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Di seguito tutti i lemmi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di salute (del 06/10/2007 @ 18:06:28, in Lettera V, visto n. 1343 volte)
Il vino è una bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione del mosto d'uva. Si ottiene dall'uva mediante il processo di vinificazione, pigiando dapprima l'uva e mettendo il mosto così ottenuto in tini nei quali inizia la fermentazione. Dopo un periodo sufficiente a trasformare quasi tutti gli zuccheri in alcol, si passa poi alla svinatura, consistente nell'eliminazione delle vinacce e al travaso in botti o direttamente in bottiglie (vinificazione del bianco). Le vinacce possono anche essere lasciate nel mosto in fermentazione (vinificazione del rosso). Nei vini di minor pregio può essere eseguito anche un processo di pastorizzazione. Il vino, conosciuto fin dall'inizio della civiltà, ha svolto una funzione importante in tutte le culture mediterranee. Si distingue a seconda del processo di vinificazione (bianco, rosso, rosato), della destinazione (da pasto, da dolce) o in base alle caratteristiche (secco, dolce, asciutto, aromatico). Il vino è la bevanda nazionale (come la birra per i tedeschi) e quindi sembrerebbe contraddittorio un invito a moderarne il consumo. Oggi i giovani bevono meno vino a tavola e il consumo è crollato dai 110 litri pro capite per anno del 1966 agli attuali 48: considerando quelli che anche nel 1966 non bevevano, trent’anni fa c’era chi si beveva un litro di vino al giorno. Purtroppo ai pasti il vino è stato sostituito, almeno parzialmente e nei giovani, dalla birra; considerando che un litro di vino equivale alcolicamente a circa tre litri di birra la situazione è comunque migliorata perché statisicamente si assume meno alcol. A prescindere dal contributo calorico, si deve considerare anche l’aspetto salutistico legato all’assunzione di alcol. In realtà chi beve normalmente vino a tavola, finisce comunque per assumerne troppo (se vi sembra eccessivo questo giudizio, cosa ne pensate di chi si beve un bicchierino di whisky dopo un piatto di pastasciutta? Il contenuto in alcol è lo stesso di un paio di bicchieri di vino...). Il vino è e deve essere considerato un liquore che può entrare nel regime alimentare dell’individuo occasionalmente. La tendenza di badare sempre più alla qualità e di bere il vino in occasioni particolari (come un buon cognac o un porto) è sicuramente da privilegiare rispetto a chi vede nel vino un alimento necessario alla propria dieta. Oltre ai danni epatici (epatite e cirrosi), l’alcol può essere causa di gastriti, ulcera gastrica e duodenale, insufficienza pancreatica, miocardiopatie, miopatie, alcune forme di cancro (carcinoma all’esofago), disturbi nervosi (sindrome di Korsakov, malattia di Marchiafava-Bignami). L’alcol etilico viene degradato nel fegato ad acetaldeide dall’alcol-deidrogenasi, poi ad acetato dall’acetaldeide-deidrogenasi e infine ad acetil-CoA che entra nel ciclo di Krebs. Durante il processo si formano acidi grassi che non vengono degradati a causa dell’effetto tossico dell’alcol sui mitocondri; da ciò deriva l’eccessiva presenza di grassi nel fegato dei bevitori. Un individuo sano metabolizza 7 g di etanolo all’ora. Tale quantità corrisponde a 75 ml di vino a 12 gradi (per eliminare completamente 0,75 l di vino occorrono 10 ore il che equivale a dire che bevendo circa 1,2 l di vino al giorno si ha teoricamente sempre alcol nel sangue nelle 16 ore che si è svegli) o a circa 25 ml di un liquore a 40 gradi. Rifacendosi alla quantità di 1,2 l di vino a 12 gradi (definita come soglia etanolica; corrisponde per esempio a 0,4 l di un superalcolico a 40 gradi), nel 2000 R. Albanesi ha proposto una definizione più pratica che psicologica di alcolista, definendo alcolista chi assume giornalmente una quantità di alcol uguale o superiore alla soglia etanolica (1,2 l). Le ricerche a favore – Esistono molte ricerche che promuovono l’uso moderato di vino e di alcolici per la protezione cardiovascolare. I concetti sono però diversi. Il vino rosso. Alcune ricerche sostengono che due bicchieri di vino rosso al giorno facciano bene al cuore. Si basano sulla constatazione che i francesi, grandi consumatori di formaggi ad alto tenore di grassi saturi, sono meno colpiti degli americani dai danni alle coronarie prodotti dal colesterolo. Sembra che ciò sia dovuto alla tradizione francese di bere vino rosso, molto ricco di resveratrolo, una sostanza prodotta dalla vite per difendersi dalle infezioni e che nell’uomo abbassa il colesterolo. Il vino bianco. Secondo una ricerca di Bertelli e Das (centro di ricerche cardiovascolari del Connecticut), non solo il rosso, ma anche un bicchiere di vino bianco può far bene al cuore perché il tirosolo e l’acido caffeico, presenti in tutti i vini, hanno proprietà antiossidanti. Una ricerca un po’ debole visto che ormai sono migliaia le sostanze antiossidanti… L’alcol. Infine la posizione più allargata che considera non le sostanze contenute nel vino, ma l’alcol in generale. Secondo una ricerca del Beth Israel Deaconess Medical Center e della Harvard School of Public Heath, il moniotraggio su 40.000 uomini fra i 40 e i 75 anni ha permesso di concludere che due bicchieri di vino o di birra per 5-7 volte la settimana riduce il rischio di infarto del 37%. Le ricerche contro – È significativo notare che tutte le ricerche parlano di una quantità di vino che varia da mezzo a due bicchieri al giorno. L’alcol è quindi un farmaco, se si abusa si hanno notevoli effetti collaterali. Infatti gli stessi due bicchieri producono un affaticamento epatico decisamente maggiore rispetto ai benefici cardiaci, tanto più che il colesterolo può essere controllato efficacemente con altri metodi. Come dire il vino e l’alcol proteggono il cuore ma distruggono il fegato!È quello che ha dimostrato una ricerca britannica (2002) condotta su un migliaio di soggetti bevitori "normali": la loro vita media è inferiore a quella di un analogo campione di non bevitori. La quantità accettabile - In sostanza molte di queste ricerche sono pilotate dall’enorme interesse che c’è attorno al vino: non è un caso che in Italia si plauda scientificamente al bicchiere di vino mentre in Gran Bretagna lo si condanni senza scampo. Senza voler demonizzare il vino e i liquori, appare ragionevole definire accettabile una quantità giornaliera massima di vino di 240 cl (un quinto della soglia etanolica), avente come tempo di smaltimento quattro o cinque ore. Cioè in assenza di altre assunzioni alcoliche, la quantità massima di vino salutisticametne accettabile è di 240 cl al giorno. Ovviamente occorre considerare anche gli altri contributi alcolici della giornata (birra, aperitivi, digestivi, superalcolici ecc.). Se sono presenti, la quantità accettabile di vino spesso è nulla o non supera il bicchiere.
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Di medicina (del 15/09/2007 @ 11:57:23, in Lettera V, visto n. 929 volte)
Minuscola particella infettiva invisibile ad occhio nudo e al microscopio ottico, formato da acido nucleico circondato da un rivestimento protettivo proteico, in grado di scatenare comuni malattie come l’influenza e mortali come l’AIDS. Deriva dal latino virus, 'veleno'. I virus si possono considerare parassiti intracellulari. Essi sono costituiti di acidi nucleici, o da RNA o da DNA, per cui si distinguono virus a DNA e virus a RNA. L'acido nucleico è racchiuso da un rivestimento protettivo di proteine. L'acido nucleico è, in genere, una molecola unica, a singolo o doppio filamento, anche se in alcuni virus può essere diviso in due o più frammenti. Il rivestimento proteico è detto capside e le subunità proteiche del capside, sono dette capsomeri. Insieme, acido nucleico e capside formano il nucleocapside. Altri virus hanno un ulteriore involucro, che generalmente viene acquisito quando la particella virale fuoriesce per gemmazione dalla membrana della cellula infettata. La particella completa del virus è detta virione. Hanno forma e dimensioni molto variabili, e in base alla loro struttura possono essere suddivisi in tre gruppi: i virus isometrici; quelli bastoncellari; e quelli formati dall'unione di una testa e una coda, come alcuni batteriofagi. I virus più piccoli hanno forma icosaedrica e sono lunghi circa 18-20 nanometri (un nanometro è uguale a un milionesimo di millimetro). I virus più grandi hanno, invece, forma bastoncellare e alcuni raggiungono una lunghezza di diversi micron, ma sono, comunque, larghi meno di 100 nanometri. Molti dei virus con una struttura elicoidale interna hanno un rivestimento esterno (detto anche envelope), composto di lipoproteine, glicoproteine o entrambi i tipi di molecole. Questi virus sono grossolanamente sferici e hanno un diametro variabile da circa 60 a più di 300 nanometri.
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Di riccardo (del 24/02/2014 @ 10:45:53, in Lettera V, visto n. 485 volte)
Studia i meccanismi fisiologici che permettono la percezione visiva. Ne valuta i complessi meccanismi di trasduzione dello stimolo luminoso in stimolo elettrico e la sua trasmissione dai fotorecettori retinici fino alla corteccia visiva. Attualmente è possibile effettuare una valutazione obiettiva della funzionalità delle strutture che formano le vie ottiche attraverso metodiche elettrofunzionali, come la registrazione di differenti tipologie di Elettroretinogramma (ERG) o la registrazione delle variazioni dei potenziali bioelettrici della corteccia visiva (Potenziali Evocati Visivi,PEV). La registrazione simultanea di ERG e PEV permette di ottenere un indice della conduzione nervosa tra la retina e la corteccia visiva. Modificazioni patologiche della trasmissione dell’informazione visiva dai fotorecettori retinici fino alla corteccia cerebrale possono determinare gravi alterazioni della percezione visiva.
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Di Dr.ssa Maglioni (del 22/12/2010 @ 15:22:30, in Lettera V, visto n. 749 volte)
È uno dei cinque sensi. L'organo deputato alla vista è l'occhio, uno strumento delicato e complesso, che ha la forma di una sfera leggermente schiacciata. Esso è avvolto da tre membrane, o tuniche, che hanno struttura e funzioni differenti. La tunica esterna denomianta sclera, è fibrosa e nella parte anteriore del bulbo oculare diviene trasparente, qui prende il nome di cornea. La tunica intermedia, vascolarizzata e fortemente pigmentata per impedire la riflessione e rifrazione della luce, è divisa in tre porzioni: una posteriore, o coroide, una intermedia, il corpo ciliare, e una anteriore, l'iride.Questa è variamente colorata a seconda degli individui e presenta al centro un foro, la pupilla, attraverso il quale penetra la luce. La pupilla è in grado di dilatarsi e restringersi a seconda dell'intensità della luce, grazie all'azione di muscoli collegati al corpo ciliare. La tunica più interna è la parte nervosa dell'occhio, e prende il nome di retina. Questa è costituita da pigmenti visivi e da cellule particolari, i coni e i bastoncelli, che sono responsabili della visione, rispettivamente, a colori e in bianco e nero. Le immagini degli oggetti inton a noi entrano penetrano nell'occhio attraverso la pupilla e si rifrangono in un particolare punto della retina, grazie all'azione del cristallino. Questo è una lente biconvessa posta dietro l'iride, che ha la capacità di modificare la sua curvatura, grazie al muscolo che costituisce il corpo ciliare, a seconda della distanza a cui si trovano gli oggetti. Tale processo è denominato "accomodazione". L'immagine, prima di rifrangersi sulla retina, attraversa il corpo vitreo, una massa gelatinosa che occupa la cavità posteriore del globo oculare e ha un'importante funzione come mezzo di rifrazione e con la sua massa mantiene l'equilibrio della tensione oculare. Sulla retina arriva un'immagine rimpicciolita e capovolta, simile a quella delle macchine fotografiche. I coni e i bastoncelli interagendo con i pigmenti visivi, trasformano chimicamente l'immagine in impulsi, che vengono raccolti dalle terminazioni nervose del nervo ottico. L'impulso arriva così al lobo occipitale del cervello, dove viene tradotto nelle immagini che vediamo. I movimenti dei muscoli oculari consentono alle immagini di rifrangersi sempre in punti corrispondenti delle due retine, permettendoci così la visione binoculare, determinante per il senso di profondità e di tridimensionalità del mondo ci circonda. I muscoli che circondano il bulbo oculare si dividono in retti e obliqui: i primi servono a spostare l'occhio in alto, in basso e lateralmente, mentre i secondi ruotano l'occhio in basso e all'interno o in alto e all'esterno. L'occhio è infine protetto dalle palpebre, due espansioni cutanee, percorse da fibre muscolari, che consentono in particolare alla palpebra superiore di alzarsi e abbassarsi. La parete interna è costituita da una membrana, la congiuntiva. Quest'ultima ricopre anche la cornea, formando una sorta di sacca, le cui pareti sono mantenute umide e scorrevoli dal liquido lacrimale, prodotto da delle ghiandole lacrimali.
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Di medicina (del 17/09/2007 @ 11:50:44, in Lettera V, visto n. 3913 volte)
La vitamina A è una vitamina liposolubile che si trova in natura sotto diverse forme. Si indica con il termine vitamina A sia il retinolo che i retinoidi, di cui si conoscono almeno 1500 tipi fra naturali e sintetici. Anche i carotenoidi posseggono l'attività biologica della vitamina A in quanto possono fungere da provitamine. La vitamina A è fondamentale per la crescita e per la formazione delle ossa. Una sua carenza provoca infatti deformazione della struttura ossea e modifiche delle strutture epiteliali e degli organi riproduttivi. La vitamina A influisce anche sulla funzione visiva. Una percentuale bassa di rodopsina, per la cui formazione è necessaria la vitamina A, comporta la necessità di una maggiore stimolazione luminosa e di conseguenza la quantità minima di luce necessaria per mettere in moto i meccanismi della visione aumenta. Il fenomeno provoca una mancanza di adattamento alla bassa illuminazione. Nei casi più gravi, si può verificare secchezza della congiuntiva e della cornea, una condizione che prefigura danni oculari permanenti fino alla cecità. Un livello insufficiente di vitamina A può determinare anche un aumento della mortalità materna in gravidanza. La vitamina A si trova soprattutto negli alimenti di origine animale, in particolare nel fegato, nella milza, nel latte e nelle uova. Dal momento che latte e uova sono anche ricchi di colesterolo, è preferibile assumere vitamina A attraverso pesce e fonti di origine vegetale.
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Di medicina (del 17/09/2007 @ 11:48:10, in Lettera V, visto n. 17744 volte)
La vitamina B3, o niacina, è un composto scoperto in seguito alle ricerche sulla pellagra. I livelli più alti di vitamina B3 si trovano nel lievito di birra e nelle carni, mentre in frutta, verdura e uova vi sono basse quantità. La carenza di questa vitamina porta appunto a problemi di pellagra, una patologia che inizia con disturbi dell'apparato gastrointestinale a cui si aggiunge una dermatite fotosensibilizzante. Si registrano anche stanchezza, depressione e disturbi della memoria.
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Di medicina (del 17/09/2007 @ 11:41:13, in Lettera V, visto n. 903 volte)
La vitamina E è una sostanza iposolubile che svolge un ruolo importante, quale fattore antiossidante, nella prevenzione dell’ossidazione degli acidi grassi polinsaturi, evento chiave nello sviluppo del processo di perossidazione lipidica. Questo processo, messo in moto dall'azione dei radicali liberi, si autoalimenta attraverso una serie di reazioni a catena. La vitamina E blocca questo fenomeno introducendo un elettrone nei radicali perossilipidici, costringendoli così a interrompere la perossidazione lipidica. Gli alimenti più ricchi di vitamina E sono quelli di origine vegetale; semi, e gli oli che ne derivano, cereali, frutta e verdura. Il contenuto vitaminico si riduce a causa della cottura, in particolare nel caso di frittura o cottura al forno ad alte temperature.
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Titolo
Enciclopedia (1)

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