon­tag­gio del meta­bo­li­smo. Imma­gi­na­tela come un pezzo spe­ciale con cui si assem­blano tratti del nostro organismo. Per motivi non del tutto chia­riti ma a volte gene­ti­ca­mente pre­di­spo­sti l’Omocisteina viene sotto uti­liz­zata e si depo­sita non in zone neu­trali, ma all’interno della parete di rive­sti­mento dei vasi san­gui­gni dove può dare ini­zio a una serie di eventi a catena che sfo­ciano in un inci­dente vasco­lare trombo embolico. Alti livelli di Omo­ci­steina dun­que sono stati cor­re­lati ad un aumento della for­ma­zione delle plac­che arte­riose o al danno della parete arte­riosa stessa. Alti livelli, ancora, pos­sono inte­ra­gire con le pia­strine e la coa­gu­la­zione del san­gue por­tando ad un aumento del rischio trombotico. Comun­que i mec­ca­ni­smi più fini con cui l’Omocisteina sia alla base di un aumento di attac­chi car­diaci non è ancora del tutto chia­rito. Infine alcune evi­denze sug­ge­ri­scono che la popo­la­zione con un ele­vato livello di Omo­ci­steina abbia un rischio due volte supe­riore di svi­lup­pare la malat­tia di Alzheimer. I livelli ema­tici di Omo­ci­steina ten­dono ad essere più alti in per­sone con un alto con­sumo di pro­teine ani­mali, asso­ciato a un basso con­sumo di ver­dure e frutta che appor­tano buoni livelli di acido Folico e di vita­mine del gruppo B.
 
Di riccardo (del 05/11/2013 @ 18:03:21, in Lettera O, visto n. 487 volte)
L'omocisteina è un metabolita dell'aminoacido metionina. Recenti studi hanno confermato che un aumento di omocisteina nel sangue è un importante fattore di rischio per malattie cardiovascolari (infarto miocardio, ictus), e forse anche per la malattia di Alzheimer. Il tasso di omocisteina nel sangue aumenta in presenza di una carenza di vitamine come acido folico e vitamina B12 per cui si raccomanda una dieta ricca di questi principi vitaminici specialmente nelle persone anziane.
 
Di dr.psico (del 08/07/2007 @ 11:24:23, in Lettera O, visto n. 758 volte)
Il termine omofobia (letteralmente: "paura dell'uguale") indica un atteggiamento di scarsa tolleranza e la repulsione nei confronti delle persone omosessuali o di quanto possa riguardarle.L'omofobia può arrivare alla violenza fisica e all'omicidio, motivati dalla pura e semplice omosessualità della vittima. Presente anche in soggetti omosessuali viene definita "omofobia interiorizzata".
 
Di dr.psico (del 08/07/2007 @ 11:26:28, in Lettera O, visto n. 908 volte)
L’omofobia interiorizzata è l’accettazione conscia o inconscia da parte di gay e lesbiche di tutti i pregiudizi, le etichette negative e gli atteggiamenti discriminatori, citati sopra, di cui essi stessi sono vittime. Spesso si accompagna ad eterosessismo, l’assunzione che il mondo sia e debba essere esclusivamente eterosessuale.
 
Di riccardo (del 05/11/2013 @ 18:04:06, in Lettera O, visto n. 458 volte)
Alimento carneo o vegetale ottenuto riducendo l'alimento originale in particelle piccolissime, accrescendone la digeribilità tramite l'enorme aumento della superficie d'attacco per gli enzimi digestivi. Il procedimento di omogeinizzazione viene realizzato con apparecchiature speciali che provvedono anche alla pastorizzazione. Gli omogeneizzati si utilizzano generalmente tra il 4° e il 6°-7° mese di vita del bambino. In seguito è opportuno somministrare carne bollita frullata, poiché continuando a usare gli omogeneizzati si impedisce all'intestino del bambino di adattarsi per tempo a quello che sarà il suo futuro tipo di alimentazione.
 
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