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 Informazione medica libera per una salute senza condizionamenti... di Admin
Vogliamo creare uno strumento aperto a tutti che consenta a ognuno di noi, di qualunque estrazione sociale e grado d'istruzione, di qualunque tendenza politica e religiosa, di accedervi liberamente esprimendo le proprie considerazioni.

Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 18/02/2011 @ 11:47:12, in Lettera D, visto n. 927 volte)
Tipo di tessuto osseo che costituisce la massa principale di ciascun dente. La dentina racchiude al suo interno la polpa dentaria ed è rivestita dallo smalto in corrispondenza della corona e dal cemento in corrispondenza della radice.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 18/02/2011 @ 11:51:06, in Lettera D, visto n. 895 volte)
Stato patologico dovuto ad un apporto insufficiente di nutrienti. Può essere uno stato primitivo o la conseguenza di malattie gastrointestinali o pancreatiche che portino ad alterata digestione o a malassorbimento. La terapia consiste nella rialimentazione, che deve consistere in piccoli pasti e frequenti, per riabituare l'apparato digerente a funzionare correttamente.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 17/02/2011 @ 17:53:58, in Lettera D, visto n. 849 volte)
È la perdita di polarizzazione delle membrane biologiche per effetto ad esempio di uno stimolo elettrico. Le membrane hanno un certo valore soglia del potenziale di membrana al di sotto del quale si innesca nella membrana una serie di fenomeni che determina l’insorgenza e la propagazione del potenziale d’azione.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 18/02/2011 @ 12:06:18, in Lettera D, visto n. 1173 volte)
Stato psicopatologico contrassegnato da abbassamento del tono dell'umore, abbattimento, prostrazione fisica e psichica. Un certo grado di malinconia deve essere considerato un normale turbamento dell'umore, ma scade nella depressione quando non è più possibile ripristinare un adeguato equilibrio affettivo. Esistono forme diverse di depressione, in parte differenziabili sulla base delle diverse possibili cause o concause (lesioni organiche, malattie generali concomitanti, substrati biologici come deficit di neuromediatori, fattori genetici e psicodinamici). Accanto alla tristezza, alla disistima, al disinteresse e alla scarsa capacità di iniziativa, sono spesso presenti nel depresso sentimenti di insicurezza, senso di indegnità, irrequietezza, ansia; quasi costanti l'insonnia (risvegli precoci), la diminuzione del desiderio sessuale, l'affaticabilità; frequenti i disturbi neurovegetativi (mal di testa, vertigini, turbe funzionali cardiovascolari). Spesso, specie nelle forme maggiori, si accompagna a fantasie autolesive che possono sfociare in tentativi di suicidio. Una classificazione delle depressioni permette di distinguere forme maggiori (depressione endogena) e forme minori (depressioni nevrotiche e reattive). Le prime rientrano nell'ambito delle psicosi e sono caratterizzate da un andamento ad accessi, con episodi depressivi di durata variabile, che possono intercorrere più volte nella vita del paziente: l'angoscia di questi depressi è disperata, incomprensibile e non riconducibile a un evento esistenziale penoso (anche se talvolta esiste un fattore scatenante), sono presenti un senso di dolore e di vuoto interiore ineluttabile, coesistono convinzioni deliranti e autoaccusatorie, rimorso e bisogno di espiazione. Il rischio del suicidio in questi casi è molto elevato. Viceversa, le forme minori sono sempre riconducibili a conflittualità interiori del paziente, ovvero a difficoltà di adattamento a vicissitudini esistenziali: il malessere non raggiunge mai il livello psicotico di vera e propria alienazione, tutto appare ancorato a eventi della vita che rendono i sintomi della depressione relativamente comprensibili; prevalgono scontento, irritabilità, lamentosità, pessimismo. Alcune condizioni si sono rivelate capaci di scatenare depressione con una certa frequenza: il climaterio (probabilmente per una sorta di declino del proprio ruolo socio-familiare o delle proprie capacità di performance), l'età avanzata (almeno in parte per effetto dell'isolamento e della perdita di una finalità esistenziale identificata in un ruolo), la gravidanza o il periodo del puerperio e dell'allattamento (per una duplice componente biologica e psicologica). In tutte le forme gli analisti riconoscono un ruolo determinante alla «perdita», riferita a un vasto numero di oggetti di investimento affettivo (la perdita può dunque essere una separazione, una rottura di legami, una proibizione, ecc.): la psicanalisi sottolinea l'importanza di lutti inconsci infantili o precoci, la cui mancata elaborazione può costituire la premessa della d. adulta clinicamente manifesta. Il trattamento della depressione si basa sulla psicoterapia, sulla psicanalisi e su terapie farmacologiche (che mirano a incrementare la quantità di neurotrasmettitori utilizzabili dai recettori cerebrali, secondo l'ipotesi che un deficit di queste sostanze sia alla base della depressione). Per sapere tutte le ultime scoperte riguardo le cause e la cura della depressione visita la sezione: http://italiasalute.leonardo.it/Centro_Malattie.asp?Sezione=Depressione
 
Di riccardosimoni (del 13/03/2014 @ 23:40:07, in Lettera D, visto n. 866 volte)
Oggi possiamo affermare che la depressione è legata alla diminuzione dei fattori neurotrofici neuronali: 1) per cause primitivamente genetiche predeterminate 2) per azione dello stress dovuto al fattore ambientale che causa una neuro tossicità mediata dalle catecolamine che inibiscono a livello del DNA la produzione dei fattori neurotrofici stessi). Lo stress agisce come cause acquisita, non predeterminata, non solo nei soggetti che hanno una predisposizione ma anche nei non predisposti. Traumi di livello tale da poter indurre un PTSD si verificano nel 55% della popolazione generale e più frequentemente si verificano in individui di sesso maschile mentre il PTSD si riscontra più frequentemente nel sesso femminile con un rapporto di 2:1 a dimostrazione di una maggiore suscettibilità delle donne a sviluppare il disturbo. Lo stupro rappresenta l’evento che più facilmente induce il PTSD, mentre l’evento che più frequentemente viene riscontrato in pazienti affetti è la morte improvvisa e traumatica di un parente o un conoscente. Il quadro clinico che ne deriva si caratterizza per: - ripetuta esperienza di rivivere l’evento (sintomi intrusivi): l’evento traumatico è rivissuto durante la veglia attraverso ricordi ricorrenti ed invasivi e flashback (esperienza di rivivere l’evento riprovando le stesse sensazioni terrificanti),o durante il sonno tramite incubi notturni riferiti all’evento traumatizzante. - evitamento degli stimoli associati al trauma (pensieri e situazioni che ricordano il trauma) con intenso malessere per l’esposizione ad eventi che ricordano il trauma (scene simili, anniversari dell’evento scatenante, ecc.); anche l’amnesia psicogena (difficoltà a ricordare importanti aspetti del trauma) che spesso si verifica nei pazienti affetti rientra nel fenomeno dell’evitamento - distacco emotivo dall’ambiente o numbing con anedonia, apatia, abulia, depersonalizzazione affettiva - sintomi di ipervigilanza (difficoltà ad addormentarsi, irritabilità, iperallerta, esagerata risposta agli stimoli, disturbi di concentrazione/memoria) I pazienti affetti dal PTSD presentano episodi in cui si verifica un’intromissione nella vita attuale dell’evento: durante la veglia, può trattarsi di vividi ricordi o immagini che irrompono nella mente con carattere scenico, vissuti con intensa partecipazione affettiva, fino a veri e propri fenomeni di flashback ovvero episodi dissociativi in cui il paziente si sente ed agisce come se l’evento si stesse verificando di nuovo; durante il sonno possono, invece, aversi incubi così intensi da far svegliare la persona di “soprassalto” in preda al terrore da cui deriva una forte angoscia prima di andare a dormire. .Anche l’amnesia psicogena rientra nei fenomeni di evitamento anche se ad un livello inconscio. Il termine “numbing” significa paralisi emozionale-affettiva e si caratterizza per un senso di intorpidimento ed insensibilità al mondo circostante. Il paziente non presenta più le normali reazioni emozionali cosicché sono annullate paura ed orrore, ma anche gioia e felicità. E’ inoltre presente un senso di distacco ed estraneamento dagli altri che comporta una progressiva compromissione delle relazioni interpersonali con il paziente che risulta freddo e distaccato nei confronti dei suoi cari. Lo stato di “ipervigilanza” consegue alla perdita della normale capacità di modulazione del grado di arousal cosicché il paziente risponde a stimoli lievi con reazioni abnormi. Si sentono continuamente sul “fili del rasoio”, tesi, come se stesse per succedere qualcosa di terribile, vivono come se fossero ancora minacciati dallo stress. Inquadrabili in questo contesto risultano anche l’irritabilità, gli scoppi d’ira e l’esplosività, l’insonnia, la difficoltà di concentrazione e della memoria di fissazione.
 
Di riccardosimoni (del 13/03/2014 @ 23:40:07, in Lettera D, visto n. 1300 volte)
Oggi possiamo affermare che la depressione è legata alla diminuzione dei fattori neurotrofici neuronali: 1) per cause primitivamente genetiche predeterminate 2) per azione dello stress dovuto al fattore ambientale che causa una neuro tossicità mediata dalle catecolamine che inibiscono a livello del DNA la produzione dei fattori neurotrofici stessi). Lo stress agisce come cause acquisita, non predeterminata, non solo nei soggetti che hanno una predisposizione ma anche nei non predisposti. Traumi di livello tale da poter indurre un PTSD si verificano nel 55% della popolazione generale e più frequentemente si verificano in individui di sesso maschile mentre il PTSD si riscontra più frequentemente nel sesso femminile con un rapporto di 2:1 a dimostrazione di una maggiore suscettibilità delle donne a sviluppare il disturbo. Lo stupro rappresenta l’evento che più facilmente induce il PTSD, mentre l’evento che più frequentemente viene riscontrato in pazienti affetti è la morte improvvisa e traumatica di un parente o un conoscente. Il quadro clinico che ne deriva si caratterizza per: - ripetuta esperienza di rivivere l’evento (sintomi intrusivi): l’evento traumatico è rivissuto durante la veglia attraverso ricordi ricorrenti ed invasivi e flashback (esperienza di rivivere l’evento riprovando le stesse sensazioni terrificanti),o durante il sonno tramite incubi notturni riferiti all’evento traumatizzante. - evitamento degli stimoli associati al trauma (pensieri e situazioni che ricordano il trauma) con intenso malessere per l’esposizione ad eventi che ricordano il trauma (scene simili, anniversari dell’evento scatenante, ecc.); anche l’amnesia psicogena (difficoltà a ricordare importanti aspetti del trauma) che spesso si verifica nei pazienti affetti rientra nel fenomeno dell’evitamento - distacco emotivo dall’ambiente o numbing con anedonia, apatia, abulia, depersonalizzazione affettiva - sintomi di ipervigilanza (difficoltà ad addormentarsi, irritabilità, iperallerta, esagerata risposta agli stimoli, disturbi di concentrazione/memoria) I pazienti affetti dal PTSD presentano episodi in cui si verifica un’intromissione nella vita attuale dell’evento: durante la veglia, può trattarsi di vividi ricordi o immagini che irrompono nella mente con carattere scenico, vissuti con intensa partecipazione affettiva, fino a veri e propri fenomeni di flashback ovvero episodi dissociativi in cui il paziente si sente ed agisce come se l’evento si stesse verificando di nuovo; durante il sonno possono, invece, aversi incubi così intensi da far svegliare la persona di “soprassalto” in preda al terrore da cui deriva una forte angoscia prima di andare a dormire. .Anche l’amnesia psicogena rientra nei fenomeni di evitamento anche se ad un livello inconscio. Il termine “numbing” significa paralisi emozionale-affettiva e si caratterizza per un senso di intorpidimento ed insensibilità al mondo circostante. Il paziente non presenta più le normali reazioni emozionali cosicché sono annullate paura ed orrore, ma anche gioia e felicità. E’ inoltre presente un senso di distacco ed estraneamento dagli altri che comporta una progressiva compromissione delle relazioni interpersonali con il paziente che risulta freddo e distaccato nei confronti dei suoi cari. Lo stato di “ipervigilanza” consegue alla perdita della normale capacità di modulazione del grado di arousal cosicché il paziente risponde a stimoli lievi con reazioni abnormi. Si sentono continuamente sul “fili del rasoio”, tesi, come se stesse per succedere qualcosa di terribile, vivono come se fossero ancora minacciati dallo stress. Inquadrabili in questo contesto risultano anche l’irritabilità, gli scoppi d’ira e l’esplosività, l’insonnia, la difficoltà di concentrazione e della memoria di fissazione.
 
Di Dr.ssa Maglioni (del 18/02/2011 @ 12:34:02, in Lettera D, visto n. 1399 volte)
Vedi Adiposi dolorosa.
 
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