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 Informazione medica libera per una salute senza condizionamenti... di Admin
Vogliamo creare uno strumento aperto a tutti che consenta a ognuno di noi, di qualunque estrazione sociale e grado d'istruzione, di qualunque tendenza politica e religiosa, di accedervi liberamente esprimendo le proprie considerazioni.

Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di riccardo (del 24/10/2013 @ 12:10:29, in Lettera C, visto n. 434 volte)
Farmaco alcaloide contenuto nella corteccia di piante della china (genere Cinchona). Ha azione cardiodepressiva, che provoca diminuzione dell'eccitabilità miocardica, allungamento del periodo refrattario, rallentamento della conduzione atrioventricolare. Trova impiego sotto forma di solfato acido, di gluconato e di cloridrato nella terapia delle aritmie cardiache (flutter e fibrillazione atriale, tachicardia parossistica, extrasistoli).
 
Di riccardo (del 24/10/2013 @ 12:11:35, in Lettera C, visto n. 464 volte)
Solfato basico di chinina, usato come farmaco antimalarico. Per la sua tossicità è usato limitatamente ai casi resistenti alla cloridina. Da prendere durante i pasti o subito dopo. Controlla l'attacco acuto, ma non è in grado di debellare l'infezione, perciò è associato alla pirimetamina. Non è utile nella profilassi. Presenta, come effetti collaterali, nausea, sordità, broncospasmo.
 
Di riccardo (del 24/10/2013 @ 12:12:35, in Lettera C, visto n. 414 volte)
Antibiotici di sintesi derivati dall'anello chinolinico. La loro diffusibilità nei tessuti è buona, specialmente per quanto riguarda reni, prostata, osso e secrezioni bronchiali. Sono attivi su batteri gram positivi e gram negativi, sullo Pseudomonas, su Mycoplasma e Clamydia. Sono attivi anche per via orale. Hanno tuttavia una limitazione importante: non devono essere usati in età pediatrica, precisamente prima della pubertà, a causa della loro azione di inibizione sulle cartilagini di accrescimento.
 
Di riccardo (del 24/10/2013 @ 12:18:03, in Lettera C, visto n. 506 volte)
Parte dell'orecchio interno, dalla forma a chiocciola, costituita da una cavità tubolare che si avvolge a spirale su se stessa, protetta da una parete ossea collegata ad un canale cocleare, contenente i liquidi cocleari (perilinfa ed endolinfa). Compie 2 giri e 3/4 attorno al proprio asse che prende il nome di modiolo. Corrispondente al labirinto anteriore, la còclea è sede dell'organo del Corti. Si divide in tre stanze, o rampe: rampa vestibolare, rampa media e rampa timpanica, divise da membrane. La rampa vestibolare e la timpanica sono messe in comunicazione dall'elicotrema. Sulla membrana basilare è posto l'organo del Corti, il vero organo neuro-sensoriale uditivo, responsabile della trasduzione dell'impulso cinetico in elettro-chimico. La funzionalità della coclea sta essenzialmente nella proprietà del suo liquido di trasmettere vibrazioni proporzionali alla pressione sonora captata dal padiglione uditivo. Le onde sonore sono onde elastiche che, a differenza delle onde elettro-magnetiche (onde luminose), non si trasmettono nel vuoto ma hanno bisogno di corpi attraverso i quali propagarsi. Nel caso dell'udito esse si propagano grazie alle molecole dell'aria ed è proprio compito della coclea trasmetterle all'intero apparato uditivo col fine di essere trasformate in suono dal cervello.
 
Di riccardo (del 24/10/2013 @ 12:13:49, in Lettera C, visto n. 512 volte)
Asta di acciaio inossidabile o di lega metallica (vitallium), materiali perfettamente tollerati dall'organismo umano, impiegata in interventi chirurgici di ricostruzione ossea (osteosintesi). Per le osteosintesi transossee si impiegano chiodi a T oppure a U, che servono a fissare i frammenti ossei; il chiodo triflangiato di Smith-Petersen, provvisto di tre lamine che si oppongono alla rotazione reciproca dei frammenti ossei, è utilizzato per le fratture del collo del femore. Per le osteosintesi endomidollari si usano: il chiodo di Küntscher, con sezione trasversa a forma di trifoglio, di diametro uguale al canale midollare nel quale deve essere applicato, e di lunghezza sufficiente a occupare tutta la lunghezza del frammento scheletrico fratturato (fratture delle diafisi omerali e tibiali); e il chiodo di Rush, con un'estremità a forma di manico d'ombrello e l'altra a becco di flauto (fratture di omero, avambraccio, clavicola ecc.).
 
Di riccardo (del 24/10/2013 @ 12:14:24, in Lettera C, visto n. 427 volte)
Tecnica terapeutica basata sulla manipolazione della colonna vertebrale e delle articolazioni volta a combattere manifestazioni dolorose a carico dell'apparato locomotore mediante particolari manipolazioni (trazioni, compressioni ecc.) della regione interessata. L'assunto di base è che i problemi strutturali del corpo, in particolare quelli riguardanti la colonna vertebrale, sono correlati a specifiche disfunzioni a livello del sistema nervoso. Se per certi versi si può dire che le diverse manipolazioni costituiscono patrimonio comune anche della medicina e della fisioterapia, è bene sottolineare che nell'ambito della chiropràtica esse si inseriscono in un più ampio modo di intendere le relazioni che intercorrono tra una data patologia e lo stato in cui si trova l'apparato locomotore (scheletro, articolazioni, muscolatura). Infatti i cultori della chiropràtica ritengono che quasi tutte le affezioni siano riconducibili a un danno dell'attività muscolare e nervosa, a sua volta determinato da alterazioni nell'allineamento delle ossa quando si articolano tra loro, specie per quel che riguarda le vertebre. Obiettivo della chiropratica è la correzione delle cosiddette sublussazioni, ossia delle alterazioni della colonna vertebrale (spostamento di una o più vertebre ecc.) che possono creare disfunzioni e disturbi. Le manipolazioni vertebrali effettuate dai chiropratici sembrano in effetti rappresentare una terapia sintomatica di una certa utilità in alcuni pazienti affetti da lombalgia (mal di schiena). Recenti studi sull'efficacia delle manipolazioni spinali nelle persone affette da cefalea muscolo-tensiva e da lombalgia hanno però sollevato dubbi sulla reale efficacia di questo trattamento, quando confrontato con altri interventi considerati come placebo. Nessuna differenza significativa è stata riscontrata per quanto riguarda l'intensità del dolore, il numero di giornate lavorative perse, la frequenza delle recidive.
 
Di riccardo (del 24/10/2013 @ 12:17:24, in Lettera C, visto n. 485 volte)
Branca della medicina che si vale di tecniche manuali e strumentali, di tipo cruento, per la terapia di malattie o affezioni morbose di varia natura e origine. In linea di massima, nella pratica chirurgica è possibile distinguere un momento demolitivo (asportazione parziale o totale di tessuti e organi) e uno ricostruttivo, variamente combinati tra loro. Come l'insieme della medicina anche la chirurgìa ha conosciuto nel corso degli anni più recenti enormi progressi con un continuo spostamento in avanti dei limiti considerati un tempo invalicabili, grazie a molteplici fattori: l'affinamento dei metodi di sterilizzazione e asepsi, che permettono di diminuire drasticamente l'incidenza delle complicazioni infettive; i progressi tecnologici, che mettono a disposizione degli operatori materiali e strumenti sempre più sofisticati e duttili; l'affinamento delle tecniche diagnostiche, che rendono possibile al chirurgo un'approfondita preparazione dell'intervento sulla scorta delle informazioni ricavate, alle quali si associa un costante perfezionamento delle tecniche operatorie vere e proprie. Non si deve inoltre dimenticare il ruolo insostituibile svolto dalla moderna anestesiologia che, grazie ai suoi farmaci sempre più potenti e sicuri e alle sue metodiche particolari (quali la respirazione artificiale, la circolazione extracorporea, l'ipotermia ecc.), permette l'esecuzione di interventi un tempo assolutamente impensabili, come quelli a cuore fermo, ora così frequenti in cardiochirurgia. Il mantenimento delle funzioni vitali anche in situazioni assolutamente artificiali, grazie all'intervento delle tecniche di rianimazione e di terapia intensiva, consente di allargare considerevolmente le indicazioni chirurgiche estendendole a casi clinici precedentemente considerati inoperabili (pazienti anziani, gravemente compromessi dall'evento morboso o da malattie preesistenti ecc.).
 
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