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 Informazione medica libera per una salute senza condizionamenti... di Admin
Vogliamo creare uno strumento aperto a tutti che consenta a ognuno di noi, di qualunque estrazione sociale e grado d'istruzione, di qualunque tendenza politica e religiosa, di accedervi liberamente esprimendo le proprie considerazioni.

Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
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Di riccardo (del 14/10/2013 @ 12:30:41, in Lettera C, visto n. 580 volte)
Detta anche nefrolitiasi, è causata dalla deposizione di calcoli nelle vie urinarie che possono ostacolare il normale deflusso dell'urina e provocare lesioni alla parete delle vie escretrici. La formazione è dovuta ad elevate concentrazioni di sostanze poco solubili acilità nelle urine per esempio, sali di calcio o di acido urico), oppure ad un rallentamento del flusso urinario per cui tali sostanze, permanendo più a lungo nelle vie urinarie, precipitano più facilmente. Quando iniziano a precipitare, e incomincia a formarsi il calcolo, due sono le evoluzioni possibili: il calcolo continua ad accrescersi progressivamente sino a occupare interamente la cavità nella quale si trova (calcolo "a stampo"), e in questi casi il rene interessato può perdere completamente la sua funzione; più spesso però il materiale precipitato viene trascinato dal flusso dell'urina ed espulso. Il rischio in queste circostanze è che i calcoli ledano la parete delle vie urinarie, con conseguente comparsa di sangue nell'urina. Se, invece, il calcolo defluendo raggiunge un punto più ristretto delle vie escretrici, può occluderle provocando una colica renale, che è il sintomo caratteristico della malattia. Il trattamento si divide in due fasi, la prima mira alla soppressione dei sintomi e nel caso: Colica, si somministrano farmaci antinfiammatori non steroidei, come il ketorolac; Vomito, se persistente si somministra un antiemetico come il metoclopramide in dose di 10 mg in endovena. L'altra fase mira al trattamento dei calcoli veri e propri. Numerosi studi clinici hanno evidenziato l'efficacia della dieta, di alcuni integratori alimentari e soprattutto dell'assunzione di adeguate quantità di liquidi[2] nella prevenzione secondaria della calcolosi urinaria. In particolare un ampio studio di metanalisi del 2009 ha dimostrato che l'assunzione di acqua in quantità maggiori di due litri al giorno riduce in maniera statisticamente significativa il rischio di formazione di calcoli nei soggetti predisposti.[3] I calcoli, se di dimensioni inferiori ai 5 mm possono essere trattati con analgesici e terapia idropinica, se di dimensioni maggiori e non spariscono spontaneamente entro 6 settimane si deve procedere alla litotrissia extracorporea con onde d'urto, oppure alla ureterolitotrissia per calcoli ostruenti dell'uretere. Nella calcolosi renale di oltre 3 centimetri si associa alla litotrissia extracorporea la litotrissia percutanea. Solo nella calcolosi cosiddetta gigante si ricorre alla chirurgia tradizionale, nei casi in cui vi è stato un insuccesso delle metodiche sopradescritte o nei casi ove la calcolosi è associata ad alterazioni della via escretrice (stenosi pieloureterale).
 
Di dr.psico (del 08/09/2007 @ 16:32:01, in Lettera C, visto n. 1348 volte)
La calcolosi renale (o nefrolitiasi) è una patologia molto frequente, tra le calcolosi delle vie urinarie. Si calcola che almeno dieci persone adulte su 100 nella vita riferiscono un episodio di calcolosi renale, causata dalla deposizione di calcoli nelle vie urinarie. Il calcolo urinario è un aggregato solido di varia forma e struttura che si deposita all'interno del rene o delle vie urinarie. La sua formazione è solitamente dovuta alla rottura di un delicato equilibrio mantenuto dalla funzione renale che prevede, da una parte risparmiare acqua, dall'altro eliminare sostanze di vario genere scarsamente solubili. In condizioni fisiologiche la formazione di calcoli non avviene per la presenza nelle urine di sostanze che impediscono la precipitazione e la cristallizzazione dei sali di calcio e di altre che legano il calcio in complessi solubili. Se le urine si saturano di composti insolubili si producono in una prima fase dei cristalli che aggregandosi fra loro danno origine al calcolo. Il trattamento si divide in due fasi, la prima mira alla sopressione dei sintomi e nel caso: * Colica, si somministrano oppioidi come il ketorolac * Vomito, se persistente si somministra un antiemetico come il metoclopramide in dose di 10 mg in endovena. L'altra fase mira al trattamento dei calcoli veri e propri. Contrariamente a quanto si dice non è mai stata dimostrata l'utilità di una dieta ricca di liquidi. I calcoli se di dimensioni inferiori ai 5 mm possono essere trattati con analgesici, se di dimensioni maggiori e non spariscono spontaneamente entro 6 settimane si ritiene l'asportazione chirurgica il metodo di scelta, ma se sono infetti la rimozione avviene subito.
 
Di riccardo (del 15/10/2013 @ 15:56:06, in Lettera C, visto n. 543 volte)
Preparazione farmaceutica (liquida,in pomata,in cerotto) usata per estirpare calli cutanei. Contiene in genere sostanze cheratolitiche (acido salicilico, acido cloracetico), che rammolliscono il callo e ne rendono facile l'asportazione.
 
Di Admin (del 08/06/2011 @ 13:30:20, in Lettera C, visto n. 3881 volte)
Calliginefobia, panico da bellezza femminile. Trova le sue cause scatenanti in traumi vissuti in età infantile, legati ad esperienze emotive di forte impatto con figure femminili dalla personalità particolarmente imponente. Alla base di tutto può dunque esserci indistintamente la figura materna, quella di un'insegnante o di una baby-sitter. La Calliginefobia preclude parti più o meno consistenti della vita sociale e affettiva di un individuo e si può manifestare con battito irregolare, fiato corto, eccessiva sudorazione, vertigine, sensazione di svenimento, nausea, fino ad arrivare a dei veri e propri attacchi di panico. Il percorso che solitamente viene seguito per arrivare ad un processo di guarigione soddisfacente è quello psicoterapeutico, consistente nella graduale desensibilizzazione dell'individuo all'impatto con la figura femminile attraverso foto o video.
 
Di riccardo (del 14/10/2013 @ 12:37:28, in Lettera C, visto n. 457 volte)
Detto anche durone o tiloma, si tratta di un ispessimento dello strato corneo in seguito a pressione protratta nel tempo su una zona cutanea che ricopre un piano osseo.
 
Di riccardo (del 14/10/2013 @ 12:39:11, in Lettera C, visto n. 510 volte)
Tessuto osseo che spontaneamente si ricostituisce in corrispondenza della linea di frattura tra due segmenti ossei. Si tratta di un fenomeno naturale (analogo alla cicatrizzazione di una ferita), che si realizza a condizione che vengano assicurati l'allineamento frontale tra le superfici di frattura, la loro immobilità e un adeguato apporto di sangue. La consolidazione avviene entro un minimo di 15-20 giorni e un massimo di 5-6 mesi (in relazione a sede e tipo di frattura, e all'età).
 
Di riccardo (del 15/10/2013 @ 15:57:07, in Lettera C, visto n. 490 volte)
Vedi sedativi.
 
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